giovedì 3 agosto 2017

Italia
«La salvezza è offerta a tutti non solo a dotti e sapienti»
Avvenire
(Stefania Falasca) «Mostrare una via di salvezza offerta a tutti e non riservata a piccoli gruppi di dotti e sapienti ». Una strada accessibile ai poveri, agli ultimi, «ampia e libera da ostacoli, che conduce alla salvezza», anche se attraverso una porta stretta come quella della Porziuncola, «porta dell' autentica conversione del cuore e della vita». È la via per varcare «la porta della vita eterna » del Perdono d' Assisi che da otto secoli vede convergere qui milioni di viandanti pellegrini e che quest' anno si è snodata sotto un sole particolarmente rovente. Questa volta c' è stato il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin per il 2 agosto, giorno dell' indulgenza della Porziuncola richiesta da san Francesco a papa Onorio III per il perdono completo a quanti confessati e pentiti l' avessero visitata.
E davanti alla folla accaldata e assiepata a Santa Maria degli Angeli, il cardinale Parolin ha chiuso così le celebrazioni per l' ottavo centenario del Perdono di Assisi inaugurate giusto il 2 agosto dello scorso anno dal cardinale Gualtiero Bassetti, anche ieri presente insieme al vescovo di Assisi-Nocera Umbra- Gualdo Tadino, l' arcivescovo Domenico Sorrentino. Nell' omelia il Segretario di Stato ha ricordato quando san Francesco «raggiante per aver ottenuto dal Papa la concessione dell' indulgenza non trattenne la gioia ed esclamò: 'Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso'». 
Sono parole che dicono non solo dell' ardore verso Dio di san Francesco che divenne compassione e carità verso il prossimo tanto da trasformarsi in supplica perché la Sua misericordia si riversasse sul suo popolo», dicono anche la missione fondamentale della Chiesa, che è quella di favorire l' incontro tra Dio e gli uomini e di «costruire solidi ponti tra cielo e terra». Rileggendo le cronache della vita di san Francesco in effetti si rimane stupiti nel vedere quanto contasse il Paradiso per gli uomini e le donne di quel tempo, quanto fossero disposti a camminare, ad impegnarsi, a pregare, per non allontanarlo dal loro orizzonte. «Desta meraviglia scoprire - ha detto il cardinale Parolin - quanto gli uomini pensassero alle cose del cielo, quanto fossero consapevoli che il destino definitivo, quello vero, non si gioca nelle soddisfazioni e realizzazioni terrene, ma lo si trova nel mondo futuro, lassù nella città dei santi e non quaggiù nelle città terrene, colme di affanni, di dubbi commerci e di vanità». 
Forse a quei tempi - ha detto ancora - l' animo umano era meno distratto da infinite immagini e suoni e la società e la cultura si dimostravano sensibili al soprannaturale, oggi non è facile «rientrare in se stessi», come fece il figliol prodigo, «non siamo aiutati a comprendere che, inseguendo soltanto realizzazioni terrene, si andrà incontro ad amare scon-fitte, non è scontato capire che occorre rivolgersi a Dio, chiedere a Lui luce e conforto, accogliere il suo perdono e cambiare vita». 
Mentre il cardinale pronuncia l' omelia molti sono i fedeli rimasti in fila per le con- fessioni. Il segretario di Stato ha parlato ancora a chi «è troppo pieno di sé, del suo potere, delle sue conoscenze e progetti, delle sue relazioni e ricchezze per accorgersi di un Dio che si fa piccolo, che si abbassa e si spoglia per innalzare e rivestire di grazia l' essere umano». E di come «la sapienza non si manifesti sulla vetta di qualche monte sperduto o in qualche appartato palazzo principesco, non nell' ambiente rarefatto e raffinato di qualche consorteria di eruditi, ma "in mezzo al suo popolo tra la moltitudine degli eletti"». Alla fine della celebrazione Parolin è tornato a ribadire che la via maestra della riconciliazione passa attraverso il perdono e mostra ad alcuni il regalo prezioso e simbolico di una croce pettorale fatta con un pezzo del legno del pulpito dal quale san Francesco otto secoli diede l' annuncio dell' indulgenza: «Ne hanno dato un pezzettino anche a me».