sabato 29 luglio 2017

L'Osservatore Romano
È un ragazzo di diciotto anni l'ultima vittima delle proteste in Venezuela. È morto a San Cristobal durante una delle tantissime manifestazioni tenutesi in tutto il paese contro il progetto di assemblea costituente voluto dal presidente Nicolás Maduro. Il voto per eleggere i 545 membri dell'assemblea che andranno a riscrivere la costituzione venezuelana si terrà domani. L’opposizione antichavista ha già detto che non riconoscerà la consultazione. «Questa elezione rappresenta una soluzione al conflitto e un passo in direzione della pacificazione» secondo il governo. «Un colpo ferale e definitivo alle istituzioni democratiche» dice invece l’opposizione, che controlla l'attuale parlamento. L’assemblea costituente andrebbe a sostituire proprio l’assise parlamentare.
Gli ultimi mesi sono stati drammatici: una campagna elettorale senza esclusione di colpi, manifestazioni, violenze e un bilancio di oltre cento morti negli scontri di piazza. I due blocchi si fronteggiano, in un tessuto sociale e soprattutto economico ormai disgregato. Otto persone sono morte durante lo sciopero generale di 48 ore convocato mercoledì e giovedì dall’opposizione. Il governo ha proibito ogni manifestazione pubblica fino a martedì prossimo. L’opposizione ha reagito convocando ieri una nuova manifestazione nazionale di massa con l’obiettivo di bloccare le strade e costringere l’esecutivo a trattare. Maduro, nel meeting finale della campagna per il voto di domenica, ha promesso che la costituente segnerà la «sconfitta definitiva della guerra economica» alla quale attribuisce la colpa della grave crisi che colpisce il paese. Il Venezuela è alle prese con un’inflazione che potrebbe raggiungere il 1000 per cento, un pil in rosso profondo da quattro anni e gravi problemi di approvvigionamento in cibo e medicine.
Per quanto riguarda gli scontri, il copione è ormai tristemente sempre lo stesso. I manifestanti invadono le strade e le piazze e le forze dell’ordine reagiscono. Oltre al ragazzo diciottenne, altre due persone sono morte ieri. Un ex tenente colonnello della guardia nazionale che protestava contro la costituente è deceduto dopo essere rimasto ferito a Cárdenas, nello stato di Táchira, nell’ovest del paese. La vittima si chiamava Eduardo Gil Rodríguez, di 53 anni, raggiunto da uno sparo all’inguine mentre manifestava davanti a una scuola dove è stato istallato un seggio elettorale per le elezioni di domenica.
Nel nordest, nella città di Ejido, è invece rimasto ucciso un agente di polizia. Si trovava impegnato in un’operazione quando è stato raggiunto da una pallottola alla testa. I morti dall’inizio delle violenze diventano così 113.
Sul piano internazionale, l’alto commissariato Onu per i diritti umani ha espresso la sua «profonda preoccupazione» per la violenta repressione delle manifestazioni. «Il desiderio del popolo venezuelano di partecipare o non partecipare alle elezioni deve essere rispettato dalle autorità» ha detto la portavoce Liz Throssel. La portavoce ha aggiunto che il governo di Caracas deve gestire le proteste di piazza «secondo le norme e gli standard internazionali riconosciuti in materia di diritti umani» e ha chiesto a chi si oppone alla costituente che lo faccia in modo pacifico.
Il presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, ha comunque già annunciato che il suo governo non riconoscerà il risultato delle elezioni. «Questa assemblea costituente ha una origine spuria e dunque non potremo riconoscerne i risultati» ha detto Santos durante un meeting politico a Barranquilla, nel nord della Colombia. Santos ha aggiunto che «continueremo comunque a insistere sulla necessità di una soluzione pacifica, rapida e democratica perché questa nazione che tanto amiamo possa uscire da questa sua fase oscura».
Secondo l’Unione europea, il voto di domani «è un nuovo colpo alla democrazia da parte del regime di Maduro». Lo ha detto il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani, secondo cui «appena dieci giorni fa oltre sette milioni di venezuelani si sono chiaramente opposti. Esprimiamo la nostra solidarietà con l’assemblea nazionale, il corpo legislativo venezuelano direttamente eletto dal popolo». Ancora una volta — ha detto Tajani — «chiediamo al governo di fermare la violenza».
L'Osservatore Romano, 29-30 luglio 2017.