giovedì 17 maggio 2018

Vaticano
(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla - ©copyright) Apparentemente la lettera del Papa ai vescovi delCile, al termine degli incontri in Vaticano tra martedì e giovedì pomeriggio, dice poco o forse non dice ciò che molti, anzi moltissimi, si aspettavano. E' un documento cauto e mite, quasi descrittivo e perciò non si presenta - secondo alcuni - "all'altezza" della gravità della questione. Il testo trasuda riservatezza e ciò potrebbe far pensare ad un “nulla di fatto”.
Eppure non è così.
Gli incontri tra il Papa e i presuli del Cile sono stati profondi, sinceri e abbastanza completi se si tiene conto della vastità e della delicatezza delle questioni affrontate.
Sembra chiaro al tempo stesso che il Santo Padre abbia già comunicato ai vescovi le linee-guida di quanto farà prossimamente e abbia anche ottenuto da parte di tutti un sostanziale e corposo consenso a collaborare nell'applicazione del piano di rinnovamento, guarigione e rinascita della Chiesa cilena.
Ecco il passaggio chiave della lettera:
Vi ringrazio per la vostra piena disponibilità, e per quella che ciascuno ha manifestato nel voler aderire e collaborare in tutti i cambiamenti e risoluzioni che dovremmo portare a compimento nel breve, medio e lungo termine, necessari per ristabilire la giustizia e la comunione ecclesiale. Dopo questi giorni di preghiera e riflessione vi invito a continuare nella costruzione di una chiesa profetica che sappia mettere al centro ciò che è importante: il servizio al suo Signore nell’affamato, nel carcerato, nel migrante e nell’abusato.”