giovedì 3 agosto 2017

(a cura Redazione "Il sismografo")
Cattedrale dell'Immacolata Concezione (Mosca)
(Luis Badilla - Francesco Gagliano - ©copyright) Secondo alcuni media russi il cardinale Segretario di stato, Pietro Parolin, dovrebbe visitare Mosca dal 20 al 25 agosto per importanti incontri con il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, e con il Patriarca Kirill. Il cardinale dovrebbe arrivare a Mosca domenica 20 agosto e da lunedì 21 il Segretario di stato avrà un intenso programma con diversi appuntamenti ufficiali e protocollari ma anche ecclesiali e religiosi. Molto attesa nella piccola comunità cattolica moscovita la Celebrazione Eucaristica che il porporato dovrebbe presiedere nella Cattedrale di Mosca.
Ovviamente il riferimento principale dell'articolato programma del Segretario di stato, già concordato, sarà il nunzio Apostolico mons. Celestino Migliore, uno dei diplomatici vaticani fra i più esperti e autorevoli.
La Santa Sede e la Federazione Russa hanno relazioni diplomatiche dal 9 dicembre 2009, data in cui con la bolla Cum inter Apostolicam di Papa Benedetto XVI è stata istituita la nunziatura apostolica in Russia. Dal 1990 la Sede Apostolica aveva avviato importanti contatti e relazioni diplomatiche con l'Unione Sovietica, ma solo a livello di rappresentanza (non di nunziatura apostolica da parte della Santa Sede e di ambasciata da parte della Federazione Russa).
Prima tappa - Rappresentanti della Santa Sede a Mosca
- Francesco Colasuonno (15 marzo 1990 - 12 novembre 1994, quando venne nominato nunzio apostolico in Italia)
- Ján Bukovský, S.V.D. (20 dicembre 1994 - 29 gennaio 1999, ritirato)
- Giorgio Zur (29 gennaio 2000 - 8 ottobre 2002, quando venne nominato nunzio apostolico in Austria)
- Antonio Mennini (6 novembre 2002 - 9 dicembre 2009, nominato nunzio apostolico)
Seconda tappa - Nunzi apostolici a Mosca
- Antonio Mennini (9 dicembre 2009 - 18 dicembre 2010, nominato nunzio apostolico nel Regno Unito)
- Ivan Jurkovič (19 febbraio 2011 - 13 febbraio 2016, nominato Osservatore permanente della Santa Sede presso l'Ufficio delle Nazioni Unite ed Istituzioni specializzate a Ginevra e l'Organizzazione mondiale del commercio)
- Celestino Migliore, dal 28 maggio 2016
Diocesi in Russia
La Chiesa Cattolica attualmente conta quattro diocesi, le più estese del mondo in quanto a dimensione territoriale. Le prime due sono nella Russia europea, le ultime due sono in Siberia.
Chiesa latina
Arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca, nata nel 1991 come amministrazione apostolica ed elevata al rango di arcidiocesi nel 2002.
Diocesi di San Clemente a Saratov
Diocesi della Trasfigurazione a Novosibirsk
Diocesi di San Giuseppe a Irkutsk
Prefettura apostolica di Južno-Sachalinsk, nelle isole Sachalin e Curili.
Chiesa greco-cattolica russa
Esarcato apostolico di Russia per i cattolici di rito bizantino.
L'esarcato è sede vacante. Esistono due parrocchie a Mosca, una a San Pietroburgo, una ad Omsk e una a Nižnevartovsk. 
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Le parrocchie in Russia sono 300 circa e i sacerdoti 270, in buona parte stranieri. Il Seminario Maggiore "Maria Regina degli Apostoli" di San Pietroburgo è l'unico seminario cattolico oggi esistente in Russia. attualmente ha una cinquantina di studenti. Il rettore del seminario è don Pietro Scalini, sacerdote della diocesi di Faenza-Modigliana.
Presidenti della Conferenza dei vescovi cattolici della Federazione Russa:
Arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz (2 marzo 1999 - 21 gennaio 2005)
Vescovo Joseph Werth, S.J. (21 gennaio 2005 - 19 gennaio 2011)
Arcivescovo Paolo Pezzi (19 gennaio 2011 - 17 marzo 2017)
Vescovo Clemens Pickel, dal 17 marzo 2017
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Documento. Mons. Jurkovic Nunzio a Mosca fino a febbraio 2016: con Russia 25 anni di relazioni in crescendo (Marta Allevato, AsiaNews)
In un’intervista con AsiaNews, alla vigilia della fine del suo incarico, mons. Jurkovic fa un bilancio del suo mandato che lo ha visto testimoniare non solo la fine dell’Urss e lo stabilimento di piene relazioni diplomatiche con Mosca, ma anche l’incontro tra il Papa e il Patriarca: “Il primo risultato dopo Cuba è la conquista della normalità nelle relazioni tra ortodossi e cattolici”. A fine ottobre, previsto maxi congresso cristiano a Mosca, organizzato dal Patriarcato e dagli evangelici di Billy Graham; attesa una folta delegazione anche dalla Santa Sede. La necessità che "il dialogo tra le Chiese contribuisca alla ripresa del dialogo politico tra Russia ed Europa”.
Nove anni di vita e lavoro in due diverse tappe (1992-1996; 2011-2016) a Mosca, testimoniando sia grandi eventi storici - come la fine dell’Urss - che religiosi - come l’incontro tra  papa Francesco e il patriarca di Mosca Kirill a Cuba - mons. Ivan Jurkovic, 64 anni, (nella foto, con il Patriarca) termina a fine marzo il suo mandato di nunzio apostolico presso la Federazione russa per andare a ricoprire il posto di osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra. La sua nomina è stata annunciata ufficialmente il 13 febbraio scorso, il giorno dopo lo storico abbraccio tra i leader spirituali delle due Chiese sorelle, dando adito così a diverse dietrologie, che lo stesso Jurkovic respinge: “I miei superiori avevano in progetto di trasferirmi già da prima, ma appena si è saputo dell’incontro a Cuba hanno dovuto aspettare che questo avvenisse prima di rendere ufficiale la nomina; si tratta di cose straordinarie”.
Nel salottino della nunziatura, dove riceve gli ospiti, è esposta una statua dell’artista russo Aleksandr Burganov, a cui tiene molto e che ritrae i due profili del Papa e del primate ortodosso russo come le due parti di un’ostia spezzata che si avvicinano, due parti di una stessa unità. “Ho scritto al Pontefice e se gli piacerà, questa statua andrà a Roma”, racconta il presule sloveno in un’intervista con AsiaNews a pochi giorni dalla sua partenza, che avviene nell’anno in cui si celebra il 25mo anniversario della presenza permanente della Santa Sede in Russia, prima come rappresentanza speciale e poi come vera e propria nunziatura. “Venticinque anni in crescendo”, aggiunge, dei quali l’incontro tra Francesco e Kirill è solo “l’ultimo momento”. Ancora, però, è troppo presto per descrivere cosa sia cambiato tra le due Chiese dopo questo storico evento, afferma il diplomatico vaticano, di certo quello che vediamo già adesso è che “parlare di rapporti tra cattolici e ortodossi è diventato normale”. “Ora abbiamo questa immagine  dei due leader spirituali che si abbracciano, che era qualcosa di cui avevamo bisogno”, aggiunge Jurkovic.
Che bilancio si sente di tracciare del suo mandato a Mosca?
Non sottolineerò quello che è ovvio, ma è certo che l’incontro di L’Avana abbia gettato una luce su tutto quanto accaduto prima e per me è stata una fonte di gioia e felicità che sia successo durante il periodo della mia gestione; bisogna, però, fare un bilancio oggettivo, più che personale, di quelle che sono oggi le relazioni tra Russia e Vaticano dopo 25 anni della nostra presenza permanente nel Paese.
Come possiamo descriverle?
“Sono a un livello senza precedenti e si è trattato di 25 anni in crescendo. Un alto gerarca del Patriarcato, di cui non dirò il nome, quando ho usato questo termine, mi ha corretto dicendo ‘forse sono anche un po’ in diminuendo’ e io ho replicato ‘forse anche un po’ di tempo rubato’, termine che gli è molto piaciuto. Vuol dire che si rallenta e poi si accelera, ma si rimane comunque all’interno dello stesso tempo. Vuol dire 25 anni positivi dal punto di vista della libertà religiosa, la cui massima espressione è la nomina dei vescovi, innanzitutto per la Chiesa ortodossa russa che, per la prima volta, si è potuta organizzare secondo criteri propri. Ma anche per la Chiesa cattolica, che oggi ha tante possibilità di espressione.
Ci può raccontare i passaggi principali che hanno portato a Cuba?
Il primo è stata la visita del leader sovietico Mikhail Gorbaciov a Giovanni Paolo II che ha portato all’ufficializzazione delle relazioni, nel 1989, con lo scambio di rappresentanti diplomatici. Poi, nel 1991, vi è stata l’apertura della rappresentanza speciale pontificia a Mosca: erano i giorni del tentato golpe di agosto e visto lo stato d’emergenza in cui versava la città in quel momento, la delegazione vaticana all’arrivo non ha trovato neppure i mobili spediti da Roma; così il responsabile della sede  per una notte ha dormito su un letto fatto di cartoni. Io sono arrivato pochi mesi più tardi. Un terzo momento è sicuramente il dono dell’icona della Madonna di Kazan da parte di papa Wojtyla all’allora patriarca di Mosca Alessio II, passando per il 2009 quando si sono stabilite ‘piene relazioni diplomatiche, per arrivare a Cuba. Mi sembra che inserire il mio mandato in questo contesto sia più bello perché tiene conto di diversi attori.
Dopo nove anni di lavoro in Russia, cosa può dire di aver capito di questo Paese?
Anche se ne è voluto fare una capitale anti-religiosa o a-religiosa, Mosca è una vera e propria capitale religiosa, come Roma o Istanbul. E’ un concetto che io ho sempre difeso e corrisponde alla verità: è una capitale religiosa cristiana, alternativamente cristiana, differente dalla nostra tradizione ed è una delle destinazioni più alte che si possono avere per una missione diplomatica ecclesiastica. Della Russia, però, ho capito che va accettata così come è, perché qui le nostre categorie non sono applicabili, come per esempio quando si giudica il rapporto tra Stato e Chiesa.
Di stretta cooperazione, se non dipendenza…
Lei non capisce. La Chiesa russa è stata distrutta, annientata dallo Stato, la sua distruzione è stata un progetto ufficiale dello Stato. La devastazione è stata totale ed è durata quasi un secolo. Solo al tempo di Krusciov sono state distrutte 38mila chiese, come si può riprendere la vita della Chiesa anche in quelle strutture andate distrutte, se non con l’appoggio dello Stato?  Come dice il cardinale Achille Silvestrini (prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, ndr), alla Chiesa cattolica basta la libertà perché c’è la solidarietà internazionale, mentre qui non esiste questo concetto e per questo serve l’appoggio dello Stato. Su questo punto non si possono formulare giudizi troppo rapidi, ma serve comprensione della situazione.
Cosa è cambiato nel rapporto tra le due Chiese dopo Cuba?
Un quadro di due metri per due metri non può essere guardato da vicino, perché se ne perde la visuale, così per giudicare l’incontro di Cuba e le sue conseguenze c’è bisogno di un distanziarsi del tempo, una prospettiva storica. Quello che è cambiato, subito e per sempre, è che ora abbiamo un’immagine di questo abbraccio che era attesa dal pubblico e che ci unisce. Che era indispensabile. Quella del Papa con il Patriarca è un’immagine che non poteva non esistere e si tratta di una consolazione per tutti noi. Poi si può dire che ora vi sia una certa maturità e una nuova normalità: diciamo che il dialogo tra fratelli non dovrebbe essere guardato come a qualcosa di straordinario; dopo Cuba, le cose impossibili e rare sono diventate una normalità, una quotidianità. Ma c’è anche un altro importante elemento.
Quale?
Il superamento di questa barriera, avvenuto con l’incontro di Cuba, penso che eserciterà una dinamica positiva nelle relazioni tra la Chiesa cattolica e altre Chiese ortodosse; mi riferisco ai Patriarchi che ancora non sono stati in contatto diretto con il Santo Padre. Quella ortodossa russa è comunque sempre una chiesa determinante, a causa anche della sua importanza, della sua capacità intellettuale, pratica, di agire e di essere presente.
Ma la Chiesa ortodossa parla ancora degli ostacoli che dividono, come l’Ucraina con la situazione dei greco-cattolici, di rito ortodosso, ma fedeli al Pontefice.
Una metafora sempre valida è quella della famiglia: nella famiglia succede di tutto, litigi e incomprensioni, ma la famiglia rimane famiglia. Una volta che, grazie a questo incontro, ci riconosciamo nel formato giusto, religioso, teologico, spirituale e in un contesto più formale, dobbiamo pensare che in futuro anche i problemi avranno una sorgente in più per trovare una soluzione. Non si può semplificare una cosa così complessa e che ha bisogno ancora di maturazione, nuova comprensione e capacità di dialogo. Indubbiamente, sia russi che ucraini sperano che questo incontro sia a favore di tutti e non escluda nessuno, tanto più chi sta soffrendo come il popolo ucraino. Ma non aggiungo altro, sono stato nunzio sette anni in Ucraina, ma ora devo parlare da una prospettiva russa.
Quali saranno i prossimi passi verso questa ‘normalità’ dei rapporti tra le due Chiese?
Credo che ora serva regolarità, normalità degli incontri e alcune iniziative comuni. A fine ottobre quest’anno, ci sarà un enorme congresso a Mosca, organizzato dal Patriarcato ortodosso russo insieme a Franklin Graham, figlio del celebre predicatore evangelico americano Billy Graham. Dovrebbe essere un congresso di oltre mille delegati cristiani, specialmente provenienti dal Medio Oriente, e tra i quali è prevista anche la partecipazione di almeno cento dignitari cattolici. Per dimensioni e livello delle delegazioni si tratterà di un evento paragonabile solo alle celebrazioni dei mille anni del cristianesimo in Russia. Si tratta di un evento importante anche se non dovuto direttamente all’incontro tra il Papa e il Patriarca.
Si prevede un viaggio del Papa a Mosca?
Nel prossimo futuro questo non si vede.
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