sabato 5 agosto 2017

(Manuel Nin) Una delle grandi feste nel calendario liturgico bizantino è la Trasfigurazione del Signore, che è la penultima nell’anno liturgico, prima della Dormizione della Madre di Dio. Un giorno di prefesta prepara il 5 agosto la celebrazione con alcune chiavi di lettura: il rapporto stretto tra monte Tabor e monte Calvario, quindi la Trasfigurazione come annuncio della redenzione, nuova creazione della natura umana da Cristo assunta e redenta: «Volendo, o Cristo, mutare la natura proveniente da Adamo, sali ora sul monte Tabor per manifestare la tua divinità».
Molti tropari dell’ufficiatura della festa, iniziando con la frase “prima della tua croce”, mettono in collegamento stretto il Tabor, luogo della Trasfigurazione del Signore, e il Calvario, luogo della sua vittoria sulla morte. Trasfigurazione e passione avvengono sulla montagna; presenti alla prima Mosè ed Elia, con i tre discepoli abbagliati dalla luce divina nel Tabor; presenti alla seconda la Madre di Dio e Giovanni apostolo, con le donne e i soldati sconvolti dalla sofferenza umana di Cristo: «Prima che tu salissi sulla croce, Signore, un monte ha raffigurato il cielo, e una nube lo sovrastava come tenda. Mentre tu ti trasfiguravi e ricevevi la testimonianza del Padre, erano con te Pietro, Giacomo e Giovanni, perché, dovendo essere con te anche nell’ora del tradimento, grazie alla contemplazione delle tue meraviglie non temessero di fronte ai tuoi patimenti». Lo scandalo e la paura dei discepoli di fronte al tradimento e ai patimenti sofferti da Cristo vengono così contrastati dalla gloria della sua Trasfigurazione.
La presenza dei tre discepoli è un annuncio della gloria di cui il Signore ci renderà degni. Mosè ed Elia, da parte loro, testimoniano l’adempimento delle promesse dell’Antico Testamento. Infine la voce del Padre, in uno dei tropari, annuncia la croce di Cristo e la sua vittoria sulla morte: «Trasfigurato su un alto monte, o salvatore, mentre erano con te i corifei dei discepoli, gloriosamente hai rifulso, indicando che quanti risplendono per l’elevatezza delle virtù, anche della divina gloria saranno fatti degni. E Mosè ed Elia, intrattenendosi col Cristo, mostravano che egli è Signore dei vivi e dei morti e il Dio che un tempo aveva parlato mediante la Legge e i profeti; a lui anche la voce del Padre dalla nube luminosa rendeva testimonianza dicendo: Ascoltatelo, con la croce egli spoglia l’ade e ai morti dona la vita eterna».
Parallelo tra Tabor e Calvario in diversi tropari, parallelo tra Sinai e Tabor in altri testi liturgici. Nel Sinai il Signore parla a Mosè con quella parola che è eterna: «Io sono colui che è». Nel Tabor invece il Signore annuncia ai discepoli la divinizzazione, cioè la ricreazione della natura umana da lui assunta per portarla alla sua originale bellezza: «Colui che un tempo, mediante simboli, aveva parlato con Mosè sul monte Sinai dicendo “Io sono colui che è”, trasfiguratosi oggi sul monte Tabor alla presenza dei discepoli, ha mostrato come in lui la natura umana riacquistasse la bellezza archetipa dell’immagine».
La Trasfigurazione rende di nuovo luminosa, bella, la natura umana oscurata in Adamo. Un tropario mette quasi in parallelo per via di contrasto la Trasfigurazione di Cristo con la caduta dei progenitori: «Prevedendo in Spirito la tua venuta tra gli uomini, nella carne, o Figlio unigenito, già da lungi Davide, padre di Dio, convocava la creazione alla festa, esclamando profeticamente: Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno. Salito infatti su questo monte, o salvatore, insieme ai tuoi discepoli, trasfigurandoti hai reso di nuovo radiosa la natura un tempo oscuratasi in Adamo, facendola passare alla gloria e allo splendore della tua divinità».
Molti testi liturgici della festa fanno una lettura allegorica e parallela di diversi testi della sacra Scrittura: «Venite, saliamo al monte del Signore [Isaia 2, 3] e alla casa del nostro Dio [Michea 4, 2] e contempliamo la gloria della sua trasfigurazione, gloria come di unigenito dal Padre [Giovanni 1, 14]; con la luce accogliamo la luce [Salmi 35, 10] e, spiritualmente sollevati in alto, in eterno cantiamo la Trinità consustanziale».
L'Osservatore Romano, 5-6 agosto 2017.