venerdì 22 dicembre 2017

Vaticano
(a cura Redazione "Il sismografo")
*** Udienze e Lettere credenziali
Concluse le prediche di Avvento in Vaticano. Alla ricerca di Gesù 
Come quando, durante un viaggio, si armeggia a lungo sullo smartphone per cercare il collegamento a internet finché, finalmente, appare la schermata dell’avvenuta connessione che «spalanca davanti il mondo intero», così il cristiano deve cercare la connessione continua «con Gesù risorto e vivo», facendo in modo che la propria vita sia «riempita di Gesù più istanti possibile», senza interruzioni. Con questa immagine legata alla quotidianità, il cappuccino Raniero Cantalamessa, ha cercato di rappresentare il significato del Natale come presenza viva di Gesù nell’esistenza di ogni persona. Lo ha fatto nella seconda e ultima predica di Avvento tenuta la mattina di venerdì 22 dicembre, nella cappella Redemptoris Mater del Palazzo apostolico, alla presenza di Papa Francesco.
Non si tratta, ha spiegato il predicatore, «di stare tutto il tempo a pensare a Gesù, ma “accorgersi” della sua presenza, abbandonarsi alla sua volontà, dirgli velocemente “Ti amo”». E, ha detto proseguendo nella metafora, se il wi-fi garantisce l’accesso al «povero e tragico mondo degli uomini», con Cristo «si apre davanti il mondo di Dio, perché Cristo è la porta, è la via che immette nella Trinità e nell’infinito».
La meditazione di padre Cantalamessa, dopo quella della settimana scorsa dedicata al posto che Cristo occupa nel cosmo, è stata centrata sul posto che egli «occupa nella storia umana: dopo la sua presenza nello spazio, quella nel tempo».
Una riflessione che, partendo da considerazioni teologiche, di portata universale, ha trovato naturale declinazione in un esame di coscienza per ogni cristiano. Se infatti da secoli lo scorrere del tempo si calcola considerando la nascita di Cristo come punto centrale, se la Chiesa annuncia la presenza attuale di Cristo come «sacramento» e se Cristo «è il baricentro del tempo e della storia», allora ogni uomo deve chiedersi: «Cristo è anche il centro della mia vita, della mia piccola storia personale? Del mio tempo?». Domande che aiutano a comprendere se quella verità teologica è «solo pensata o anche vissuta».
È questo in fondo, ha detto il predicatore della Casa pontificia, il momento in cui Gesù nasce davvero nel cuore dell’uomo, il vero Natale. È il momento in cui lo si incontra come «una persona vivente ed esistente». Un istante che — padre Cantalamessa ha qui usato un’espressione di Jean-Paul Sartre — lascia «il fiato mozzo», accende improvvisamente la luce. Accade questo a colui «che ha pronunciato infinite volte il nome di Gesù, che conosce quasi tutto su di lui, cha ha celebrato innumerevoli messe: un giorno scopre che Gesù non è solo una memoria del passato, per quanto liturgica e sacramentale, non è un insieme di dottrine, di dogmi, un oggetto di studio», ma una persona vivente.
Da qui l’interrogativo conclusivo posto dal cappuccino: questo Gesù, vivo, presente, che toglie il fiato, questo Gesù che è il centro dell storia, «è anche colui che riempie ogni istante di questo tempo», del «mio tempo»? Preso com’è dagli impegni e dall’efficientismo, l’uomo contemporaneo, infatti deve essere consapevole che «davanti a Dio il tempo migliore della vita non è quello più pieno di possibilità e di attività, ma quello più pieno di Cristo perché esso si inserisce già nell’eternità».
L'Osservatore Romano
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- "Liberiamo il Natale dalla mondanità che l’ha preso in ostaggio! Lo spirito vero del Natale è la bellezza di essere amati da Dio."