domenica 13 agosto 2017

Stati Uniti
(a cura Redazione "Il sismografo")
Charlottesville (Virginia, USA) - 12 agosto 2017
(Luis Badilla - ©copyright) Dopo l'orrenda e ripugnante strage razzista di Charlottesville (Virginia, USA), ieri, il Presidente statunitense D. Trump ha detto "no alla violenza di qualunque parte sia", ma, come già subito hanno fatto notare in molti, ha evitato accuratamente di menzionare i "suprematisti" (... quelli della razza bianca, gli evangelicali favoriti e protetti da una presunta predilezione divina). Joe Biden, ex Vice di Obama ha risposto subito a Trump: "No, c'è un lato solo", sig. Presidente. Come dire: l'altro "lato" in realtà è quello errato, insostenibile e inaccettabile. 
Perché questa risposta di Biden nel giro di pochi minuti ha occupato buona parte della stampa statunitense?
Perché nel Paese è ben noto che negli ambienti dell'aberrazione suprematista vivono e prosperano autori e ispiratori di crimini come quello di ieri a Charlottesville e sono questi stessi suprematisti coloro che da sempre sostengono Trump incoraggiandolo apertamente ad ogni tipo di nefandezza xenofoba. Durante la campagna elettorale tra questi invasati della razza bianca e il candidato Trump si sono registrati incontri, ammiccamenti, comizi e altro. Anzi, c'è di più: nel team delle persone più vicine al Presidente vi sono diversi esponenti di punta della follia suprematista, teorici, finanziatori, sponsor ... 
Non è un caso che un leader del Ku Klux Klan abbia scritto poche ore fa: "Trump guardati allo specchio e ricordati che sono stati i bianchi americani a regalarti la presidenza". (sic)
Intanto Trump, in successive dichiarazioni ha aggiunto: "Non c'è posto per questo tipo di violenza in America" e poi ha chiesto di "unirsi e condannare l'odio e la violenza". In serata, durante una cerimonia pubblica, Trump ha precisato che è “triste che accadano fatti come quelli di Charlottesville. Come cittadini", ha osservato, "dobbiamo restaurare fra noi i legami di fiducia e lealtà, rispettarci e amarci".
Nella bocca di Trump parole come “rispetto” e “amore” non sono credibili. Lui da sempre, ed è accaduto fino a due giorni fa, ogni volta che apre la bocca o scarabocchia un tweet sparge senza remore espressioni di odio, rifiuto e condanna. Ogni giorno ha un epiteto contro qualcuno.  Da molti mesi il suo vocabolario non ha fatto altro che riempire la politica statunitense e non solo di aggettivi violenti e offensivi.
Sembra che ormai la misura sia colma anche per i repubblicani molti dei quali in queste ore chiedono al Presidente Trump una condanna chiara e definitiva dei suprematisti nonché una drastica remodellazione del suo linguaggio.
Si sa, dal 20 gennaio scorso, ma anche prima, Trump non ha fatto altro che seminare antagonismi, paure, minacce e, ovviamente, non si è mai stancato di affermare una pretesa supremazia degli Stati Uniti su tutti gli altri.
Trump in questo senso quindi non è certamente innocente e perciò quanto ha detto dopo Charlottesville non convince. Lui, da sempre, soffia sul fuoco e quindi non può pensare di cavarsela con qualche timida condanna della violenza in generale.
Per ora è stato il senatore repubblicano John McCain a dire, per primo, ciò che la stragrande maggioranza del Paese pensa che avrebbe dovuto dire Trump: "I suprematisti bianchi non sono dei patrioti, sono dei traditori. Gli americani devono essere uniti contro l'odio e l'intolleranza". A ridosso dei fatti la  signora Ivanka Trump, la first daughter, aveva avuto il coraggio di denunciare con chiarezza e onestà qusto crimine. Ecco il suo tweet: "Non c'è posto nella società per i suprematisti bianchi e per i neonazisti".
Il fatto che quanto accaduto a Charlottesville sia stato inquadrato, dal Consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, H. R. McMaster, in una generica matrice terrorista (- ''Ogni volta che si commette un attacco contro la gente per incitare la paura, è terrorismo'', ha detto McMaster - ) non ha soddisfatto i critici del comportamento del Presidente Trump. Si può capire e condividere la condanna di ogni violenza, ma la pretesa, fin troppo evidente, di nascondere dietro questa condanna generica un fatto specifico e preciso perché si vuole evitare di puntare un dito severo contro il razzismo suprematista, è inaccettabile.
Alcune agenzie, ma non tutte, sottolineano che un portavoce della Casa Bianca avrebbe aggiunto:  "Condanniamo i suprematisti bianchi, i razzisti e i gruppi nazisti". Alcune testate attribuiscono questa frase allo stesso McMaster.
In attesa di conferma e altri dettagli sembra già una buona correzione della rotta. Staremo a vedere nel prossime ore. Sappiamo che il "trumpismo" è sorprendente.