mercoledì 2 agosto 2017

Congregazione per le Chiese Orientali
Il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, su invito del Vescovo di Concordia-Pordenone, S.E. Mons. Giuseppe Pellegrini, ha presieduto martedì sera presso la Parrocchia di Santa Maria Assunta in Bibione l'apertura della prima "Perdonanza Bibionese", concessa dal Santo Padre Francesco per il tramite della Penitenzieria Apostolica, dall'1 agosto fino al 16 agosto.Il Porporato è stato invitato poichè quest'anno la preghiera della comunità e delle migliaia di turisti che trovano una attento servizio pastorale durante il tempo di vacanza sarà in particolare volta per le comunità cristiane del Medio Oriente.
Dopo l'apertura della Porta Santa, ha avuto luogo la celebrazione Eucaristica, concelebrata, oltre che dal Vescovo e dal Parroco, da numerosi sacerdoti provenienti anche dalla Polonia, dalla Slovacchia, dalla Croazia, dall'India; il Cardinale ha tenuto l'omelia e al termine ha impartito la Benedizione Papale cui è legata anche l'indulgenza Plenaria.
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Eccellenza Reverendissima, Mons. Giuseppe Pellegrini, Vescovo di Concordia-Pordenone,
Reverendo Signor Parroco,
Distinte Autorità,
Reverendi Sacerdoti, Religiosi, Religiose, Seminaristi,
Sorelle e fratelli nel Signore!
1.“Oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi”. Con queste parole il Signore Gesù si rivolge ai presenti nella sinagoga di Nazareth, dopo aver proclamato il passo del profeta Isaia che annuncia l’anno di grazia del Signore, caratterizzato da un lieto messaggio destinato soprattutto ai poveri, ai prigionieri, ai ciechi e agli oppressi. Sentiamo risuonare anche nel nostro cuore l’invito alla gioia proclamato da Cristo, in questa celebrazione in cui abbiamo dato solenne inizio alla Perdonanza Bibionese con l’apertura della Porta Santa e con la benedizione papale che ho il mandato di impartirvi al termine della santa Messa. Ci sentiamo in comunione speciale con il Santo Padre Francesco, che ha posto l’annuncio della Misericordia e della gioia del Vangelo al centro del suo pontificato; con i pellegrini che ad Assisi celebrano la conclusione dell’ottavo centenario dall’istituzione del “perdono di Assisi”, che san Francesco ottenne da papa Onorio III; ma anche in modo particolare con tutti i nostri fratelli e sorelle cristiani del Medio Oriente, che da anni soffrono per le guerre, le violenze, alcune giunte fino al vero e proprio martirio, realtà a cui avete scelto di guardare e di mettere nella vostra preghiera in questo anno. E chiediamo insieme l’intercessione delle Beata Vergine Maria, qui venerata nel mistero della sua Assunzione al cielo, Ella che in questo modo diviene la certezza della nostra speranza cristiana – quella di risorgere con Cristo: ci ponga tutti sotto il suo manto e porti la nostra supplica e preghiera al trono di grazia dell’Onnipotente.
2. La porta della chiesa che abbiamo aperto è il segno visibile, il richiamo a contemplare il cuore di Dio spalancato sul mondo, che verso ciascuno di noi qui presenti come verso ogni uomo che vive sulla terra ha mandato il suo Figlio Gesù perché si compisse la parola annunciata dal profeta Ezechiele nella prima lettura: “io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura.. le radunerò, le farò riposare.. fascerò quella ferita e curerò quella malata”. San Paolo infatti chiama Dio “ricco di misericordia”, il quale “per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati”. L’iniziativa, il primo passo, è dunque del Signore: la salvezza che egli dona è la possibilità di vivere eternamente la comunione con Lui, alla quale Egli continuamente ci attrae. L’inizio della fede in ciascuno di noi è dono suo, certo per il tramite di tanti testimoni, ma la sorgente ultima è in Lui. Come pure, quando qualcuno di noi sente nel cuore di riconciliarsi e di ricevere il perdono, ecco che la Chiesa ha sempre insegnato a percepire quel desiderio come un segno dello Spirito santo che opera nel cuore dei credenti e nel mondo. Non solo nella sinagoga a Nazareth, ma l’intero mistero pasquale di Cristo ha inaugurato la pienezza del tempo, che per noi uomini è sempre un kairos, un tempo opportuno per la salvezza: a noi spetta viverlo, rispondendo, accettando che lo scorrere dei nostri giorni sia vissuto nel tempo di Dio che, come recita una cantata di Bach, è il tempo migliore di tutti: “Gottes Zeit ist die allerbeste Zeit”.
3. La vita di questa parrocchia da alcuni anni è diventata un punto di riferimento per migliaia di persone che vengono a Bibione per trascorrere il loro tempo estivo: nella calura della stagione, le diverse proposte di animazione spirituale si contraddistinguono offrendo quasi una sorgente che zampilla, rinfresca e disseta lo spirito dei villeggianti, che molto spesso lungo l’anno sono presi dalla frenesia del lavoro e degli impegni e non sempre lasciano che sia anzitutto il Signore a parlare alla loro vita e al loro cuore. A coloro che sul litorale si riposano contemplando l’orizzonte, qui è offerta la possibilità di rileggere la propria vita entro l’orizzonte del disegno di salvezza di Dio. La comunione che il Signore ci offre, per il tramite della Chiesa sua Sposa e nostra Madre con la confessione sacramentale e la ricezione dell’Eucarestia, vuole essere versata come balsamo sulle ferite dei nostri cuori: quelle causate dalla dimenticanza di Dio, da diverse forme di rancore o talora di odio per i fratelli, dal mancato rispetto del dono della vita umana, della famiglia o di una sessualità vissuta in armonia con il disegno del Creatore, da comportamenti di sfruttamento sul lavoro o di pratiche corrotte in ambito socio-politico, dai sentimenti di paura o di insofferenza verso gli altri, specie i più poveri o coloro che provengono da lontano, quando nella loro terra si combattono le guerre prodotte dagli interessi contrapposti delle potenze del mondo; la tratta delle persone; le ferite infine inferte ai bambini ai quali non è consentito nascere, a quelli che hanno subito violenze o abusi – da persone che li avrebbero dovuti educare o persino tra le mura domestiche, o a quelle degli anziani o degli ammalati abbandonati o fatti morire dagli Stati perché – si dice – la loro vita non è degna di essere vissuta. Ogni peccato ferisce il nostro rapporto con Dio e con gli altri, e reca il suo contributo al disordine del male che è presente nel mondo: l’indulgenza plenaria che la Chiesa come Madre premurosa dispensa in determinati momenti di grazia non è soltanto il perdono dei peccati, ma anche guarigione delle conseguenze che i nostri gesti o le nostre omissioni hanno immesso nella storia: Dio, che è Signore della storia, lo può fare e lo vuole fare perché egli – a differenza di noi - sa bene, come ci ha detto san Paolo, che “siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo”. Le opere non sono allora i mezzi attraverso i quali noi ci meritiamo qualcosa dal Signore, ma sono i segni che la nostra esistenza è tornata e vuole rimanere esistenza filiale, in cui risplenda la stessa carità di Cristo. Vi ringrazio per la vostra testimonianza di fede, per il vostro cammino di conversione, per l’entusiasmo che mettete nel far risplendere la gioia del Vangelo. Custodite la memoria della grazia che riceverete in questi giorni e diffondete così il suo buon profumo nel mondo.
4. Vorrei infine in questa celebrazione fare memoria anche di un anniversario particolare: cento anni fa, Papa Benedetto XV scriveva la “Lettera ai capi dei popoli belligeranti”. Egli si chiedeva: “Il mondo civile dovrà dunque ridursi a un campo di morte? E l'Europa, così gloriosa e fiorente, correrà, quasi travolta da una follia universale, all'abisso, incontro ad un vero e proprio suicidio?”, definiva la guerra “inutile strage”, e domandava che la “forza materiale delle armi fosse sottomessa dalla forza morale del diritto”. Noi siamo figli o nipoti di coloro che hanno attraversato quei terribili momenti, e molti di noi possono avere più vivo il ricordo del secondo conflitto mondiale. In cento anni, l’umanità ha raggiunto traguardi importanti, ha creato delle istituzioni internazionali perché non si ripetessero più certe tragedie, ma non si è estinto purtroppo il desiderio del potere, la sete del guadagno, il mercato delle risorse energetiche e delle armi per difenderle o conquistarle. Non solo, dalle carneficine fatte a colpi di cannone e fucili nelle trincee anche non lontane da qui, in Friuli, siamo passati alle esplosioni nucleari di Hiroshima e Nagasaki, il cui triste anniversario sarà tra pochi giorni, fino alle bombe che oggi qualcuno osa chiamare “Madre”. I fratelli e sorelle delle Chiese Orientali, ai quali in particolare si volge la vostra preghiera in questi giorni, sperimentano sulla loro pelle sofferenze e “inutili stragi”, causate in parte da un altro momento in cui i potenti della terra si fecero sordi all’appello lanciato da san Giovanni Paolo II prima della Guerra del Golfo e l’invasione dell’Iraq: “Mai più la guerra!”. Ma l’umanità è rimasta un popolo di dura cervice. Preghiamo per la conversione dei cuori, che assecondi l’aspirazione di tanti ad una “pace giusta e duratura”. Insieme alla riconciliazione sacramentale, compiamo opere di pace e di riconciliazione nella nostra vita, cominciando dalle nostre case e dalla nostra famiglie. E il Dio della pace, che vede nel segreto, ci ricompenserà! Amen.