sabato 7 aprile 2018

(a cura Redazione "Il sismografo")
Foto - account E. Pentin
NdR. Abbiamo ricevuto insistentemente il testo della dichiarazione conclusiva del Convegno “Chiesa dove vai?"; raduno annunciato anche con lo scopo di illustrare una "correzione fraterna" a Papa Francesco, per ora inesistente. Per dovere di cronaca pubblichiamo questo testo sottolineando però un dettaglio non da poco: la "Declaratio" – che poteva essere presentata come Dichiarazione semplicemente - ci è arrivata da più parti ma senza firmatari. Sino a questo momento non ci risulta che qualcuno abbia intenzione di dare la faccia apertamente con la sua firma in calce. Se questo documento, per ora anonimo, avrà più avanti firmatari conosciuti aggiorneremmo la nostra informazione. Non risultano nemmeno le firme di due cardinali relatori molto attiviti nell'organizzazione del convegno.
E' interessante notare che sull'Amoris laetitia, prima definito documento con contenuti eretici, ora si dice che ha avuto "interpretazioni contraddittorie". (Luis Badilla)

Declaratio
A causa di interpretazioni contraddittorie dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia, tra i fedeli nel mondo si diffondono sconcerto e confusione.
L’urgente richiesta da parte di circa un milione di fedeli, più di 250 studiosi e anche di cardinali di una risposta chiarificatrice del Santo Padre a queste domande non è stata finora ascoltata.
Nel grave pericolo venutosi a creare per la fede e l’unità della Chiesa noi, membri battezzati e cresimati del Popolo di Dio, siamo chiamati a riaffermare la nostra fede cattolica.
Ci autorizza e ci incoraggia a farlo il Concilio Vaticano II, che nella Lumen gentium al n. 33 afferma: «Così ogni laico, in virtù dei doni che gli sono stati fatti, è testimonio e insieme vivo strumento della stessa missione della Chiesa “secondo la misura del dono del Cristo” (Ef 4,7)».
Ci incoraggia a farlo anche il beato John Henry Newman, che nel suo scritto si può dire profetico On Consulting the Faithful in Matter of Doctrine, già nell’anno 1859 indicava l’importanza della testimonianza di fede da parte dei laici.
Perciò noi testimoniamo e confessiamo in accordo con l’autentica tradizione della Chiesa che:
    il matrimonio tra due battezzati, rato e consumato, può essere sciolto solo dalla morte.
    Perciò i cristiani che, uniti da un matrimonio valido, si uniscono a un’altra persona mentre il loro coniuge è ancora in vita, commettono il grave peccato di adulterio.
    Siamo convinti che si tratta di un comandamento morale assoluto, che obbliga sempre e senza eccezioni.
    Siamo anche convinti che nessun giudizio soggettivo di coscienza può rendere buona e lecita un’azione intrinsecamente cattiva.
    Siamo convinti che il giudizio sulla possibilità di amministrare l’assoluzione sacramentale non si fonda sull’imputabilità o meno del peccato commesso, ma sul proposito del penitente di abbandonare un modo di vita contrario ai comandamenti divini.
    Siamo convinti che i divorziati risposati civilmente e non disposti a vivere nella continenza, trovandosi in una situazione oggettivamente in contrasto con la legge di Dio, non possono accedere alla Comunione eucaristica.
Il nostro Signore Gesù Cristo dice: «Se rimanete nella mia parola siete davvero miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,31-32).
Con questa fiducia confessiamo la nostra fede davanti al supremo pastore e maestro della Chiesa insieme ai vescovi e chiediamo loro di confermarci nella fede.