sabato 12 agosto 2017

Spagna
Incontro a Madrid su «Amoris laetitia». Orientamenti per la pastorale familiare
L'Osservatore Romano
L’«accompagnamento pastorale» è esercizio di pazienza e misericordia che va declinato «più nell’indicativo e sempre meno nell’imperativo». Si tratta, in sostanza, di «aiutare le persone a camminare secondo le proprie possibilità fino alla cima della montagna, non di abbassare la montagna» ha spiegato con un’immagine efficace don José Guillermo Gutiérrez Fernández, del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, intervenendo nei giorni scorsi all’International Family Encounter promosso dalle Comunità di vita cristiana a Madrid.
All’incontro, organizzato in collaborazione con l’istituto della famiglia della Pontificia università di Comillas, hanno partecipato ottanta laici della spiritualità di sant’Ignazio di Loyola esperti in pastorale familiare, giunti da 30 paesi per approfondire il tema «Guardate come si amano: una risposta ignaziana laica alla chiamata di Amoris laetitia». A loro don Gutiérrez ha presentato una panoramica della «pastorale familiare nel mondo» individuandone «orientamenti e sfide» alla luce delle indicazioni dell’esortazione apostolica che ha raccolto i frutti dei due recenti sinodi (2014 e 2015) dedicati alla famiglia.
Il sacerdote messicano ha indicato tre tipologie di «contesti culturali, geografici e geopolitici» nei quali sono chiamati a lavorare quanti si occupano della famiglia — i paesi dove esiste un servizio pastorale strutturato, quelli di antica tradizione cristiana che affrontano difficoltà e problemi legati alla secolarizzazione, le nazioni di tradizione non cattolica — e ha presentato alcune «sfide comuni» che sollecitano la Chiesa a essere «vicina, samaritana, accogliente»: a diventare, cioè, «una Chiesa in uscita, missionaria».
Secondo il relatore, la prima di queste sfide è il confronto con una realtà segnata soprattutto dalla «perdita della speranza umana e cristiana nell’amore» e dalla conseguente difficoltà dei giovani di «assumere una responsabilità verso il partner e un impegno per tutta la vita». A ciò si aggiungono le problematiche morali e antropologiche legate all’accoglienza della vita umana e all’esercizio della sessualità intesa come «espressione matura di gesti che permettono ai coniugi di vivere intensamente la comunione in un dono reciproco totale».
Infine, va considerata l’esigenza di misurare il singolo «progetto familiare» con la visione più ampia del contesto nel quale si vive e con il «ruolo sociale» che viene riconosciuto alla famiglia. In tale ambito si inserisce la questione educativa, legata a filo doppio al problema della «trasmissione della fede» alle nuove generazioni. E più in generale emerge l’urgenza di valorizzare il disegno cristiano complessivo riproposto con chiarezza dall’Amoris laetitia.
Qui subentra il ruolo degli operatori di pastorale familiare, chiamati a misurarsi con gli esiti di una secolarizzazione che, secondo don Gutiérrez, presenta due punti critici: il primo si riferisce alla mancata corrispondenza tra «il progetto di sposarsi in chiesa» e «una vita di fede attiva»; il secondo riguarda la tendenza — che inizia a manifestarsi in alcuni paesi — a rinunciare al battesimo dei figli, privandoli della grazia del sacramento.
Sulla base di questa analisi, il sacerdote ha suggerito «alcune piste di azione» rileggendo, in sostanza, le «provocazioni pastorali» dell’esortazione apostolica, che — ha puntualizzato — rappresenta una vera e propria «tabella di marcia per coloro che lavorano a favore delle famiglie». In particolare don Gutiérrez ha rilanciato l’immagine della Chiesa come «ospedale da campo», ricordando che «se è necessario curare i feriti, è ancora più necessario prevenire le ferite». Il legame coniugale, infatti, è «un viaggio che dura tutta la vita, un cammino che conosce la bellezza e la gioia di essere amati e di amare, ma conosce anche i difetti e i peccati, le difficoltà e le sofferenze». Per questo deve essere considerato «con realismo e fiducia, come un crescere e uno svilupparsi insieme a poco a poco, passo dopo passo, con l’esercizio pratico, paziente e perseverante».
In tal senso l’Amoris laetitia invita a una pastorale «realista e diretta alle persone concrete», con una «grande attenzione alla comune esperienza umana». Una pastorale che non pretende di «imporre obblighi in modo autoritario» ma piuttosto di «educare alla libertà responsabile», aiutando le persone a «maturare le proprie convinzioni e i propri comportamenti» per «scoprire la verità su se stessi». È necessario mostrare «la bellezza del piano di Dio sulla famiglia» soprattutto con esempi concreti piuttosto che con enunciazioni di principio. Da qui l’importanza di valorizzare la formazione al matrimonio coinvolgendo le diverse realtà ecclesiali e le stesse famiglie con la loro «responsabilità missionaria». La parola d’ordine è «aggiungere, non togliere»: oggi più che mai — ha affermato il relatore — «la testimonianza di comunione ecclesiale e di santità personale sono un’urgenza pastorale».
In conclusione don Gutiérrez ha indicato alcuni «cantieri aperti» che offrono «prospettive di lavoro futuro» nell’ambito della pastorale familiare: l’accompagnamento, la preparazione dei futuri sposi, l’educazione affettiva sessuale, la pastorale degli anziani. «In ogni caso — ha ribadito — il metodo che ci chiede di seguire l’Amoris laetitia è il dialogo, l’incontro, la costruzione di ponti, uno sguardo cordiale verso il mondo, che ci permette di scoprire il senso delle domande che assillano gli uomini e le donne del nostro tempo, per portarli per mano verso l’incontro con il Padre misericordioso».

L'Osservatore Romano, 11-12 agosto 2017