giovedì 27 luglio 2017

L'Osservatore Romano
A San Pietroburgo. È a San Pietroburgo la delegazione cattolica — guidata dal cardinale presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani — incaricata di riportare a Bari la reliquia di san Nicola. Giovedì 27 luglio, la delegazione — di cui fa parte anche l’arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Francesco Cacucci — si è recata nella cattedrale della Santa Trinità presso la lavra di San Aleksandr Nevskij dove è attualmente custodita la reliquia, e ha quindi fatto visita alla tomba del metropolita Nicodemo di Leningrado. La mattinata si è conclusa con la celebrazione della messa nella basilica cattolica di Santa Caterina. Il cardinale Koch ha tenuto l’omelia di cui pubblichiamo ampi stralci. Nel pomeriggio, dopo le visite alle cattedrali della Madonna di Kazan e di Sant’Isaac, il presidente del dicastero per l’unità dei cristiani ha incontrato nel monastero di Novodevici il metropolita Ilarione di Volokolamsk, presidente del dipartimento delle relazioni ecclesiastiche esterne del patriarcato di Mosca.
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(Kurt Koch) Nella lettura odierna, profonda e bella, dal libro veterotestamentario dell’Esodo (19, 1-2, 9-11, 16-20) ci viene indicato in cosa consiste essenzialmente la nostra vita di cristiani. In fondo, è molto semplice: essere cristiani significa vivere una relazione personale con Dio; tutto il resto è una conseguenza. Ed è Dio stesso a prendere l’iniziativa in questa relazione. Dio annuncia a Mosè che verrà da lui e da tutto il popolo. Dio è certamente il Santo, l’Altissimo, l’Imperscrutabile; ma proprio come tale egli vuole incontrare il suo popolo ed essergli vicino. Il nostro compito è prepararci alla venuta di Dio. Dio verrà il terzo giorno; il secondo giorno è il tempo dei preparativi, così come Dio annuncia a Mosè: «Va’ dal popolo e santificalo, oggi e domani».
Cosa significa questo santificarsi? Ciò che significa risulta evidente soprattutto nella figura di Mosè stesso. Di lui il libro veterotestamentario del Deuteronomio dice: «Non è più sorto in Israele un profeta come Mosè, che il Signore conosceva faccia a faccia» (34, 10). Mosè ci viene qui presentato come un profeta, e immediatamente ci viene indicata la vena profetica della sua vita: il fatto che il Signore lo conosce “faccia a faccia”. Essere profeti in questo modo e santificarsi è la stessa cosa. Il segno distintivo di un vero profeta e di un santo è infatti la relazione familiare “faccia a faccia” con Dio, il parlare con Dio come fa un amico con un amico e, partendo da questo intimo incontro con Dio, riuscire a parlare anche agli altri uomini. Un santo profeta, dopo essere stato toccato personalmente dal Dio vivente, sa che il suo dovere è annunciare la verità, che è Dio stesso, e testimoniarla in maniera credibile con la sua vita.
Noi tutti siamo chiamati a vivere come Mosè e a santificarci. Affinché possiamo migliorare sempre più su questa via, i santi ci assistono con il loro esempio e con la loro intercessione. I santi sono come stelle nel cielo della storia umana che ci indicano il cammino da seguire, ci mostrano quale è la vita nello Spirito e nella sequela di Gesù Cristo e ci aiutano a diventare santi noi stessi, poiché ci testimoniano la santità di Dio. [...] Santo è l’uomo che radica saldamente l’infinito desiderio del suo cuore in Dio, è l’uomo che ha, come unico anelito, quello di rendere gloria a Dio con la propria vita.
Quando veneriamo un santo, rendiamo gloria a Dio. La venerazione dei santi è culto divino e adorazione di Dio nella sua santità e nella sua venuta che santifica gli uomini. I santi sono come il prisma colorato che riflette la luce della santità di Dio in diversi toni cromatici e rifrazioni. Sono la costellazione cristiana nella quale si rispecchia la santità di Dio.
Ciò che diciamo dei santi, vale in modo particolare per san Nicola, la cui reliquia è esposta alla venerazione dei fedeli nella cattedrale della Santa Trinità. Poiché san Nicola ha vissuto al tempo della cristianità ancora indivisa, la sua intercessione e il suo aiuto sono particolarmente importanti per la ricomposizione dell’unità della Chiesa in oriente e in occidente.
Lo scambio di reliquie che vengono offerte alla venerazione dei fedeli è una forma particolarmente bella di avvicinamento tra le nostre Chiese, poiché in tale avvicinamento viene coinvolto più ampiamente il popolo di Dio.
Quando domani la reliquia tornerà al suo luogo di origine, il compito di noi tutti rimarrà quello di restare fedeli alla preghiera per l’unità, continuando a chiedere l’intercessione dei santi. Infatti, i santi delle nostre Chiese, che sono già uniti in cielo, sono i nostri migliori intercessori e accompagnatori sul cammino ecumenico, e possono aiutarci a realizzare l’unità dei cristiani.
Come abbiamo ascoltato nella lettura odierna, il nostro contributo consiste essenzialmente nel santificarci, affinché il Signore possa venire “il terzo giorno”. Questo “terzo giorno” è ora, nel momento in cui Dio stesso viene a noi nella celebrazione dell’Eucaristia. Essa è il nuovo Sinai, la cima del monte dal quale il Signore ci chiama, così come fece con Mosé, per donarci la sua presenza e renderci partecipi della sua santità.
L'Osservatore Romano, 27-28 luglio 2017.