lunedì 31 luglio 2017

Venezuela
(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla - Francesco Gagliano ©copyright) "Bisogna trovare una maniera pacifica e democratica per uscire da questa situazione, e l’unica strada è sempre la stessa: ci si deve incontrare, parlare, ma seriamente, per farne uscire un cammino di soluzione".  Sono parole del Segretario di stato, cardinale Pietro Parolin, date ieri in risposta ad alcuni giornalisti che lo interpellavano sulla situazione venezuelana, nelle ore in cui nel Pase si votava per eleggere oltre 500 costituenti che dovranno redigere una nuova Carta costituzionale in sostituzione di quella di Hugo Chávez del 1999. Per la Santa Sede, dunque, non cambia nulla rispetto a quanto ha già detto, anche per scritto, sul come uscire da questa drammatica e orrenda crisi che ormai offende ogni sentimento umano.
 Le parti, il governo di Maduro e le opposizioni (ormai 21 gruppi diversi), devono sedere attorno a un tavolo e negoziare con serietà, onestà e responsabilità uno sbocco condiviso “pacifico e democratico”. Si potrebbe leggere e dire, in altre parole più dirette, che per la Santa Sede l’elezione di costituenti ieri non ha nessun valore e nessuna legittimità. I risultati proclamati da parte del governo non sono affidabili e ovviamente non possono essere presi sul serio. Non c’è una sola autorità, interna o internazionale, che sia in grado di certificare una sola cifra, sia di quelle fornite dal governo che dalle opposizioni. Purtroppo l’unica cifra incontestabile è una sola: dal 4 aprile i morti sono almeno 115.

Nessuna elezione di costituenti, chiamati a scrivere una nuova Costituzione, può essere ritenuta accettabile senza aver ricevuto l’approvazione di tutti i settori della società venezuelana. Tra l’altro l’opinione dei vescovi del Venezuela è identica a quanto dichiarato dal Segretario di stato. A scanso di equivoci l’arcivescovo di Caracas, il cardinale Urosa, ha detto che si è trattato di una consultazione illegittima perché non voluta dal popolo.

Come prevedibile quindi l’operazione politica di Maduro, e di coloro che nel “chavismo” lo sostengono e incoraggiano, non ha fatto altro che peggiorare la crisi introducendo nuovi elementi di odio, separatezza, antagonismo e settarismo.

Le responsabilità storiche di Maduro sono enormi, e prima o dopo non potrà sfuggire ad un durissimo giudizio della storia. Con ogni probabilità questa consultazione di ieri - portata avanti al solo scopo di poter dichiarare illegittimo il Parlamento (dove la maggioranza è in mano all’opposizione) ed eliminare il Procuratore generale della Repubblica - sarà l’ultimo errore del Presidente venezuelano.