mercoledì 17 gennaio 2018

Italia
Chiesa e modernità. Le nuove sfide globali
Avvenire
(Marco Roncalli) Entità complessa e ambigua la "modernità" evocata sin dal titolo di questo libro che la mette in relazione (per larga parte in antitesi) alla Chiesa, a partire dal Congresso di Vienna del 1815, appuntamento nel quale la Santa Sede, pur uscita moralmente vincitrice dalla sconfitta napoleonica (Pio VII aveva tenuto testa a Napoleone sopportando l' esilio), dovette confrontarsi con potenze divise da tanti motivi compresi quelli religiosi.
E non meno sfuggente può considerarsi la cifra reale dell' altra parola richiamata nello stesso titolo: "restaurazione", già gravida, al suo primo operare in Europa, di inattese conseguenze: del resto quale restaurazione è mai stata tale sino in fondo, riuscendo a fermare il flusso della Storia, l' avanzare appunto della "modernità", essa stessa però destinata ad essere vista nel tempo con sensibilità diverse? «È noto che la Restaurazione è soltanto una espressione metaforica; in realtà non ci fu nessuna restaurazione effettuale dell' ancien régime, ma solo una nuova sistemazione di forze...», osservava Gramsci nei Quaderni del carcere, in una nota richiamata nella premessa alla raccolta di saggi La Chiesa tra restaurazione e modernità (a cura di Giorgio Fabre e Karen Venturini, Il Mulino, pagine 205, euro 20) che oggi si presenta a Roma a Palazzo Firenze, alla "Dante Alighieri" (intervergono fra gli altri - alle 17- Andrea Riccardi, Francesco Margiotta Broglio, Luciano Canfora e Giorgio Fabre). 
Scaturito da un convegno organizzato dall' Università di San Marino, il volume affronta alcuni nodi nella trama degli ultimi due secoli di storia della Chiesa. In particolare riguardanti il confronto "ad extra", ma non solo come mostra il contributo in apertura. Quello di Riccardi che, interrogandosi sul modello di Chiesa lasciato in eredità da Giovanni Paolo II e consolidato (non senza selezioni) da Benedetto XVI, delinea il passaggio da una Chiesa-minoranza, concentrata sul rafforzamento dell' identità cristiana, ad una Chiesa-popolo, dove le sfide si giocano non più sul terreno della secolarizzazione, ma della globalizzazione, e su processi più che progetti di riforme, finalizzati a realizzare il cristianesimo tutto inclusivo di Papa Francesco. 
Dopo un' analisi dedicata da Carla Menegussi Rostagni al ruolo della Santa Sede dal Congresso di Vienna alla Conferenza di pace di Parigi, lo sferzante contributo di Margiotta Broglio in chiave antirevisionista che bersaglia i difensori del Sillabo e della Quanta cura di Pio IX (ma paiono forzate le sottolineature di coincidenze tra offensive storiografiche e stagioni politiche, ad esempio quella del mancato sostegno delle gerarchie episcopali italiane ai cattolici dell' Ulivo), seguono gli altri capitoli monografici. Di Fulvio Conti sulle relazioni fra Chiesa e massoneria; di Paolo Naso su ebrei e valdesi in Italia; di Maurilo Guasco sul modernismo; di Daniele Menozzi su Chiesa e modernità nell' età di Pio XI, papa della regalità sociale di Cristo (con interpretazioni talora divergenti da altri storici, ad esempio Roberto Pertici, a proposito dei Patti Lateranensi); di Giorgio Fabre su Vaticano e Urss dopo la prima guerra mondiale. 
Chiude Giovanni Vian ripercorrendo l' aggiornamento voluto da Giovanni XXIII con il Concilio, e riconoscendo che, anche se non è corretto leggere un' istituzione come la Chiesa con le sole categorie politiche, il Vaticano II s' è pur fatto carico di un confronto con le istanze di una società sempre più orientata verso la democrazia.