martedì 13 febbraio 2018

Stati Uniti
Iniziativa ecumenica negli Stati Uniti nello spirito di Martin Luther King. Contro il razzismo
L'Osservatore Romano
«Non è immorale essere poveri… È immorale rendere le persone povere con le nostre azioni come governo e come popolo». Questo è uno degli slogan della campagna #PoorPeoplesCampaign, nata in seno ai Moral Mondays (“i lunedì della moralità”), iniziativa per i diritti civili che ha avuto luce nel 2013 negli Stati Uniti, per opera di William Barber, pastore della chiesa cristiana di Greenleaf dei Discepoli di Cristo in North Carolina.
Barber è anche membro del consiglio direttivo della National Association for the Advancement of Colored People (Naacp). Anche la pastora e attivista presbiteriana Liz Theoharis, di New York, è alla testa di questa campagna di protesta interreligiosa e interculturale che nei giorni scorsi ha coinvolto trentadue stati americani con diverse manifestazioni tese a rinnovare il messaggio di Martin Luther King. «Sono molto ottimista — ha dichiarato Theoharis — sul fatto che i veri eroi e le eroine del nostro paese si uniscano per varcare tutti i confini che di solito ci dividono: razza, genere, condizione economica, appartenenza politica»
La “campagna dei poveri” è partita ufficialmente il 4 dicembre scorso, a cinquant’anni dalla prima campagna di Martin Luther King il cui scopo era quello di radunare migliaia di poveri afroamericani, indiani, portoricani e di altre nazionalità in una marcia a Washington, per chiedere al governo statunitense aiuti economici per le fasce sociali più deboli.
La #PoorPeoplesCampaign nell’America di Trump — riferisce il sito Riforma.it — fa appello a un risveglio morale e ha riunito decine di migliaia di persone in tutto il paese «per sfidare i mali del razzismo sistemico, della povertà, dell’economia di guerra, della devastazione ecologica e della moralità distorta della nazione».
Fra le azioni in programma: scioperi, marce pacifiche, un tour della povertà, la consegna di lettere ai politici e ai governatori degli stati nonché al presidente della camera, Paul Ryan, e del leader della maggioranza al senato, Mitch McConnell, in quella che il pastore Barber ha definito una «stagione di azione diretta e disobbedienza civile» che vedrà il suo momento clou dal 13 maggio e al 21 giugno prossimi, anniversari dell’uccisione di tre attivisti per i diritti civili nel 1964 a Philadelphia.
«È un inganno — ha spiegato Barber — quello di coloro che dicono di avere a cuore i migliori interessi di una categoria, mentre stanno mettendo in atto politiche che danneggiano tutti. Molti di coloro che si sono venduti a questo tipo di fede nell’impegno pubblico, e lo dico con tristezza, sono stati iniziati a una forma di eresia, a una forma di cattiva pratica teologica. Il Gesù che gli evangelicali bianchi affermano di innalzare era un ebreo palestinese dalla pelle scura, il cui primo sermone — ha concluso — sfidava la logica economica dell’impero».

L'Osservatore Romano, 13-14 febbraio 2018