sabato 22 luglio 2017

Vaticano
Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. In difesa dei minori migranti
L'Osservatore Romano
L’avvio di «azioni comuni e coordinate nei paesi di origine, transito e destinazione al fine di assicurare che tutti i minori migranti e rifugiati siano sempre protetti da ogni forma di abuso» è stata auspicato dallo scalabriniano Fabio Baggio durante la settimana di studio su mobilità umana e giustizia globale, promossa in Calabria dall’università cattolica del Sacro cuore in collaborazione con istituzioni che si occupano del fenomeno migratorio. Il sottosegretario della sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale ha espresso il rammarico della Chiesa «per la scarsità di politiche adeguate circa l’assistenza e l’inclusione dei migranti» mentre al contrario, un numero crescente di paesi sta «adottando politiche più restrittive al fine di eliminare ogni forma di irregolarità migratoria»; norme sempre più drastiche di cui «i minori sono vittime innocenti».
Giunta all’ottava edizione, l’iniziativa formativa, avviata per rispondere alle questioni legate alla mobilità umana comprendendo anche gli aspetti concernenti la giustizia, ha avuto quest’anno per tema «Bambine, bambini e adolescenti nei processi migratori». Una tematica che prende spunto dal messaggio di Papa Francesco per la giornata mondiale 2017 su «migranti minorenni, vulnerabili e senza voce». Il Pontefice invita a difenderli da ogni forma di abuso attraverso tre verbi: proteggere, integrare e puntare a soluzioni durature. E nel farlo riprende la linea tracciata dal predecessore, Benedetto XVI, che nel messaggio per la medesima occasione del 2008, aveva sottolineato le sfide poste da tre diverse situazioni: i minori non accompagnati, i fanciulli incarcerati nei campi di detenzione e i piccoli vittime della tratta. Papa Ratzinger aveva poi ripreso il tema due anni dopo denunciando il fatto che molti paesi erano inadempienti circa gli impegni assunti con la firma e la ratificazione della convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia. E in tale contesto padre Baggio ha ribadito che «oltre allo scambio di informazioni, la cooperazione tra le organizzazioni e le istituzioni, sia religiose sia civili, deve declinarsi nella costituzione di reti transnazionali di protezione e assistenza».
Del resto il crescente clamore suscitato dai milioni di rifugiati e richiedenti asilo, pone davanti agli occhi di tutti come la migrazione sia «divenuta un fenomeno globale» e come oggi molti flussi siano «dovuti a conflitti, disastri, persecuzioni, cambiamento climatico, violenza, povertà estrema e condizioni di vita disumane». Per questo, ha fatto notare il sottosegretario, «emigrare oggi significa affrontare grandi sacrifici e spesso i bambini pagano il prezzo più alto, specialmente quando emigrano da soli». Spesso trascurati, discriminati ed emarginati, i fanciulli costituiscono tra i migranti il gruppo più vulnerabile per tre ragioni fondamentali: perché minori, perché stranieri e perché inermi. E non solo: «Quelli in situazione irregolare devono spesso nascondersi dalle autorità — è stata la denuncia del religioso scalabriniano — e non godono di un accesso equo all’istruzione e all’assistenza medica». Insomma la loro «situazione è particolarmente precaria, al punto che molti minori non accompagnati vengono sfruttati dai turpi mercati della prostituzione o della pedopornografia, resi schiavi del lavoro minorile o arruolati come soldati.
Urgono allora risposte durature, che consistono innanzitutto nell’«adoperarsi per eliminare le cause delle migrazioni forzate di tanti fanciulli: guerre — le ha elencate padre Baggio citando Papa Francesco — violazioni dei diritti umani, corruzione, povertà, squilibri e disastri ambientali». Al contrario, «un ambiente sicuro e giusto è la prima condizione per poter garantire uno sviluppo umano integrale per tutti e specialmente per tutti i bambini e le bambine» che rappresentano le speranze dell’umanità.
Infine il relatore ha espresso la gratitudine e incoraggiamento della Santa Sede a quanti «si adoperano per difendere e assistere i minori migranti in situazione di vulnerabilità», perché — ha concluso — «il loro servizio esprime tangibilmente l’amore materno della Chiesa nei confronti dei piccoli, la cui accoglienza permette di accogliere Cristo in persona».

L'Osservatore Romano, 22-23 luglio 2017