lunedì 7 agosto 2017

Vaticano
Nel concilio le radici del rinnovamento promosso da Francesco. Come un fiume sotterraneo
L'Osservatore Romano
(Octavio Ruiz Arenas, Arcivescovo segretario del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione) In questo momento la Chiesa sta vivendo un processo di rinnovamento interno che sta coinvolgendo tutti i battezzati. Il Papa, con la sua esortazione apostolica Evangelii gaudium, ha voluto invitare tutta la Chiesa a iniziare «una nuova tappa evangelizzatrice, piena di fervore e dinamismo» (n. 17) e ad «avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria» (n. 25) che parta dal «cuore del Vangelo», dove risplende «la bellezza dell’amore salvifico di Dio manifestato in Gesù Cristo morto e risorto» (n. 36).
Certamente Papa Francesco ha portato una boccata di aria fresca nella Chiesa, che si è fatta sentire all’interno della comunità ecclesiale ma che ha anche influito sul cuore di molte persone che si erano allontanate dalla Chiesa, e persino di molti che non avevano mai professato la nostra fede cristiana. Alcuni forse si domandano da dove il Papa ha preso quell’entusiasmo travolgente che poco a poco ha contagiato tanta gente, creando simpatie, curiosità, interrogativi e, soprattutto, il desiderio di avvicinarsi alla Chiesa e di trasformare la propria vita. Questo entusiasmo si manifesta nella capacità di Papa Francesco di toccare il cuore della gente con la forza e la gioia del Vangelo, che è sempre presente nelle sue parole, e che lui incarna con grande autenticità.
Seguendo le orme dei suoi predecessori, anche Francesco vuole far prendere coscienza di che cosa ha significato il concilio Vaticano II per tutta la Chiesa e del fatto che è stato la fonte dei rinnovamenti prospettati per l’azione pastorale. Guardando la grande sfida ispiratrice del concilio, non possiamo però negare che c’è ancora molto da fare.
Il compito evangelizzatore a cui il Papa invita non può non tener conto della chiarezza con cui il concilio ha trattato tutto ciò che riguardava la rivelazione e dell’enfasi che ha posto sul soggetto che la riceve e che risponde con gioia per continuare a trasmettere il Vangelo, al fine di formare discepoli missionari che rendano presente il Signore attraverso la loro parola e la loro testimonianza di vita.
Come i fiumi sotterranei che bagnano la terra dall’interno, così all’interno di tutto il creato, della storia degli uomini, della vita della Chiesa, di ogni attività evangelizzatrice, scorre un fiume di grazia e di vita: Dio stesso, che non smette di comunicarsi, di rivelarsi nella storia, andando incontro all’uomo. Per comprendere questa rivelazione di Dio e le sue implicazioni per la missione evangelizzatrice della Chiesa, bisogna tornare a uno dei documenti magisteriali che meglio illustra il tema, ossia la costituzione dogmatica Dei Verbum del concilio Vaticano II, considerata da molti il «portico d’ingresso» a tutto l’insegnamento conciliare. Non si può dimenticare che questo documento, relativamente poco esteso, è stato “cucinato” a fuoco lento, perché la sua elaborazione è stata lunga e complessa; è stato il primo a essere dibattuto ma è stato l’ultimo a essere approvato, appena tre settimane prima della chiusura ufficiale dell’assemblea conciliare. Non è questo il momento per illustrare la storia della sua stesura e il modo in cui il succedersi di cinque schemi ha smussato le tensioni tra diverse visioni teologiche fino a giungere al testo che oggi conosciamo. L’importante è sottolineare che Dei Verbum esprime un cambiamento radicale nella comprensione della natura stessa della rivelazione e della sua trasmissione. E sebbene i dibattiti sui suoi diversi punti siano stati intensi, sorprende a posteriori che il 18 novembre 1965 il suo testo definitivo sia stato approvato con 2344 placet e solo 6 non placet.
Il magistero della Chiesa, nei suoi principali documenti catechetici pubblicati a partire dal Vaticano II, sostiene che «la catechesi rappresenta una tappa significativa nella vita quotidiana della Chiesa per annunciare e trasmettere in maniera viva ed efficace la parola di Dio» (Benedetto XVI, lettera apostolica Fides per doctrinam; cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 4), ossia mostra chiaramente che la catechesi è parte fondamentale e prioritaria dell’evangelizzazione (cfr. Giovanni Paolo II, esortazione apostolica Catechesi tradendae, n. 19; Direttorio generale per la catechesi, n. 64), per mezzo della quale si dà fondatezza all’adesione a Gesù Cristo, che è ciò a cui mira essenzialmente tutto il processo di annuncio del Vangelo.
Nella costituzione dogmatica Dei Verbum si trovano alcune radici che sostengono il rinnovamento a cui il Papa sta esortando e che riguardano direttamente tutti i processi di evangelizzazione, i quali devono essere ancorati a una legittima trasmissione delle parole e della vita di Gesù. Perciò si può affermare che il ritorno a Gesù attraverso gli apostoli, necessario per la conversione pastorale, implica per la missione della Chiesa una predicazione più kerigmatica, una vita più esemplare, specialmente per quanto riguarda la vicinanza agli uomini, e istituzioni più agili per trasmettere davvero il Vangelo al mondo di oggi.
Tutto ciò presuppone una buona dose di pazienza per studiare, contemplare, riflettere creativamente e lasciarsi accompagnare dai successori degli apostoli. Ogni sforzo autentico per metterla in atto sarà animato dall’azione dello Spirito santo, il quale non smetterà di operare efficacemente con i suoi doni, affinché Dio possa continuare a parlare, senza interruzioni, con la sposa del suo amato figlio (cfr. Dei Verbum, n. 8).
L'Osservatore Romano, 7-8 agosto 2017