giovedì 1 marzo 2018

(a cura Redazione "Il sismografo")
Mons. K. Wojtyla - Visita a San Giovanni Rotondo
NdR. In preparazione della Visita a Pietrelcina e San Giovanni Rotondo di Papa Francesco il prossimo 17 marzo.
(LB-FG) Giovanni Paolo II è morto nella stessa settimana in cui, 57 anni prima, conobbe Padre Pio. Infatti il giovane sacerdote Karol Wojtyla non si recò a San Giovanni Rotondo nell'aprile 1947, come è comunemente ritenuto, ma un anno dopo, durante le vacanze di Pasqua del 1948. Quell'anno la festa della Risurrezione di Cristo cadde il 28 marzo, un giorno dopo rispetto a quest'anno. Ma fino ad oggi non si può avere la certezza del giorno preciso in cui ebbe luogo il primo incontro tra il futuro Papa e il futuro santo. Poi, nel 1974, già cardinale arcivescovo di Cracovia, Giovanni Paolo II tornò a S. Giovani Rotondo per la seconda volta. Quando fece una terza visita Karol Wojtyla era già Papa.
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Questo racconto prende in prestito il titolo del libro del Direttore responsabile di “Tele Radio Padre Pio” e vaticanista, Stefano Campanella, che ha consentito generosamente al curatore di questo testo l’uso di alcune delle sue testimonianze dirette contenute in un capitolo del libro intitolato: “Il Papa in ginocchio sulla tomba di Padre Pio”.
• L’arrivo del Papa. Prima di recarsi nel 1987 a San Giovanni Rotondo per la terza volta, Giovanni Paolo II si era già recato altre due volte: nel 1948, quando era un sacerdote di 28 anni, e poi nel 1974, quando aveva 54 anni e già cardinale arcivescovo di Cracovia. La terza visita, da Pontefice, ebbe una lunga gestazione. “L’idea veniva accarezzata da tempo dai Frati Cappuccini” e si pensò a mons. Riccardo Ruotolo, all’epoca presidente di Casa Sollievo della Sofferenza, affinché parlasse con il segretario del Papa, mons. Stanisław Dziwisz, oggi cardinale arcivescovo di Cracovia. E così fu fatto. Poi intervenne anche l’allora arcivescovo di Foggia, futuro cardinale, Salvatore De Giorgi (arcivescovo di Palermo). E fu proprio lui a dare la notizia che il Santo Padre aveva accettato con piacere l’invito dei Cappuccini.
• In ginocchio davanti alla tomba del frate. Stefano Campanella scrive: “L’occasione del viaggio apostolico è il centenario della nascita di Padre Pio. Ma all’epoca si pensa che ci sia anche un altro anniversario, sottolineato dall’arcivescovo di Manfredonia: i «40 anni dalla prima venuta» di Karol Wojtyla a San Giovanni Rotondo, ricordati da mons. Vailati nel suo saluto all’inizio della Celebrazione Eucaristica”.  Durante la Santa Messa il Papa benedì 6 prime pietre di altrettante opere, ormai concluse, inclusa la nuova Chiesa di San Pio da Pietrelcina. In seguito, Giovanni Paolo II si trasferisce al santuario “Santa Maria delle Grazie” dove parla a lungo del frate, dei suoi carismi sacerdotali e anche dei Cappuccini. Poi, il Papa scese in Cripta e qui, inginocchiato davanti alla tomba di Padre Pio, con la mano sul blocco di granito che la chiude, restò lunghi 10 minuti in silenzio e preghiera.
• L’emozione del Papa. Il racconto di Stefano Campanella prosegue: “In rapida successione il Santo Padre viene invitato a scrivere, ancora una volta, un suo pensiero sul registro dei visitatori illustri, collocato sull’altare della cripta. Come 13 anni prima, quando era venuto da arcivescovo di Cracovia e cardinale. Ora la sua firma è cambiata. È la firma del Vicario di Cristo in terra. E forse è diverso anche lo stato d’animo. Tanto è vero che il Pontefice non riesce a scrivere nulla. Vicino alla firma, solo la data: «23.V.1987». Nello stesso luogo, fr. Flavio Roberto Carraro consegna due doni al Santo Padre: un libro di fotografie di Padre Pio, intitolato “Immagini rubate”, edito dai Frati Cappuccini, e un calice usato da Padre Pio. Anche i frati avevano ricevuto un calice dal Papa, poco prima, durante la cerimonia nella chiesa soprastante. Ma questo donato dai frati al successore di Pietro è una vera e propria reliquia e, nel riceverlo, il Santo Padre esclama: «Oh! Allora è molto prezioso»”.  Prima di risalire le scala, il Papa vuole restare alcuni minuti in preghiera.
• Casa Sollievo della Sofferenza. Successivamente, a fatica, tale era la quantità di fedeli e pellegrini presenti, il Santo Padre usando la “papa-mobile”, dopo lunghi minuti riuscì a raggiungere la “Casa Sollievo della Sofferenza”. Qui, il Papa “ricorda che, quando giunse a San Giovanni Rotondo da giovane sacerdote «era da poco iniziata l’erezione di questo ospedale». Poi esprime il suo motivato apprezzamento per una struttura sanitaria diversa dalle altre, perché «la grande intuizione di Padre Pio è stata quella di unire la scienza a servizio degli ammalati insieme con la fede e la preghiera: la scienza medica, nella lotta sempre più progredita contro la malattia; la fede e la preghiera, nel trasfigurare e sublimare quella sofferenza che, nonostante tutti i progressi della medicina, resterà sempre, in certa misura, un retaggio della vita di quaggiù»".  Il Papa, a differenza di quanto prevedeva il programma, restò dentro dell’ospedale oltre due ore e visitò tutti, soffermandosi in particolare con i malati gravi e con i bambini, dedicando a ciascuno una parola, una benedizione o una carezza.
• Karol Wojtyla paziente dell’Ospedale. Stefano Campanella nel suo libro rivela: "Giunto nell’atrio della divisione di ortopedia, mons. Ruotolo gli ricorda che tredici anni prima, durante la sua visita da cardinale a San Giovanni Rotondo, Wojtyla fu curato in quel reparto. «Il Papa ricorda tutto e dice di ricordare anche che allora era presente un dottore giovane». È il dott. Salvatore Placentino. Il Pontefice lo riconosce fra i medici e lo «ringrazia nuovamente, per due volte», per le cure prestategli «e aggiunge che intende ringraziare anche chi non è più presente», riferendosi molto probabilmente all’altro ortopedico che lo aveva curato, il primario Giovanni Battista De Luca, «scomparso prematuramente nel 1981»".
• Il Papa da solo scende in cappella. Stefano Campanella ci regala un'altra preziosa rivelazione: “Il mattino seguente don Giuseppe Ruotolo, fratello e, a quel tempo, collaboratore di mons. Riccardo, si trova nel disimpegno fra i due appartamenti. Sono le sei. Nessuno sa quando uscirà il Papa. Mentre è in attesa «a chiacchierare con la vigilanza», don Giuseppe lo vede uscire all’improvviso e scendere le scale, dirigendosi «direttamente» verso il «coretto della cappella grande» dell’ospedale, dove c’è il tabernacolo col Santissimo Sacramento. Sembra avere piena padronanza dei luoghi. E invece quella appena trascorsa è stata la prima e unica volta che ha dormito in quell’appartamento. Giunto nel coro della cappella, si inginocchia all’inizio del primo banco, in preghiera. Lì lo trova, casualmente, alle sette un dipendente dell’ospedale, Pio Pompilio. «Una suora di fuori si era smarrita» e, incontrandolo, chiede all’uomo come fare a raggiungere la cappella grande dell’ospedale. Lui l’accompagna e, insieme, scoprono che il Santo Padre sta «inginocchiato, solo, in preghiera», protetto solo da «una guardia»".
• «E che sono venuto a fare?» Il racconto di Stefano Campanella in questo capitolo del suo libro termina con una nuova rivelazione. "Il viaggio apostolico si conclude la sera del 25 maggio, all’aeroporto militare di Amendola, dove era cominciato. «Il privilegio di accompagnare il Papa fino a sotto la scaletta dell’aereo» tocca «al Sindaco di San Giovanni Rotondo, perché c’era stato un inconveniente tra il Sindaco e gli organizzatori che erano giunti da Roma. Allora il Papa, per suo espresso desiderio, dice: “Mi deve accompagnare il Sindaco di San Giovanni Rotondo". Quindi gli ultimi 50 metri li fanno insieme, il Sindaco di San Giovanni Rotondo e il Papa. Durante questo tragitto il Sindaco dice al Papa: “Santità, e quand’è che fa santo Padre Pio?”. E il Papa risponde: «E che sono venuto a fare?”». In effetti quel viaggio e l’immagine del Successore di Pietro in ginocchio sulla tomba dell’umile Fraticello hanno un effetto simile a quello di una canonizzazione. Da quell’anno in poi, i pellegrinaggi a San Giovanni Rotondo  fanno registrare una vera e propria impennata, con una progressiva ininterrotta crescita che tocca il suo apice nel 2002".
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- Francesco nella terra di s. Pio il 17 marzo. La prima volta che un Papa visita Pietrelcina (1)