giovedì 10 agosto 2017

Palestina
La nuova denuncia dell’Oxfam. A Gaza due milioni di persone senza i servizi essenziali
L'Osservatore Romano
La popolazione della striscia di Gaza affronta una crisi energetica e alimentare peggiore di quella che si è verificata durante l’ultimo conflitto, quello del 2014. Con la conseguenza che oggi circa due milioni di persone non hanno quasi nessun accesso a servizi essenziali, come l’acqua corrente E moltissimi hanno a disposizione solo due ore di luce elettrica al giorno.
Questo l’allarme lanciato ieri da Oxfam, a tre anni dalla fine della guerra che in cinquanta giorni devastò il territorio palestinese. «La crisi energetica a Gaza costringe centinaia di migliaia di persone al limite della sopravvivenza, dovute alle tensioni tra le autorità israeliane e palestinesi» ha spiegato Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia. «Questa emergenza deve essere risolta al più presto — ha sottolineato — perché a farne le spese è la popolazione intrappolata all’interno della striscia, che adesso è seriamente minacciata dalla diffusione di malattie causate dalla quasi totale carenza di servizi igienici e sanitari. Dopo la guerra nel 2014, il 50 per cento dei centri di trattamento delle acque reflue non funzionava più». Oggi «non funziona più nessun impianto. Ad agosto del 2014, 900.000 persone necessitavano di acqua e servizi igienici, oggi questo numero è salito a due milioni. Dopo l’ultima guerra, l’ottanta per cento della popolazione viveva solo con quattro ore di elettricità al giorno, oggi la maggioranza della popolazione solo con due».
Il progressivo degradarsi della situazione a Gaza — sottolinea una nota dell’Oxfam — è iniziato nel 2006, con il bombardamento israeliano dell’unica centrale elettrica di Gaza, che aveva costretto famiglie e imprese a poter usare l’elettricità solo per otto ore al giorno. A questo si è aggiunto poi il blocco israeliano, che ha creato notevoli difficoltà alle organizzazioni umanitarie nel tentativo di portare aiuti.
«Non c’è progetto, tra i tanti realizzati da Oxfam a Gaza per portare alla popolazione acqua, servizi sanitari e sostenere i piccoli agricoltori e lo sviluppo economico, che non sia stato condizionato dalla mancanza di energia elettrica» afferma l’Oxfam. «Senza elettricità è impossibile qualunque tentativo di ripresa: non si possono riattivare le centrali di desalinizzazione, i pescatori non possono conservare la propria merce e gli agricoltori non possono irrigare. Chi è impegnato in progetti informatici non può lavorare e le aziende sono costrette a operare tagli del personale. I costi economici e umanitari di questa crisi sono altissimi». Il tutto nel contesto di una delle aree più densamente popolate del pianeta, dove si registra il più alto tasso di disoccupazione al mondo: oltre il 43 per cento.
A confermare la gravità della situazione c’è anche la cronaca delle ultime ore. Questa mattina l’aviazione israeliana ha bombardato diverse località nella striscia come rappresaglia per il lancio di una razzo contro Israele la scorsa notte dal territorio palestinese. Nei raid aerei sono rimaste ferite due persone, stando a fonti ospedaliere locali. Il razzo aveva colpito una zona disabitata di Hof Ashkelon senza causare danni né feriti.

L'Osservatore Romano,9-10 agosto 2017