sabato 5 agosto 2017

(Luis Badilla - ©copyright) Al punto in cui è arrivata la crisi venezuelana dopo che ieri, fra canti, giuramenti e fraseologia desueta, Maduro ha fatto insidiarsi la sua pagliacciata di Costituente, da più parti - in ambienti diplomatici e politici fuori e dentro il Venezuela - cresce una sola convinzione: Nicolás Maduro non è più parte della soluzione della crisi. Ora il problema è lui e se ne deve andare il prima possibile. Con Maduro non è possibile andare oltre e non solo per ragioni politiche ma anche personali. Il delfino di Chávez non è mai stato all'altezza del compito ereditato. Ha portato il Venezuela alla rovina devastando anche le non poche importanti conquiste, soprattutto sociali, del suo predecessore.
Si è dimostrato anno dopo anno, dall’aprile 2013 ad oggi, un governante incapace non solo di mantenere l’unità del Paese ma anche di accrescere il progresso materiale e le libertà civili. Il bilancio di questi anni si riassume in poche parole, confermate da decine di rapporti ufficiali interni ed internazionali: il peggiore governo latinoamericano degli ultimi anni. Maduro è l’icona del fallimento totale della demagogia populista, del fanatismo ideologico e dell’incompetenza politica.
A nulla serve che Maduro si eserciti di continuo con parole come “sinistra, libertà, progresso, uguaglianza, popolo, ecc …”. Non esiste nessuno governo di sinistra e democratico che in quattro mesi abbia ucciso oltre 120 cittadini inermi e mandato in galera oltre 500 oppositori senza accuse e processo; nessun governo di sinistra affama il suo popolo e nessuno governo di sinistra fa morire i suoi malati per mancanza di farmaci.
Maduro ha fatto il suo tempo e farebbe bene a cercare un salvacondotto.  Il Presidente venezuelano non ha il carisma che aveva il padre del cosiddetto socialismo del XXI secolo, Hugo Chávez. Non ha neanche la preparazione minima adeguata e non ha neppure l'abilità, l'astuzia e la lungimiranza necessarie per governare una situazione critica e instabile come quella venezuela.
Nel complesso percorso di questa crisi - se prendiamo il periodo del diretto interessamento di Papa Francesco (21 aprile 2013 ad oggi) (1) – è lampante come Maduro si sia rivelato un governante poco affidabile, contradditorio, incline alla menzogna e all'inganno, spavaldo e spregiudicato ... Maduro, stretto dal cerchio formato da coloro che lo amministrano (Diosdado Cabello, Tareck El Aissami, Vladimir Padrino López, i fratelli Rodríguez, Delcy e Jorge) ha mentito a più riprese ai suoi interlocutori vaticani, ai rappresentanti dell'Unasur, a numerosi diplomatici latinoamericani ed europei e ad alti responsabili dell’ONU. Sostanzialmente il principale responsabile, fra tanti, sia membri del governo sia  anche membri delle opposizioni, del fallimento del dialogo appoggiato dalla Santa Sede e portato avanti da due ex Presidente latinoamericani e da un ex Premier spagnolo, è Nicolás Maduro e i suoi. 
In modo spregiudicato Maduro ha usato tutti per guadagnare tempo e organizzare le sue risposte, sempre più autoritarie e repressive. Da domenica ad oggi Maduro ha messo in atto un vero graduale ma spietato “golpe” chiudendo ormai ogni spiraglio democratico nel Paese. E in tutto questo nulla c'entrano "le ingerenze stranieri, le azioni occulte dell'imperialismo o i complotti internazionali".
Maduro è, oggi come ieri, un piatto mediocre dirigente  senza pensiero proprio e senza slancio utopico. Spesso compensa le sue notevoli mancanze di leadership con una verbosità farcita da invocazioni a Dio e di richieste di benedizione al punto di apparire come un telepredicatore un pò invasato. Ormai, asserragliato in quattro isolati di Caracas, i suoi discorsi, incoerenti e volgari, sono patetici. Non capisce neanche che sta ancora in quella poltrona perché è utile alle Forze armate e che dunque quando non lo sarà più dovrà trovarsi un altro mestiere.
Un certo galateo giornalistico, spesso vademecum dell'ossequiosità mediatica al potere, ci dice che quanto abbiamo scritto poc'anzi non è corretto. Qualcuno potrebbe paventare: sono attacchi personali. Ma le cose non stanno così. Conosciamo molto bene fin dall'inizio la crisi venezuelana, crisi che molti analisti dell'ultima ora pensano che è nata qualche mese fa con i primi morti nelle proteste antigovernative. Ovviamente, per esempi ignorano che la questione già era grave e incandescente già l'11 maggio 2006, quando Benedetto XVI accolse in udienza Hugo Chávez. (2)
D’allora tutto è peggiorato sempre di più. Maduro ha respinto tutte le occasioni che gli sono state proposte per cercare soluzioni consensuali, pacifiche e democratiche in favore della pace e del bene comune, come ha sempre auspicato il Papa. Con lui ora non sarà possibile nessuna soluzione. Più insiste in restare al potere più allunga la dolorosa agonia di un popolo e di una nazione.
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Testo del primo appello per il Venezuela del neoeletto Papa Francesco
(1) “Seguo con attenzione gli avvenimenti che stanno succedendo in Venezuela. Li accompagno con viva preoccupazione, con intensa preghiera e con la speranza che si cerchino e si trovino vie giuste e pacifiche per superare il momento di grave difficoltà che il Paese sta attraversando. Invito il caro popolo venezuelano, in modo particolare i responsabili istituzionali e politici, a rigettare con fermezza qualsiasi tipo di violenza e a stabilire un dialogo basato sulla verità, nel mutuo riconoscimento, nella ricerca del bene comune e nell’amore per la Nazione. Chiedo ai credenti di pregare e di lavorare per la riconciliazione e la pace. Uniamoci in una preghiera piena di speranza per il Venezuela, mettendola nelle mani di Nostra Signora di Coromoto”.
(2) Papa Benedetto XVI nel lungo colloquio fu chiaro e preciso in ogni punto e certamente non tralasciò nessuna questione critica. Per evitare possibili manipolazioni mediatiche, tipiche del chavismo di allora e di oggi, sempre disinvolto e spregiudicato, il Papa consegnò al governante una lunga lettera personale ma ufficiale, lettera che il governo di Caracas ha sempre evitato accuratamente di rivelare.