giovedì 3 agosto 2017

Stati Uniti
Annunciato un disegno di legge per ridurre il numero dei residenti stranieri negli Stati Uniti. Trump vuole tagliare le green card
L'Osservatore Romano
Nuova mossa di Donald Trump sull’immigrazione. Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato ieri un’iniziativa per ridurre il numero di immigrati legali a cui sarà permesso di entrare ogni anno nel paese, dando la priorità ai cosiddetti “lavoratori qualificati”. Trump ha sottoscritto la proposta di due senatori repubblicani, Tom Cotton dell’Arizona e David Perdue della Georgia, che intende dimezzare entro un decennio da un milione a circa 500.000 l’anno le green card, ossia le carte che sono il documento di residenza permanente e il primo passo verso la cittadinanza per gli immigrati. Il disegno di legge rappresenta «la riforma più significativa del nostro sistema dell’immigrazione in mezzo secolo» ha detto ieri Trump.
Il provvedimento non solo «ripristinerà i sacri legami di fiducia dei cittadini americani» nei confronti del governo, ma «assicurerà che i futuri immigrati siano integrati, abbiano successo e realizzino il sogno americano» ha sottolineato ancora il presidente. Il presidente ha anche aggiunto che l’intervento dovrebbe restituire agli Stati Uniti «un vantaggio competitivo nel ventunesimo secolo». E consentirebbe risparmi miliardari al contribuente perché i nuovi immigrati usano con più frequenza il welfare.
Nel dettaglio, la riduzione — stimata dagli autori della proposta al 41 per cento nei primi dodici mesi di applicazione — avverrebbe anzitutto limitando drasticamente le ricongiunzioni familiari. A chiedere la green card avrebbero diritto solo i figli minorenni e i coniugi, non i figli maggiorenni, fratelli e sorelle o altri parenti.
Oggi il 64 per cento degli immigrati che ottiene la residenza vanta legami familiari, e solo il 15 per cento entra per qualificazioni professionali. Gli autori della proposta di riforma hanno rivendicato di essersi ispirati ai sistemi canadese a australiano che utilizzano criteri meritocratici e di qualifiche nel processo di immigrazione.
Secondo la Casa Bianca, la nuova norma ha il triplice obiettivo di allentare le pressioni sui salariati poco qualificati, gestire al meglio i flussi di arrivi e rilanciare anche l’economia interna e la sicurezza. La norma dovrebbe sostituire l’attuale programma di visti introducendo un nuovo visto che tenga conto del grado di istruzione di coloro che entrano, delle conoscenze linguistiche, dei risultati ottenuti nei loro paesi di provenienza e delle capacità imprenditoriali.
Non sono poche le critiche al provvedimento. Associazioni per i diritti civili e opposizione democratica in congresso hanno subito protestato. Sembra molto difficile che i promotori della riforma possano ottenere la maggioranza qualificata di 60 voti su cento necessaria per portarla in aula e avviare il dibattito. E questo senza contare che anche su questo tema i repubblicani sono divisi. Il senatore della South Carolina Lindsey Graham ha denunciato che, se la norma entrasse in vigore, una simile legislazione sarebbe disastrosa per l’economia del suo stato che infatti dipende dagli immigrati legali in grandi settori quali l’agricoltura e i servizi.
Obiezioni vengono sollevate anche direttamente dal mondo dell’industria. Numerose aziende nei comparti più diversi sono oggi alle prese con una crescente scarsità di lavoratori e sono contrarie a creare nuovi ostacoli all’entrata nel paese.
Per Trump, quello dell’immigrazione è un tema cruciale, nel quale è in gioco gran parte del suo capitale politico. Una sconfitta anche su questo fronte — dopo l’impasse al congresso sulla riforma sanitaria — sarebbe davvero una sconfitta pesantissima.
Il tasso di gradimento del presidente nei sondaggi è sceso al 33 per cento. E in questo clima anche gli sviluppi del Russiagate — l’inchiesta sui presunti legami tra il Cremlino e lo staff presidenziale — stanno avendo un impatto molto negativo.

L'Osservatore Romano, 3-4 agosto 2017