mercoledì 19 luglio 2017

Vaticano
(a cura Redazione "Il sismografo")
Papa Francesco da giorni è in vacanze estive, la quinta volta dalla sua elezione. E' un periodo di riposo-lavoro, non scandito da una scaletta protocollare, aperto a improvvisazioni del momento. Il papa trascorre queste giornate dedicando tempo alla preghiera, allo studio, all'ascolto della musica, alla lettura di testi nuovi e rilettura di testi conosciuti. Ovviamente continuano a essere molti gli incontri: con collaboratori, amici, esperti, giornalisti, studiosi e accademici.
Quest'estate lo sguardo è molto concentrato sul suo importante viaggio in Colombia, dove si recherà dal 6 all'11 settembre, "per annafiare i delicati semi della pace e della riconciliazione" nel ricordo di tante vittime, quasi sempre civili innocenti, estranei alle guerre civili che hanno insaguinato il Paese dal 1948 in poi. 
Il 18 agosto 2014, sull’aereo che lo riportava a Roma dalla Corea del Sud, Papa Francesco rispose a una domanda della giornalista Deborah Ball sull’intenso ritmo di lavoro delle sue giornate – cosa che preoccupava molti – con queste parole: “Eh sì, qualcuno me l’ha detto! Io ho fatto le vacanze, adesso, a casa, come faccio di solito, perché… una volta, ho letto un libro, interessante, il titolo era: “Rallegrati di essere nevrotico”! Anch’io ho alcune nevrosi, ma bisogna trattarle bene, le nevrosi! Dare loro il mate ogni giorno… Una di queste nevrosi è che sono un po’ troppo attaccato all’habitat. L’ultima volta che ho fatto vacanze fuori Buenos Aires, con la comunità gesuita, è stato nel 1975. Poi, sempre faccio vacanze – davvero! –, ma nell’habitat: cambio ritmo. Dormo di più, leggo le cose che mi piacciono, sento la musica, prego di più… E questo mi riposa.”
Papa Francesco ama le vacanze e il riposo ma ritiene che siano momenti della vita così delicati e decisivi da dover amministrare con saggezza e prudenza, anche accrescendo la fatica, se necessario. Un paradosso? No. Il riposo, pensa il Papa, si raggiunge facendo cose diverse da quelle del tempo ordinario, persino se sono faticose. (Luis Badilla)