sabato 19 agosto 2017

Stati Uniti
Dopo le polemiche seguite alle violenze di Charlottesville Trump licenzia lo stratega Bannon
L'Osservatore Romano
Nuova rivoluzione alla Casa Bianca. A lasciare lo staff presidenziale è Steve Bannon, l’uomo più chiaramente legato agli ambienti dell’estrema destra e direttore del sito Breitbart. Il nuovo cambiamento — l’ultimo di una lunga serie in soli sette mesi di governo — arriva in un momento molto delicato per il presidente Donald Trump dopo le polemiche per i contraddittori commenti sulle gravi violenze di Charlottesville.
Da Bannon è arrivato un commento amaro. «La presidenza Trump per cui abbiamo lottato, e vinto, è finita», ha detto in una intervista concessa al «Weekly Standard» subito dopo il licenziamento. «Abbiamo ancora un enorme movimento — ha aggiunto — e faremo qualcosa di questa presidenza Trump. Ma quella presidenza è finita. Sarà qualcos’altro». Confermando poi il suo ritorno alla guida del sito Breitbart, legato agli ambienti della estrema destra, Bannon ha aggiunto: «Adesso sono libero».
Da tempo Bannon è nel mirino di critiche e attacchi politici. Bannon ha guidato Breitbart fino all’agosto 2016. Lo ha diretto per quattro anni, dopo la morte del suo fondatore, Andrew Breitbart, facendosi l’orgoglioso portavoce, lo ha detto lui stesso, «della «piattaforma di alt right», la frangia legata all’ideologia della destra radicale suprematista. Il sito, sotto la sua direzione, si è mostrato ferocemente ostile alla rivale democratica Hillary Clinton e allo stesso establishment repubblicano.
È considerato uno degli strateghi della campagna elettorale e della comunicazione di Trump. Violente reazioni (sia dei democratici che dei repubblicani) fecero scattare la decisione del presidente di inserirlo nel National Security Council (Nsc), importante organo che è considerato la cabina di regia della politica estera e militare degli Stati Uniti.
Quando Trump dovette esautorare dalla guida del Nsc il generale Michael Flynn, implicato nel caso Russiagate, e sostituirlo con il generale McMaster, quest’ultimo chiese e ottenne la rimozione di Bannon da quell’organismo.
Tuttavia, nei suoi 210 giorni alla Casa Bianca, Bannon è sempre stato molto vicino a Trump e a ogni decisione, come conferma il fatto che è stato spesso inserito nelle delegazioni di alto livello e nei viaggi all’estero. Il caos successivo a Charlottesville gli è stato fatale. Le incertezze di Trump, il ritardo — di cui il presidente è stato accusato — nel denunciare apertamente le violenze dei razzisti e dei suprematisti, sono stati ricondotti da molti proprio all’influenza di Bannon.

L'Osservatore Romano, 19-20 agosto 2017