giovedì 3 agosto 2017

Il Mattino
(Franca Giansoldati) In questa estate soffocante e senza tregua, al fresco di Santa Marta, si sta facendo largo un modo nuovo di gestire, selezionare e sostituire i pezzi grossi della curia per rinnovare la squadra di governo. La fase due del pontificato. In queste ultime settimane diversi casi hanno offerto una riflessione generale su quella che si può anche considerare una accelerata al percorso di restaurazione caratterizzata da un decisionismo marcato. Ci sono stati funzionari rispediti alle diocesi di appartenenza senza indugi, altri sostituiti in un battibaleno.
Altri, come nel caso (più eclatante) del cardinale Gerhard Mueller, fino a un paio di settimane fa a capo dell' ex Sant' Uffizio. Anche lui - come altri- si sono visti ritirare la fiducia dall' incarico velocemente, senza troppi giri di parole, senza soppesare minimamente l' operato svolto, o il tracciato compiuto. Un modus operandi quello di Papa Francesco che si sta allargando anche al Vicariato, la sua diocesi, dove ha nominato un Vicario che condivide con il Pontefice ogni mossa, ogni sfumatura. La sua longa manus. Al centro del nuovo corso romano ci sono le regole dei 75 anni da fare rispettare, i limiti dell' andata in pensione (benché si tratti di una regola che non è mai stata applicata al millimetro). Per esempio due giorni fa il Vicario di Roma, monsignor Angelo De Donatis, dopo avere nominato un nuovo responsabile per il Seminario Romano ed un altro per l' Edilizia di Culto, ha comunicato personalmente all' amministratore delegato dall' Opera Romana Pellegrinaggi, monsignor Liberio Andreatta che il suo termine alla guida dell' agenzia di viaggi del Vicariato era da considerarsi concluso. Una comunicazione accolta dall' interessato con lo stupore di chi in fondo non se l' aspettava. Nessuna polemica ne è scaturita e lo spirito di obbedienza ha fatto il resto, ma il cambio ai vertici della struttura che detiene il monopolio dei pellegrinaggi diretti a Roma ha fatto subito il giro, facendo sobbalzare tanti all' interno della curia romana. Difficile per il Vicariato dimenticare che Andreatta, sette anni fa, era stato richiamato dal cardinale Agostino Vallini a riprendere in mano la situazione economica disastrosa dell' Opera Romana Pellegrinaggi; la struttura era sull' orlo del crack per la mala gestione imputata a don Cesare Atuire, un ex sacerdote dei Legionari di Cristo riuscito ad arrivare ai guadagnandosi la fiducia di tutti fino a lasciare Roma e l' incarico con un fardello pesantissimo di debiti. Andreatta nel giro di sei anni ha riportato di nuovo la realtà economica in attivo, ripreso in mano progetti di consolidamento ma, soprattutto, lasciato bilanci in attivo. Si parla di circa dieci milioni di euro. La sua sostituzione con don Remo Chiavarini, un buon parroco romano considerato persona di fiducia del Vicario, per la velocità con la quale si è consumata e per le modalità entrate in vigore in questo scorcio di pontificato, ha lasciato una scia di stupore. In Vaticano spiegano che anche in Vicariato si avverte il bisogno di fare rispettare a tutti la regola dei 75 anni, una regola esemplare sulla quale Papa Francesco sta insistendo tantissimo mettendone in risalto la natura del ruolo ricoperto, un servizio a tempo, da non considerare perenne. Eppure è difficile non vedere che in curia vi sono tanti importanti ruoli ricoperti da vescovi o cardinali che, pur avendo abbondantemente superato il mandato fisiologico restano saldamente in sella, come per esempio monsignor Pio Vito Pinto, 76 anni suonati, e ben radicato alla poltrona. Oppure i cardinali Amato e Coccopalmerio, il primo ai vertici della congregazione per i Santi e l' altro al Pontificio Consiglio dei testi legislativi. A compiere a breve i 75 anni ci sono anche i cardinali Stella e Tauran (Congregazione del Clero e pontificio consiglio del dialogo interreligioso) e, infine, non manca nella lista il cardinale Bertello, 76 anni, presidente del Governatorato. Chissà se arriverà anche per loro la comunicazione immediata di lasciare. Le regole dovrebbero sempre essere applicate erga omnes, ma in questo scorcio di pontificato qualcosa sembra ancora non così perfettamente lineare.