domenica 6 agosto 2017

Italia Corriere della Sera
(Luigi Accattoli) Tettamanzi sostenitore di Francesco sull’apertura ai divorziati risposati: lo è stato senza fare rumore, com’era suo costume, ma con riconosciuta efficacia nella Chiesa italiana. Per l’arcivescovo emerito  di Milano l’esortazione «Amoris laetitia» di Papa Bergoglio — pomo di discordia per tanti — era  un documento «chiaro e chiarificatore», da accogliere con gratitudine. Ne lodava il «procedere  rigoroso e semplice» e il «linguaggio originale, quasi popolare». Invitava a «comprendere» quella  nuova lingua «magisteriale e pastorale» all’interno dello «sforzo sempre rinnovato della Chiesa nel  porre in primo piano la formazione delle coscienze e il cammino di ciascuna persona». Quanto ai  passaggi più contestati del documento, riguardanti la possibilità di ammettere ai sacramenti — in  casi particolari — i divorziati risposati, Tettamanzi affermava con la sicurezza del «teologo morale» qual era per formazione, che essi «in realtà sono pienamente coerenti con la dottrina tradizionale  della Chiesa». Queste argomentazioni si trovano nel volumetto che Tettamanzi ha pubblicato l’anno  scorso con il cardinale Antonelli intitolato «Per vivere l’Amoris laetitia» (Edizioni Ares). La  valutazione serena e colta di Tettamanzi è stata di aiuto ai due arcivescovi milanesi suoi successori  — cioè al cardinale Scola e al neonominato Delpini — nella definizione di un atteggiamento di  prudente ma schietta accoglienza delle novità introdotte da Francesco. La partecipazione di  Tettamanzi ai due sinodi sulla famiglia (2014 e 2015) e la «Lettera agli sposi in situazione di  separazione, divorzio e nuova unione» che aveva scritto nel 2008 costituivano il fondamento della  sua autorità in materia.