martedì 1 agosto 2017

Italia
Parolin ai veneti nel mondo: «I migranti di oggi, nostri fratelli»
Avvenire
(Francesco Dal Mas) C'è Mario, 95 anni, arrivato dal Venezuela, prima calzolaio, poi grosso imprenditore della scarpa. C' è Giulia con altre giovani amiche, che si avvolgono nella bandiera del Brasile. Ecco gli italo-canadesi di Toronto, che inalberano i loro vessilli. Non mancano mai i trevisani d' Australia, col tipico cappello dal quale penzolano i tappi di sughero. La signora Amedea, una vita in Svizzera, ha voluto salire anche lei sull' altopiano del Cansiglio, tra il Veneto ed il Friuli, per il raduno dei "Veneti nel mondo". Che - fa sapere il governatore Luca Zaia al cardinale Pietro Parolin - sono più numerosi, oltre 5 milioni, dei residenti. Sì, perché all' incontro non ha voluto mancare neppure lui, il Segretario di Stato Vaticano, accompagnando sua madre Ada.
E se il fondatore dell' Associazione Trevisani nel mondo, don Canuto Toso, racconta che ancora 30 anni fa erano gli ex emigranti ad accogliere nel profondo Nordest i primi immigrati, ecco Parolin coniugare al meglio le preoccupazioni di oggi. «Bisogna sempre considerare che tanti immigrati fuggono da morte sicura. Sono nostri fratelli. I veneti, i friulani, gli italiani lo sanno bene perché anche noi lo siamo stati. 
Occorre carità, amicizia, apertura, accoglienza, capacità di ve- dere nell' altro in primo luogo non un pericolo, ma una persona, con cui entrare in dialogo, superando pregiudizi e paure» raccomanda a chi è tentato di fare un passo a lato nell' accoglienza e nell' integrazione. «A questa generosità deve corrispondere un' azione efficace e solerte per governare e regolare il fenomeno, perché esso non può essere affidato solo alla generosità e al buon cuore dei singoli - insiste il più stretto collaboratore di Papa Francesco -, occorre compiere ogni sforzo per coniugare il dovere primario dell' accoglienza con quello di un' incisiva e coordinata azione volta a regolare il fenomeno, in modo che la generosa accoglienza possa trasformarsi in integrazione senza generare gravi squilibri». 
Ad ascoltare il Segretario di Stato ci sono parlamentari, numerosi sindaci ed amministratori regionali, fra i quali Zaia. Ed ecco che Parolin fa sintesi delle attese che spesso nel profondo Nordest non riescono a conciliarsi. «Si avverte anche la necessità - aggiunge - di una concertata azione degli stati negli organismi internazionali in grado di incidere sulle cause profonde di questo fenomeno intricatissimo e permettere agli Stati di provenienza di uscire da condizioni di miseria che offendono la dignità umana». 
Come ha detto Papa Francesco, la solidarietà, la cooperazione, l' interdipendenza internazionale e l' equa distribuzione dei beni della terra «sono elementi fondamentali per operare in profondità e con incisività soprattutto nelle aree di partenza dei flussi migratori » ricorda Parolin, che poi conclude. «La carità dei singoli, delle associazioni e della Chiesa va posta in sinergia con le iniziative dei pubblici poteri volte a creare le condizioni per un flusso migratorio ordinato, il cui carico non rimanga sulle spalle di pochi Paesi, in modo da accogliere con dignità chi fugge dalla disperazione e fermare nel medesimo tempo i trafficanti di essere umani». E sono applausi convinti anche da coloro che arrivano da più lontano.