giovedì 3 agosto 2017

L'Osservatore Romano
Tutte le religioni devono «pregare e lavorare insieme per la pace», cercando di ricostruire «l’armonia nelle molte parti del mondo lacerate dalla guerra» e dal «terrorismo». È un vero e proprio appello a promuovere, a tutto campo, «relazioni giuste» e anche «solidarietà fraterna» quello che Papa Francesco ha lanciato nella lettera al venerabile Koei Morikawa, sommo sacerdote della denominazione buddista tendai, in occasione del trentesimo incontro di preghiera per la pace apertosi giovedì 3 agosto sul monte Hiei, a Kyoto in Giappone.
Come inviato personale del Papa, è stato il cardinale John Tong Hon, vescovo emerito di Hong Kong, a consegnate e a leggere la lettera. Il porporato è anche a capo della delegazione della Santa Sede di cui fanno parte l’arcivescovo Joseph Chennot, nunzio apostolico in Giappone, il vescovo Miguel Ángel Ayuso Guixot e monsignor Indunil Janakaratne Kodithuwakku Kankanamalage, rispettivamente segretario e sotto-segretario del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso.
«Sono lieto di inviare cordiali saluti a lei e ai distinti rappresentanti delle diverse tradizioni religiose che partecipano», ha scritto il Pontefice nella lettera al leader buddista, assicurando anzitutto la propria «vicinanza spirituale» e unendosi «a tutti nel pregare per un rinnovato fiorire della concordia e dell’armonia nelle molte parti del globo lacerate dalla guerra».
«Questo summit religioso annuale — ha riconosciuto Francesco — contribuisce in modo significativo alla costruzione di quello spirito di dialogo e di amicizia che consente ai seguaci delle religioni del mondo di lavorare insieme nel dischiudere nuovi cammini per la pace nella nostra famiglia umana». E proprio la preghiera, ha affermato nella lettera, «ispira e sostiene il nostro impegno per la pace, poiché aiuta a rendere più profondo il nostro rispetto reciproco come persone, rafforza i vincoli di amore tra di noi e sprona a compiere sforzi decisi per promuovere relazioni giuste e solidarietà fraterna».
Il Pontefice ha inoltre fatto notare che «nel mondo attuale, segnato dalla violenza, dal terrorismo e da crescenti minacce alla terra, nostra casa comune, questa testimonianza di preghiera e di sollecitudine condivisa trasmette un messaggio fondamentale agli uomini e alle donne di buona volontà». Difatti come uomini di fede, ha proseguito, «crediamo che la pace duratura sia davvero possibile, poiché sappiamo che niente è impossibile se ci rivolgiamo a Dio nella preghiera». Un concetto che Francesco aveva già espresso il 20 settembre 2016 ad Assisi in occasione del vertice interreligioso per la pace.
Proprio la storica Giornata mondiale di preghiera per la pace, che ha avuto luogo ad Assisi il 27 ottobre 1986, è stata la fonte di ispirazione per un gruppo di buddisti giapponesi di rilanciare l’idea di un incontro di preghiera interreligioso nella loro terra. Il venerabile Etai Yamada, ottantenne capo del buddismo tendai rimase particolarmente colpito dai contenuti dell’evento di Assisi da organizzare con quello stesso spirito, un anno dopo, nell’agosto 1987, un appuntamento di preghiera sul monte Hiei, luogo sacro ai buddisti. Invitando i leader delle religioni professate nel paese del Sol levante. La data venne scelta per far memoria della tragedia della bomba atomica sganciata, il 6 agosto su Hiroshima.
A conclusione della sua lettera, il Pontefice ha quindi rinnovato la promessa delle sue preghiere, invocando anche «su tutte le persone riunite sul monte Hiei l’abbondanza delle benedizioni divine».
L'Osservatore Romano, 3-4 agosto 2017.