giovedì 1 febbraio 2018

Venezuela
Chiusa senza risultati un’altra sessione di negoziati tra opposizione e governo del Venezuela. Difficoltà crescenti nelle trattative
L'Osservatore Romano
Una nuova sessione di negoziati fra il governo del presidente Nicolás Maduro e l’opposizione venezuelana si è chiusa ieri a Santo Domingo senza che le parti abbiano trovato un punto di incontro. Per i chavisti si è vicini a un accordo generale, mentre per gli oppositori non esiste nemmeno un pre-accordo.

«Siamo andati avanti così tanto che mancano solo due punti, dei sei che erano nell’agenda delle conversazioni» ha detto il ministro della Comunicazione, Jorge Rodríguez, al termine dell’incontro nella capitale della Repubblica Dominicana. Secondo il dirigente dell’opposizione Julio Borges, invece, «non si è arrivati a un accordo con il governo». Borges ha poi precisato che «c’è stato qualche progresso in alcuni dei temi, ma non c’è nessun pre-accordo firmato, e tanto meno un accordo».
Come sottolineano i commentatori, i negoziati tra chavisti e opposizione sono partiti da presupposti difficilmente conciliabili. Le forze politiche schierate contro Maduro chiedono che venga riconosciuta la legittimità del Parlamento, dove l’opposizione ha la maggioranza, mentre il governo vuole la legittimazione dell’Assemblea costituente, eletta, secondo molti osservatori internazionali, senza autentiche garanzie democratiche. L’opposizione pone inoltre come condizione per un accordo l’apertura di un canale umanitario per il trasporto di provviste e medicinali e la liberazione degli oppositori incarcerati.
Dopo l’incontro di ieri, le due parti si sono concesse 72 ore per consultazioni interne nel tentativo di far proseguire il negoziato.
Il dialogo è stato inoltre fortemente compromesso dalla convocazione di elezioni presidenziali anticipate, che si svolgeranno entro fine aprile invece che nella data prevista di dicembre. Dalla competizione elettorale è stata esclusa l’opposizione. Il Tribunale supremo di giustizia del Venezuela ha emesso infatti una sentenza nei giorni scorsi con la quale ha ordinato al Consiglio elettorale nazionale di escludere la coalizione dell’opposizione del Tavolo dell’unità democratica (Mud) dal processo di validazione delle liste. Diversi capi di stato e di governo hanno già annunciato che non riconosceranno la legittimità delle consultazioni.
Intanto, una profonda crisi economica e sociale attanaglia il paese sudamericano. Secondo uno studio del Fondo monetario internazionale (Fmi), il prodotto interno lordo del Venezuela potrebbe diminuire del cinquanta per cento nei prossimi mesi. L’Unicef, dal canto suo, ha presentato un rapporto dal quale emerge che un numero sempre maggiore di bambini soffre di malnutrizione a causa della crisi economica. La recessione — afferma l’agenzia delle Nazioni Unite — sta limitando l’accesso dei bambini a servizi sanitari, medicine e cibo di qualità.
L'Osservatore Romano, 1-2 febbraio 2018