sabato 19 agosto 2017

L'Osservatore Romano
Per i cristiani il rischio maggiore è quello di essere contagiati dalla «malattia del conformismo». Un morbo che minaccia dall’interno le singole comunità che facilmente sono tentate dall’adagiarsi alla mentalità e agli stili di vita del momento. È quanto afferma il moderatore della Tavola valdese, Eugenio Bernardini, alla vigilia dell’annuale sinodo delle Chiese metodiste e valdesi che si svolgerà dal 20 al 25 agosto a Torre Pellice (Torino), “capitale delle valli valdesi” del Piemonte. Anche stavolta i centottanta deputati, pastori e laici in numero uguale, volgeranno la loro attenzione a numerosi temi di grande attualità: dal cinquecentesimo anniversario dell’inizio della Riforma protestante alle migrazioni, l’accoglienza, l’integrazione; dal dialogo ecumenico all’impegno nella società a favore dei diseredati; dalle questioni eticamente sensibili, come il fine vita, alle sfide della predicazione «in un mondo sempre più violento, arrogante e chiuso alle diversità».
Soprattutto, però, c’è un «problema», avverte Bernardini in un’intervista al sito Riforma.it, «che la Tavola valdese segnala quest’anno al sinodo con più forza: ci accorgiamo di essere chiese sempre meno “anticonformiste”». Si tratta, ovviamente, di una tentazione sempre ricorrente per tutte le comunità cristiane fin dai tempi apostolici. Il moderatore valdese ricorda come sia già l’apostolo delle genti, nell’epistola ai Romani, a esortare a non conformarsi al secolo presente. «Ora, noi abbiamo la sensazione — afferma Bernardini — che prosperi la difficoltà di dialogare con chi pensa diversamente, l’incapacità di riconoscere gli sbagli e di fare un passo indietro; ebbene, tutto questo è un “conformarsi” allo spirito del nostro tempo, fatto di litigiosità, arroganza, mancanza di ascolto e rispetto reciproco. E questo ci colpisce, perché coinvolge anche i ministri della Chiesa». E purtroppo, questo accade non soltanto per difficoltà caratteriali, ma «di fronte a diverse visioni, anche a livello locale, sulla missione della Chiesa, il dialogo troppo spesso lascia spazio al litigio, alla difficoltà di trovare un punto di mediazione».
In tal senso, osserva, «ci si scontra troppo frequentemente come in un condominio o per strada. È, questa, la malattia del conformismo: se queste cose avvengono in una comunità cristiana, che vive della novità e della “differenza” del Vangelo, e che dovrebbe essere una comunità che cura, in cui apprendere a livello elevato il rispetto reciproco, il dialogo, la democrazia, allora c’è qualcosa di grave che bisogna contrastare». Il richiamo contenuto nella lettera ai Romani «ci obbliga a un lavoro di disciplina e autodisciplina, quella di cui si deve nutrire chi vive del Vangelo».
L'Osservatore Romano, 19-20 agosto 2017.