sabato 31 marzo 2018

Italia
(a cura Redazione "Il sismografo")
 
(LB) Ormai è un classico di un certo giornalismo italiano. Il fondatore de La Repubblica, l'anziano e prestigioso giornalista Eugenio Scalfari, essendo ormai più abituato a rilasciare interviste piuttosto che a fare interviste - così lo ha confessato a  Jason Horowitz (The New York Times) - quando parla con un interlocutore importante, e col Papa è accaduto diverse volte dal 2013, non registra, non prende appunti, ...  memorizza e poi però virgoletta senza riscontro o pezzi d'appoggio seguendo quanto ha immagazzinato la sua memoria. Questa tecnica, per lui, è quasi un divertimento, un libero esercizio di libera fantasia, ma non offre molte garanzie al lettore.
Per l'interlocutore del giornalista, purtroppo, questa tecnica, libero esercizio della libera fantasia, è un rischio, e a volte molto serio.
Come è ben noto è accaduto ancora una volta in questi giorni con la libera trascrizione che Eugenio Scalfari ha fatto di alcune parti di un suo colloquio privato con Papa Francesco. Non era un'intervista. Non era stata chiesta nessuna intervista.  Gli accordi telefonici erano chiari e semplici: passo da Lei Santità per uno scambio di auguri di Pasqua... eppure, è venuto fuori un'altra presunta intervista con tanto di domande e risposte .... ma tutto farina del sacco di Scalfari.
Ecco perché la Sala stampa vaticana ha voluto precisare giovedì scorso: "Quanto riferito dall’autore nell’articolo odierno è frutto della sua ricostruzione, in cui non vengono citate le parole testuali pronunciate dal Papa. Nessun virgolettato del succitato articolo deve essere considerato quindi come una fedele trascrizione delle parole del Santo Padre."
Nonostante un tale severo chiarimento, una presunta frase attribuita al Papa - qualcosa come "l'Inferno non esiste" - ormai da 48 ore è una vera valanga sulla rete e se ne parla in tutte le lingue. Pochi hanno la cura di riportare la smentita della Santa Sede. Al riguardo quindi c'è non poca confusione nel web e ovviamente sui social. Disinformazione? Fakenews? Pressapochismo giornalistico? No, una vera iattura.
Ormai è la terza volta in questi cinque anni che la Sala stampa vaticana è costretta a intervenire: la prima volta, 15 novembre 2013 ("L'intervista è attendibile in senso generale, ma non nelle  singole valutazioni") e poi il 13 luglio 2014 un comunicato di p. F. Lombardi diceva: "Su “la Repubblica” di questa domenica mattina viene pubblicato con grande evidenza il resoconto, firmato da Eugenio Scalfari, di un suo nuovo colloquio con il Santo Padre Francesco. Il colloquio è cordiale e molto interessante e tocca principalmente i temi della piaga degli abusi sessuali su minori e dell’atteggiamento della Chiesa verso la mafia. Tuttavia, come già in precedenza in una circostanza analoga, bisogna far notare che ciò che Scalfari attribuisce al Papa, riferendo “fra virgolette” le sue parole, è frutto della sua memoria di esperto giornalista, ma non di trascrizione precisa di una registrazione e tantomeno di revisione da parte dell’interessato, a cui le affermazioni vengono attribuite. Non si può e non si deve quindi parlare in alcun modo di un’intervista nel senso abituale del termine, come se si riportasse una serie di domande e di risposte che rispecchiano con fedeltà e certezza il pensiero preciso dell’interlocutore."
Infine, da ricordare un altro momento memorabile del giornalismo del dr. Scalfari del 29 dicembre 2013 quando nel suo editoriale sulla Repubblica, il giornalista scrisse che nella esortazione apostolica Evangelii Gaudium, il Papa abbia inteso abolire il peccato.
Il dr. Scalfari, come si può vedere, continua la sua opera teologica destinata a modificare la dottrina cattolica. Dopo aver abolito il peccato ora ha abolito l'inferno. Prossimamente abolirà anche Dio.