venerdì 9 marzo 2018

Cile
(a cura Redazione “Il sismografo”)
L’arcivescovo emerito di Santiago del Cile, cardinale Francisco Javier Errázuriz, secondo il National Catholic Reporter, in un articolo firmato dal vaticanista Joshua J. McElwee, ha spedito una curiosa e insolita lettera  alla Pontificia Commissione per l’America Latina e ad alcuni Presidenti di Conferenze episcopali, lettera nella quale il cardinale fa diverse considerazioni sul recente viaggio di Papa Francesco in Cile (18-21 gennaio) da più parti ritenuto gravemente oscurato e declassato per via dell'odiosa vicenda del vescovo di Osorno, mons. Juan Barros, accusato di aver coperto abusi sessuali della sua guida spirituale, il padre Fernando Karadima.
E’ curioso, e va detto subito, che il cardinale Errázuriz, anche lui accusato da alcune vittime di aver preso parte a presunte operazioni di copertura per proteggere il vescovo Barros, cosa che avrebbe fatto assieme all’attuale arcivescovo di Santiago, cardinale Ricardo Ezzati, abbia sentito il bisogno di spedire questa lettera di quasi sei cartelle a numerose persone. Per cosa? Per spiegare che a suo avviso il viaggio del Papa è stato un evento pastorale straordinario, “di grande entusiasmo e ammirazione” verso il Papa. La questione Barros, così ricorrente e visibile nei giorni della visita papale, è stata “una nuvola che ha gettato ombra sulla visita”.
Poi, il cardinale cileno se la prende sostanzialmente – e non poteva essere altrimenti – con la stampa, anzi con la cattiva stampa che ovviamente non avrebbe dato una buona e corretta informazione. Non solo. Il cardinale Francisco Javier Errázuriz – membro del Consiglio dei 9 porporati che aiutano il Papa nello studio ed elaborazione delle riforme – se la prende anche con lo stesso vescovo Barros, che in passato ha sempre protetto, criticandolo perché non ha saputo rendersi conto della magnitudine del problema del momento (e cioè lui stesso e la sua storia). Per il cardinale, il vescovo Barros è stato imprudente e poco intelligente perché avrebbe provato ad utilizzare la sua fama per difendersi con interviste e altri interventi, oscurando in parte la presenza del Papa e, soprattutto, dando lui stesso rilievo mediatico alla sua vicenda. Il cardinale Francisco Javier Errázuriz va oltre e critica con eleganza la medesima Conferenza episcopale che a suo avviso non ha saputo proteggere il Papa dall'aggressività della stampa con vescovi vicini in grado di difenderlo. Poi, il porporato aggiunge, ricordando la grande professionalità del portavoce di Papa Giovanni Paolo II, lo spagnolo Joaquín Navarro Valls: “Egli era capace di frenare i giornalisti e lo sapeva fare con le buone maniere e forse avrebbe convinto i giornalisti che Barros non rilasciava più interviste" poiché il centro della visita era il Papa, il suo magistero e i suoi gesti. Un portavoce così, insomma, avrebbe guidato la stampa tra fatti centrali e fatti marginali. 
Stando così le cose, almeno nell'ottica del cardinale Errázuriz, in Cile tutto quanto è accaduto in occasione della visita del Santo Padre, in particolare la questione Karadima-Barros, sarebbe colpa della stampa, della sua aggressività e della sua poca professionalità, nonché di coloro che avevano il dovere di proteggere il Papa.
(Luis Badilla)