venerdì 4 agosto 2017

Iraq
Secondo l’Onu non si è mai fermato il genocidio da parte dell’Is. La tragedia dimenticata degli yazidi
L'Osservatore Romano
Il genocidio della minoranza yazida in Iraq da parte del sedicente stato islamico (Is) è tutt’ora in corso e non può essere dimenticato. Lo denuncia la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite per la Siria, affermando che il mondo non sta facendo nulla per punire questo crimine in corso da tre anni. «Il genocidio sta andando avanti e resta ampiamente impunito nonostante l’impegno preso dai paesi per evitare e punire questo reato», ha detto ieri la Commissione. «Migliaia di uomini e ragazzi yazidi restano dispersi e il gruppo terroristico continua a sottoporre circa tremila tra donne e ragazze in Siria a violenze orribili, tra cui stupri quotidiani e pestaggi brutali».
Non è la prima volta che l’Onu denuncia la brutalità con cui i jihadisti stanno dando la caccia alla minoranza yazida. Si tratta di uno dei grandi drammi che caratterizzano il conflitto siriano e iracheno. Un genocidio venuto alla luce per la prima volta nell’agosto 2014 e che non ha mai ricevuto adeguate condanne da parte degli organismi internazionali. Tanto che ancora oggi sono oltre tremila gli yazidi rapiti dai jihadisti, di cui non si sa nulla.
Per farsi un’idea della portata di questa tragedia è sufficiente l’ultimo rapporto, diffuso ieri, dal governo regionale del Kurdistan iracheno. Il documento riferisce che gli yazidi uccisi durante l’occupazione dell’Is sono stati 1293, un numero che però non tiene conto di quelli uccisi o rapiti nelle zone fuori dall’Iraq. Ma più che il numero delle vittime colpisce quello dei rapiti e degli sfollati. Gli yazidi rapiti dagli uomini di Al Baghdadi nel Kurdistan iracheno sono stati 6417 di cui 1102 donne ridotte a schiave sessuali e ben 1655 bambini anch’essi ridotti in molti casi a schiavi sessuali o trasformati in bombe umane. Gli sfollati costretti a fuggire per non essere uccisi o rapiti sono stati 360.000, di questi oltre 90.000 sono rifugiati all’estero. Nelle strutture ricettive e di assistenza curde — riferisce sempre il rapporto — ci sono 2645 bambini yazidi rimasti orfani; di questi almeno 220 hanno i genitori ancora in mano ai jihadisti.
I dati, tuttavia, non possono essere del tutto precisi. Negli ultimi giorni sono state ritrovate 43 fosse comuni; il numero delle vittime è ancora sconosciuto.
Ieri — come riportano numerosi media locali — Hejji Kandour Al Sheikh, membro yazida del parlamento iracheno, ha denunciato che a decine di migliaia di persone viene impedito di fare rientro nelle aree liberate a causa delle dispute territoriali tra il governo centrale iracheno e le autorità del Kurdistan le quali non vogliono più lasciare il territorio yazida sotto il controllo del governo di Baghdad. Secondo loro, l’esecutivo si è completamente disinteressato della protezione delle minoranze etniche. Sempre Hejji Kandour Al Sheikh ha denunciato che ancora le donne yazide in mano all’Is sarebbero oltre duemila, contestando in parte i numeri diffusi dal governo curdo.
Nell’ultimo anno gli yazidi sono stati molto attivi — grazie anche a un’organizzazione fondata in America, la Yazda — nel cercare di diffondere la consapevolezza sul genocidio subito dalla loro comunità. Hanno quindi fatto appello alla Corte penale internazionale e alle Nazioni Unite. Uno dei volti più noti di questa loro battaglia è quello di Nadia Murad, 21 anni, rapita dai miliziani e vittima di stupri. Nadia è riuscita a scappare. Ora è candidata al premio Nobel per la pace e ambasciatrice Onu per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani.

L'Osservatore Romano, 4-5 agosto 2017