lunedì 7 agosto 2017

Trentino
(Luigi Sandri) L’imminente viaggio del segretario di Stato vaticano a Mosca pone alla ribalta i rapporti tra la Santa Sede e la Russia, riaprendo pagine di una storia tribolata e che, oggi, si collocano in un contesto  geopolitico che potrebbe dischiudersi sia a ulteriori tensioni che a sprazzi inediti di dialogo.  Riprendendo il cammino già percorso nel 1988 dal cardinale Agostino Casaroli, suo predecessore,  l’attuale capo della diplomazia vaticana, cardinale Pietro Parolin, a giorni parte per la capitale russa  per incontrare il presidente Vladimir Putin, e poi Kirill, patriarca di Mosca e di tutte le Russie.
L’evento riporta alla memoria l’incontro che il 13 giugno 1988 Casaroli – primo segretario di Stato  vaticano a raggiungere la Russia – ebbe al Cremlino con l’allora leader sovietico Mikhail  Gorbaciov. A quel tempo le relazioni tra Urss e Santa Sede erano assai tese, anche perché l’ala  “rigida” del Partito comunista riteneva che Giovanni Paolo II, il papa polacco, tramasse per sabotare il partito a Varsavia al fine di scuotere a poco a poco tutti i regimi dei “Paesi fratelli” dell’Urss e,  infine, l’Urss. Essendo allora a Mosca, ricordo l’emozione di quell’incontro che, senza sciogliere  tutti i nodi, avviò un inedito tempo di dialogo tra Urss e Vaticano. Dialogo che, pur tra aspre  tensioni, proseguì dopo il crollo dell’Urss, nel 1991. Diversissima, oggi, è la situazione: la “nuova”  Russia, guidata da Putin, sta riprendendo il suo posto tra le massime potenze mondiali, e sia gli  “amici” che i “nemici” hanno imparato a sapere che nessun grande problema geopolitico del pianeta – ad esempio quello della Siria – si può risolvere senza, o contro, la Russia. E, sul fronte religioso,  alle spalle del viaggio di Parolin vi è l’incontro (il primo, del genere, nella storia) tra Francesco e  Kirill, avvenuto nel febbraio del 2016 a Cuba. Sul fronte geopolitico, il nodo più intricato, oggi, è la questione ucraina, con il conflitto tra ucraini e russofoni che ha insanguinato la parte est del Paese, e con la Crimea che nel 2014 Putin, ribadendo che la penisola fino al 1954 era sotto la sovranità di  Mosca, tre anni fa ha annesso alla Russia. Un “fatto compiuto” che molti ucraini- ucraini, e in  particolare i greco-cattolici (chiamati “uniati” dagli ortodossi), ritengono una “brutale invasione  della patria”. La Chiesa ortodossa, per le vicende ucraine, si è schierata con Putin. E Kirill ritiene  che gli “uniati” sostengano le iniziative anti-russe dell’attuale governo di Kiev. I greco-cattolici  ucraini più oltranzisti accusano invece il pontefice di sostenere le tesi russe. Francesco, da parte sua, invoca il dialogo tra russi e ucraini per risolvere pacificamente il loro contenzioso. La “mission” di  Parolin è dunque delicata. Ma tanto sul Tevere che sulla Moscova ci sono motivi per sperare che i  suoi colloqui al Cremlino e al patriarcato segnino un passo in avanti nella comprensione tra la  “prima” Roma, quella del papa, e la “terza”, la capitale della “Santa Russia”.