domenica 30 luglio 2017

Vaticano
(a cura Redazione "Il sismografo")
Don Gilfredo Marengo, docente di antropologia teologica all’Istituto Giovanni Paolo II, da qualche mese è alla guida di un gruppo di ricerca sull’Enciclica di Papa Paolo VI, in vista del 50mo anniversario il 25 luglio 2018. Parlando con Roberta Gisotti della Radio Vaticana don Gilfredo ha spiegato giorni fa in cosa, insieme con altri, sta lavorando e al tempo stesso ha voluto precisare alcuni concetti che smentiscono una presunta iniziativa vaticana per una reinterpretazione della “Humanae Vitae”. Ecco il passaggio del colloquio con Radio Vaticana:
D – Il cammino che portò alla redazione di “Humanae Vitae” sappiamo fu lungo e complicato. Ma l’Enciclica merita ancora oggi di essere studiata e meglio compresa?
R – “Il tempo ha fatto giustizia di tante polemiche inutili e di tanti pregiudizi con i quali si guardò a Paolo VI, che gli causarono tra l’altro non poche sofferenze. È significativo che da allora, per dieci anni, fino alla sua morte, Paolo VI non pubblicò più nessuna Enciclica.
Nel tempo è stato decisivo il contributo di San Giovanni Paolo II, che non solo ha difeso il cuore dell’insegnamento di “Humanae Vitae” ancora prima di diventare Papa; ma poi si è fatto carico di sviluppare un’ampia riflessione – penso in particolare alle catechesi sull’amore umano – che hanno mostrato tutta la ragionevolezza di quanto “Humanae Vitae” insegna, anche integrandola e dando un maggior rilievo ad alcuni temi che in “Humanae Vitae” sono appena accennati e un po’ sacrificati.
E, certamente merita ancora di essere studiata e approfondita, almeno in due direzioni: da un lato, è necessario procedere a collocarla nel contesto di tutte le cose importantissime e feconde che la Chiesa in questi 50 anni ha detto su matrimonio e famiglia; credo che mai come in questi ultimi 50 anni la Chiesa si è impegnata su questi temi. Poi, dal punto di vista della ricerca storico-teologica, sarà molto utile poter ricostruire, esaminando la documentazione conservata presso alcuni archivi della Santa Sede, l’iter compositivo dell’Enciclica, che si è sviluppato con fasi distinte dal giugno 1966 alla sua pubblicazione, il 25 luglio 1968.
Proprio in vista di questo prossimo cinquantesimo, ho avuto il permesso di iniziare queste ricerche di archivio, affiancato da alcuni autorevoli studiosi, i professori Sequeri, Maffeis e Chenaux. L’impressione iniziale è che sarà possibile mettere da parte molte letture parziali del testo. E soprattutto sarà più agevole cogliere le intenzioni e le preoccupazioni che hanno mosso Paolo VI, e che lo hanno portato con tante difficoltà ad arrivare a risolvere positivamente la questione. Va rimarcato che non fu sempre sostenuto come era doveroso in quegli anni: tutta la vicenda complicata della Pontificia Commissione, che lavorò dal 1963 al 1966, e che alla fine non riuscì a dargli quello che gli era utile per poter procedere ad elaborare l’Enciclica. Cosicché Paolo VI quasi ha dovuto re-iniziare da solo, con l’aggravante che in quegli anni c’era un’opinione pubblica ecclesiale non solo polarizzata tra favorevoli e contrari alla pillola, ma analoga contrapposizione era anche molto presente nella comunità dei teologi di allora”.