mercoledì 9 agosto 2017

Vaticano
Bergoglio un’estate leggendo Bauman
La Repubblica
(Paolo Rodari)  I libri di Zygmunt Bauman accompagnano l’estate romana di Francesco. -- Il Papa, nel caldo di Roma, consapevole delle tante persone che vedono in lui un’autorevole guida spirituale e morale, e fra  queste molti giovani, usa alcune ore libere che la sospensione degli impegni pubblici gli concede  per studiare i testi di colui che meglio di altri, ritiene, può aiutarlo a entrare nel cuore della società  odierna: Zygmunt Bauman.
Il filosofo e sociologo polacco morto nel gennaio di quest’anno, è divenuto un autore  imprescindibile per Francesco. Leggerlo lo aiuta a comprendere meglio quella «globalizzazione  poliedrica in cui ogni cultura conserva la sua identità», come disse lo scorso febbraio lui stesso  all’Università Roma Tre. E, soprattutto, gli è utile per capire di più le realtà nelle quali i giovani  sono immersi. Spesso società anonime e liquide sfociano nella violenza. Lo sa Bergoglio che non a  caso, più volte, ha proposto la ricetta della «concretezza», il dialogo che avvicina le persone le une  alle altre. Anche Bauman leggeva, e soprattutto ascoltava, Bergoglio. Era affascinato dall’empatia  per l’umana fragilità e il peccato mostrata dal Papa argentino. Francesco, disse, «non eleva se stesso sopra di noi, ma sta al nostro fianco». Bauman lesse nel ’39 il libro di Emil Ludwig  Figlio  dell’Uomo, la storia di un profeta
Il racconto lo impressionò. Disse Bauman che le persone si accalcavano intorno all’eroe del  racconto perché «questo nazareno non portava loro un’altra litania di prescrizioni o normative, né  prometteva tormenti infernali ai disobbedienti, ma annunciava la buona notizia: egli portava la  speranza». Così è, per Bauman, Francesco, un portatore di speranza oltre i castighi e le chiusure di  un certo cristianesimo. 
Bauman incontrò Francesco ad Assisi nel 2016. Elogiò il Papa per la sua insistenza sulla «cultura  dell’incontro». La luce in fondo al tunnel esiste, disse, ed è nell’espansione della parola «noi».  Bergoglio e il suo magistero, spiegò, «sono il dono più grande per la Chiesa». Il Papa ascoltò, e si  ripromise di usare le settimane estive per approfondire. Cosa che, come risulta a  Repubblica,  sta  puntualmente facendo. Nella libreria di Bergoglio non mancano i grandi classici,  I promessi sposi,  letto almeno tre volte, Dante Alighieri, Dostoevskij. Ma anche autori come Bruce Marshall, il  ragioniere scozzese scopertosi romanziere grazie a diversi libri di successo, come  Il miracolo di  padre Malachia
Quindi le poesie di Hölderlin e soprattutto Jorge Luis Borges, «un agnostico – disse Bergoglio – che tutte le sere recitava il Padre nostro perché l’aveva promesso alla madre e che morì con il conforto  religioso». Sulla libreria del Papa anche tanti volumi più “religiosi”. Gli  Esercizi spirituali  di Ignazio di Loyola. Quindi,  Vita e attualità di Teresa di Lisieux  di René Laurentin, dedicato alla  monaca carmelitana, mistica e drammaturga francese nota come Teresa del Bambino Gesù alla  quale egli è devoto. Lo studio è intervallato dall’ascolto della  Messa in Do minore  di Mozart e del  Parsifal  di Wagner. Il tutto continuando a ricevere gente e dedicando più tempo del solito alla  preghiera.
Il Papa lo ha detto qualche volta ai suoi conoscenti quanto ami fare la vita del «topo», di colui che  predilige restare nel proprio habitat senza andare mai troppo lontano. In particolare nei mesi estivi.  Lo scoprì nel 1975. Era superiore provinciale dei gesuiti in Argentina. Gli proposero di andare al  mare a riposarsi. Sul Paese incombeva la minaccia del colpo di Stato. E così disse ai suoi: «Andate  voi». Fu in quei giorni che si accorse di quanto fosse rigenerante rimanere a casa, continuare con la  vita di sempre seppure con gli impegni ridotti. E così, dal 1975 a oggi, ha sempre fatto senza alcuna  eccezione. Anche durante il cardinalato, del resto, se doveva trasferirsi a Roma lo faceva per il  tempo strettamente necessario. Non indugiava nella capitale. Ripartiva la sera stessa dell’ultima  giornata di lavoro, o il giorno successivo. In estate gli orari del Papa non cambiano. Nonostante la  responsabilità del ruolo che ricopre, riesce a dormire profondamente. Non guarda la televisione.  Preferisce un buon libro.
La Repubblica, 9 agosto 2017