lunedì 24 luglio 2017

Vaticano
Per la festa della Maddalena. Violenze e abusi sulle donne sono segno di inciviltà
L'Osservatore Romano
Corona di barche. Nel duecentocinquantesimo anniversario della fondazione della città della Maddalena, sulla costa settentrionale della Sardegna, nell’omonimo arcipelago, il 22 luglio si sono svolti i festeggiamenti nella memoria liturgica della santa patrona. La messa solenne, in serata, è stata presieduta dall’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, che ha tenuto l’omelia, e concelebrata dai vescovi Sebastiano Sanguinetti di Tempio-Ampurias, Corrado Melis di Ozieri, e Olivier de Germay di Ajaccio (accompagnato da una delegazione della città corsa), e da numerosi sacerdoti, alla presenza di autorità civili e militari. Al termine del rito, accolto da un caloroso applauso, è stato letto l’autografo di benedizione di Papa Francesco.
È seguita la tradizionale processione con la statua della Maddalena che ha percorso le vie della città e quindi è stata portata in mare contornata da una corona di imbarcazioni. Nell’occasione le Poste Italiane hanno emesso un annullo speciale con la riproduzione dello stendardo che sventolava sul forte Sant’Andrea, nel febbraio 1793, durante la tentata, e fallita, invasione dell’isola da parte dell’esercito francese guidato dal giovane Napoleone Bonaparte. Pubblichiamo stralci dell’omelia del sostituto Angelo Becciu.
(Angelo Becciu) Quest’anno, per la prima volta, per disposizione del Santo Padre Francesco, la memoria liturgica di santa Maria Maddalena viene celebrata con particolare risalto in tutta la Chiesa. Gesù le aveva mostrato il suo amore guarendola da una grave malattia, ritenuta opera dei demoni, e lei lo ha ricambiato fino alla fine: è fra le donne che sono ai piedi della croce. Ma non le basta stare accanto a lui nel momento della morte, vuole prendersi cura anche del suo corpo sepolto. Non trovandolo più nella tomba va a riferirlo a Pietro, ma non si rassegna alla scomparsa.Torna verso la tomba e continua disperatamente nella ricerca. Quando, dopo lo smarrimento, le è apparso il Signore risorto, ha provato una gioia mai provata prima ed è nato un legame così profondo che niente ha più potuto spezzare, neppure la morte. Così è per noi. Un amore o un’amicizia ritrovati dopo la prova, anche dopo il tradimento, possono essere ancora più belli, perché purificati e pervasi di misericordia. Basta non arrendersi di fronte agli smarrimenti e alle difficoltà, perseverando con fiducia nella ricerca e nell’attesa. Non siamo anche noi alla ricerca di Gesù? Non vogliamo anche noi incontrarlo? Tanti, forse tutti noi qui presenti, già l’abbiamo trovato, siamo già suoi discepoli. Eppure a volte lo smarriamo, o lo sentiamo lontano. Abbiamo l’impressione che ci abbia abbandonato, che non ascolti più la nostra preghiera. Altre volte siamo noi ad abbandonarlo con i nostri peccati, con scelte sbagliate o semplicemente con il sopraggiungere di una qualche indifferenza o stanchezza. Il Signore ci invita a non lasciarci scoraggiare, ma a confidare nella sua misericordia.
Il vangelo (Giovanni 20, 1-2.11-18) ci mostra anche un altro tratto dell’amore di Maria Maddalena. Ella infatti strinse a sé Gesù [...] È un atteggiamento tipico delle donne del Vangelo, le quali avvertono il bisogno di un contatto tangibile con Gesù. Gli apostoli invece rimangono come paralizzati davanti al risorto e dev’essere Gesù a domandare loro di toccarlo, di prendere contatto con la realtà della sua incarnazione, presente anche dopo la risurrezione. Maria Maddalena non ha bisogno di questo invito, al pari delle altre donne che baciano spontaneamente i piedi al Signore risorto, lo abbraccia e lo tiene stretto a sé.
Questo episodio di Maria Maddalena e questi atteggiamenti delle donne del vangelo ci ricordano che Gesù non è un’idea o una dottrina, ma una persona concreta, Dio fatto uomo, entrato nella nostra storia, che ha assunto la nostra umanità con tutte le sue debolezze. Ciò è ben sottolineato dalla devozione semplice della gente del popolo, che tocca e bacia le immagini sacre, per il bisogno di esprimere concretamente l’amore e la devozione nei confronti del Signore Gesù. Questi gesti devozionali sono il paradigma dell’amore concreto, che sa prendersi cura delle persone da amare come le ha amate Gesù, “toccando” le loro necessità, servendole nella quotidianità, facendosi “prossimi” a esse, vicini, attenti, consolando, aiutando, condividendo.
Un’ulteriore caratteristica della nostra santa: è annunciatrice della buona novella che il Signore è risorto e vivente! Il suo non è un annuncio astratto, di pura dottrina, come di quanti imparano grazie allo studio o per aver ricevuto un insegnamento. La sua è una testimonianza diretta, personale. L’annuncio autentico presuppone l’esperienza di ciò che si annuncia. Maria di Magdala è apostolorum apostola, apostola degli apostoli, perché trasmette loro quanto ha vissuto e visto con i propri occhi: l’incontro personale con Gesù risorto.
Le donne che seguivano Gesù come discepole erano numerose, ma la Maddalena è quasi sempre nominata per prima nei vangeli, come fosse alla testa di quel gruppo, sua leader indiscussa. Abitualmente i maestri del tempo avevano soltanto discepoli uomini al loro seguito. Gesù invece ammette nella sua cerchia anche le donne, operando un autentico cambiamento di mentalità. Esse lo seguono al pari degli apostoli e degli altri discepoli, ascoltano le sue parole, condividono con lui e con gli altri i propri beni, fanno parte in tutto della nuova famiglia, del nuovo popolo di Dio che Gesù è venuto a formare.
L’attenzione di Gesù alle donne ci induce a riflettere sul ruolo che esse ricoprono oggi nella società e nella Chiesa, invitandoci a non avere preclusioni verso di loro, e soprattutto a valorizzare il “genio femminile”. Occorre riconoscere e incoraggiare l’opera inestimabile di tante donne, favorire sempre più quelle iniziative che consentano loro di esprimersi effettivamente a livelli rilevanti nella vita culturale, sociale, religiosa, economica e politica, oltre che, ovviamente familiare. Gli intollerabili episodi di violenza, a cui purtroppo assistiamo con troppa frequenza in questi ultimi tempi, richiedono da parte delle istituzioni, della scuola, della Chiesa e delle varie agenzie educative, come anche delle famiglie, un urgente sforzo comune per individuare un’efficace strategia volta a prevenire violenze e abusi, e a debellare questo tragico fenomeno, segno di inciviltà.
L'Osservatore Romano, 24-25 luglio 2017