giovedì 3 agosto 2017

Italia
Concluse le celebrazioni ad Assisi. Il perdono insegna che nessuno è solo
L'Osservatore Romano
(da Assisi Jean-Baptiste Sorou) «L’indulgenza è grazia. L’indulgenza non è un gesto magico ma ci dona quella grazia che, se il cuore nostro è aperto, ci rende felici in Dio, capaci di guardare noi stessi, il mondo e gli altri con gli occhi di Dio». Lo ha detto durante la messa vespertina, celebrata a conclusione della festa del Perdono, monsignor Domenico Sorrentino, arcivescovo vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino.
Di fronte a una fitta assemblea raccolta in silenzio, il presule ha parlato del senso dell’indulgenza per San Francesco e, di conseguenza, anche per la Chiesa di oggi. «Raccogliendosi in preghiera in questa chiesa così piccola, nella campagna di Assisi, Francesco — ha spiegato monsignor Sorrentino — ha fatto esperienza del suo peccato, ma anche della misericordia di Dio». «Non c’è perdono di Dio senza la coscienza della nostra pochezza, dove ci riconosciamo peccatori», ha ribadito. «Dove scendiamo in profondità e ci riconosciamo miseri, lì ci aspetta la misericordia di Dio. E in questa chiesetta, Francesco sperimenta la paternità e la maternità di Dio; scopre il volto materno della Madonna», ha ancora sottolineato monsignor Sorrentino. «Questa misericordia di Dio ci raggiunge nella nostra singolarità, ma ci fa scoprire anche che non siamo soli, che abbiamo dei fratelli. Perciò si capisce che è alla Porziuncola che Francesco plasma la sua prima comunità di fratelli e da qui li manda a predicare la misericordia», ha proseguito. Il perdono di Dio rinnovando la nostra vita è un costante richiamo alla santità. «Perché — come ha ancora detto il presule — Dio non ci vuole solo figli perdonati, ma ci vuole belli e santi. Infatti Francesco scopriva nel suo cuore il paradiso perché si sentiva totalmente guarito da Dio. L’indulgenza rende la nostra vita un paradiso. È una grazia perché Dio sa che solo la grazia ci può salvare. L’indulgenza non cambia come un gesto magico la nostra vita ma richiede la nostra costante disponibilità di cuore», ha concluso monsignor Sorrentino.
Poco prima della messa vespertina, nonostante il sole cocente e le temperature elevate, più di mille giovani provenienti da tutta l’Italia, dalla Bosnia, dall’Albania, dalla Croazia, dall’ Austria e dall’Ungheria avevano concluso con un gran momento di festa (musica, balli e preghiere) i sei giorni della tradizionale marcia francescana. Giunta alla trentasettesima edizione, quella di quest’anno aveva per tema: «Un passo oltre».
I partecipanti all’iniziativa, ai quali si sono aggiunte anche diverse famiglie italiane, sono stati accolti al loro arrivo sulla piazza della basilica di Santa Maria dal ministro generale dei frati minori, padre Michael Perry, e dal ministro provinciale dell’Umbria, padre Claudio Durighetto. La stessa piazza ha accolto nella serata di ieri il concerto offerto dalla banda musicale del corpo della Gendarmeria vaticana. Diretti a turno dal maestro Giuseppe Cimini e dal suo vice, Stefano Iannilli, i gendarmi hanno presentato un vasto e ricco repertorio nazionale, internazionale e francescano.

L'Osservatore Romano, 3-4 agosto 2017