sabato 15 luglio 2017

Ucraina
Quinto giorno della visita del Cardinale Sandri in Ucraina
Cong. Chiese Orientali
Il quinto giorno della visita del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali in Ucraina, si è aperto con il lungo trasferimento dalla regione orientale, da Kharkiv, fino a Ivano - Frankivsk, dove accompagnato dal Nunzio Apostolico S.E. Mons. Claudio Gugerotti, da S.B. Sviatoslav Shevchuk e da Mons. Joseph Grech, Segretario della Nunziatura a Kyiv, è stato accolto presso l'aeroporto dall'Arcivescovo Metropolita S.E. Mons. Volodymyr, dal Vescovo di Kolomyja-Cernivci S.E. Mons. Vasyl Ivasyuk, dal Rev.do Mons. Yaroslav Karpyak della Congregazione per le Chiese Orientali e originario della zona.
La prima tappa è stata la visita nella cattedrale della Metropolia greco-cattolica, con un gruppo di sacerdoti e fedeli e il coro che ha eseguito all'ingresso e durante la breve preghiera delle splendide melodie. Di lì lo spostamento in Seminario, con il pranzo cui hanno preso parte alcune autorità regionali e cittadine, oltre ai Vescovi e ai Seminaristi, che hanno poi mostrato al Prefetto il Seminario, la cappella dove la comunità si ritrova per la liturgia quotidiana, e hanno chiesto a Sua Eminenza di benedire da lontano il cantiere di un nuovo ospedale che l'Arcieparchia sta cercando di portare a termine.
Nel primo pomeriggio la delegazione ha iniziato il trasferimento al Santuario di Zarvanytsia, a circa 100 km di distanza, e man mano che ci si avvicinava si notavano sulla strada gruppi di pellegrini, giovani e adulti, che si stavano recando a onorare la Madre di Dio. Prima degli ultimi chilometri, il corteo si è fermato per l'ormai tradizionale rito di accoglienza guidato dal Metropolita S.E. Mons. Vasyly Semeniuk di Ternopil e da un gruppo di fedeli.
Giunti al santuario, ove in questi giorni si stimano radunate circa 70000 persone, provenienti dall'Ucraina, dall'Italia, dalla Slovacchia e dalla Polonia, i Presuli hanno iniziato il previsto incontro con i giovani pellegrini. A loro ha rivolto anzitutto un saluto il Cardinale Sandri (testo allegato), mentre di seguito - secondo una formula già avviata da qualche anno - alcuni giovani hanno potuto presentare delle domande al Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina S.B. Sviatoslav. La prima domanda ha riguardato le speranze per il cammino ecumenico in particolare in Ucraina, la seconda il rapporto genitori e figli in particolare sul tema della libertà di scegliere un proprio percorso di vita da parte del figlio nello studio e nel lavoro, la terza su come va pensata la possibilità per un giovane che ha studiato all'estero di fare rientro in Ucraina, l'ultima infine sul cammino di preparazione al matrimonio, con la fatica di comprendere una certa burocrazia in questo ambito, oltre che sul corretto modo di pensare l'uguale dignità di marito e moglie all'interno della vita di coppia e nella famiglia che si è formata.
Prima di cena, in una delle cappelle del Santuario, il Cardinale Sandri ha presieduto in forma privata la celebrazione della Santa Messa in rito latino, per raggiungere poi i Vescovi giunti numerosi per la cena e per la grande Veglia di preghiera, con la processione con le candele e il Moleben sulla spianata dinanzi al Santuario nuovo. Il Cardinale Sandri al termine ha rivolto ai pellegrini un discorso di saluto e di incoraggiamento, e insieme all'Arcivescovo Maggiore, al Nunzio e altri Vescovi ha impartito la Benedizione Apostolica che Papa Francesco aveva concesso di poter trasmettere, come segno di vicinanza e di incoraggiamento.
Durante la notte i pellegrini hanno potuto continuare altre preghiere e riflessioni, prima di pernottare e attendere la celebrazione nelle prime ore del mattino delle Lodi e della Divina Liturgia Pontificale nel centocinquantesimo anniversario dall'incoronazione della Madonna di Zarvanytsia.

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Saluto del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ai giovani giunti in pellegrinaggio al Santuario di Zarvanytsia, sabato 15 luglio 2017 A.D.
1. Scrivo a voi, o giovani, scrivo a voi o figli, che avete vinto il mondo e custodite la parola!
Come l’apostolo Giovanni nella sua prima lettera, così mi rivolgo qui quest’oggi, cari giovani, certo che siate anche voi come quelli descritti dall’Evangelista. Da cosa desumo questa certezza? Sempre nella scrittura, il profeta Isaia dice che “anche i giovani si affaticano e si stancano, ma quanto confidano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come di aquile”. Voi siete giunti a questo santuario percorrendo diverse strade a piedi, per onorare la Tutta Santa Madre di Dio, Maria Santissima, che è anche Madre della Chiesa e di ciascuno di noi. Avete faticato, ma i vostri passi non si sono fermati. Avreste avuto mille motivi per stare a casa: esternamente, il caldo estivo e la fatica del cammino, ma anche e soprattutto quelli interiori. Le domande e i dubbi: “perché devo mettermi sulla strada a marciare come un pellegrino, quando vedo intorno a me tante sofferenze, tante fatiche, legate alla possibilità di costruire un futuro, attraverso un lavoro, una certa stabilità economica per poter sostenere la nascita di una famiglia e dei figli? Perché credere in Dio, quando vedo intorno a me tanta violenza, quando sento i rumori della guerra, quando i passi che sono chiesti ad alcuni di voi sono quelli del mettersi in marcia come soldato? Perché fidarsi ancora, quando sembra che non possa essere arrestata una mentalità corrotta, l’attaccamento al potere vissuto come tornaconto personale più che nell’interesse della collettività e nella costruzione del bene comune?
2. Che risposta posso offrirvi? Parole di consolazione? Io vi dico semplicemente: guardatevi, come stiamo facendo noi qui dal palco, vedete i vostri visi stanchi forse, ma contenti. Il vostro mettervi in cammino e l’esser giunti fino a qui sono la risposta che il vostro cuore e la vostra vita hanno dato ad ogni dubbio e ad ogni domanda, che può sorgere nei giovani come negli adulti. Il mettersi in cammino è l’atteggiamento giusto del cuore e della vita, ed è anche il più ragionevole. Ci si mette in cammino con la mente, imparando a studiare e riflettere, coltivando l’intelligenza per imparare a discernere ciò che accade intorno a noi e nel mondo. Pensate alla Vergine di Nazareth, dopo l’annuncio dell’angelo: ha ricevuto un dono grande, e per questo è entrata in dialogo con l’angelo, ha voluto capire di più, ha voluto capire meglio. Ha obbedito, sì, prestando ascolto, ma non ha rinunciato al suo desiderio di comprendere: per questo ha domandato “come accadrà questo, poiché non conosco uomo!”. Ma la sua domanda è diventata anche il motore per non restare chiusa in se stessa, ma anzi per uscire, per andare dalla cugina Elisabetta: lei la avrebbe aiutata a capire, perché secondo l’annuncio dell’angelo stava diventando madre anche lei, in modo umano certo - a differenza di Maria - ma tuttavia in una modalità che corrispondeva al dono di Dio, perché ormai era troppo avanti con gli anni. L’incontro con Elisabetta è una occasione preziosa per Maria, tanto è vero che proprio lì la Vergine Maria esplode nel canto di gioia di quello che noi chiamiamo il Magnificat.. che è il canto dei poveri di Israele, di quelli che nonostante tutto hanno continuato a credere che il Signore non si sarebbe dimenticato delle sue promesse. E nel canto di Maria c’è la grande saggezza di chi impara a fidarsi di Dio perché contempla le grandi cose che Lui ha fatto lungo la storia e che continua a fare ora. Lo stesso luogo in cui ci troviamo, questo famoso e bel santuario, fa parte della storia di fede dei fedeli greco-cattolici ucraini, e ci invita a imparare a conoscere la nostra tradizione e a scoprire come Dio oggi continua a starci vicino e a renderci partecipi e protagonisti dell’opera della salvezza che Egli sta continuando a compiere anche per il vostro popolo. La fede dei piccoli e dei semplici che come Maria continuano a sperare contro ogni speranza è lo strumento prezioso con cui Dio continua ad entrare nel mondo oggi e a salvarlo. Vado col cuore a quanto ho vissuto nella vostra terra in questi giorni: le celebrazioni, ma anche le visite e gli incontri fatti nella zona orientale, tanto provata dai combattimenti che hanno costretto alla fuga tanti dei vostri fratelli e sorelle. Ho visto il dolore, ma anche tanti segni di speranza, come tante fiammelle che pian piano accendono un grande fuoco: penso ai gesti di accoglienza e carità, al bene ricevuto anche grazie alla colletta per l’Ucraina voluta dal Santo Padre Francesco, a quegli sfollati che hanno iniziato a darsi da fare tramite la Caritas per alleviare il dolore e le privazioni di altri che si trovavano nella loro stessa situazione. Non dimentico il dolore e la speranza testimoniata da alcuni sacerdoti, greco-cattolici e latini, alcuni dei quali negli anni del comunismo sovietico hanno subito il carcere e la deportazione, o nei recenti episodi di guerra che hanno insanguinato la vostra terra si sono messi a proteggere e a salvare quanti più potevano ed erano in pericolo. Ma per voi, ragazzi e ragazze, che navigate sui mezzi di comunicazione, vi invito a andare a vedere i volti dei bambini e dei volontari di un centro di educazione cristiano in Pakistan - nazione dove i nostri fratelli soffrono ancora di più a motivo della loro fede in Gesù - il Jeremiah Educational Center a Faisalabad, e guardarli quando ogni giorno compiono un gesto di carità o si fermano a pregare il rosario per far arrivare l’abbraccio di Gesù e il loro al piccolo Charlie Gard e alla sua famiglia in Inghilterra. L’esercizio dell’intelligenza per comprendere il presente, la preghiera, la carità e la solidarietà sono i modi in cui anche voi vi potete mettere in cammino, come Maria, facendovi pellegrini sulle strade della vita e di questo mondo che tanto ha bisogno della vostra forza e del vostro entusiasmo. Sentite vicino Papa Francesco, che mi ha personalmente incaricato di portarvi il suo affetto e la sua benedizione: molti di voi lo hanno incontrato e ascoltato a Cracovia alla giornata mondiale della Gioventù dello scorso anno. Vi invito a nome suo a leggere e meditare il messaggio che egli ha scritto questo anno esortandovi a camminare verso la prossima tappa a Panama, nel 2019: vi chiede di proseguire i vostri passi non solo facendo memoria del passato, ma avendo anche coraggio nel presente e speranza per il futuro, a riconoscere le vostre origini, per ritornare sempre all’essenziale e lanciarsi con fedeltà creativa nella costruzione di nuovi orizzonti. Siate luce e sale di questa terra, e non rassegnatevi a pensare che le cose non si possono cambiare. Cambiate la società, dove spesso domina il più forte e la corruzione, attraverso un cuore puro, fedele a Dio, fedele all’umanità più autentica. Lasciate che l’olio della consolazione di Dio lenisca le ferite interiori di tanti, e permettetemi un pensiero per quelle giovani donne, che a causa dell’indigenza, attraverso la promessa di un guadagno facile, hanno accettato di portare in grembo un figlio attraverso la maternità surrogata. Una pratica terribile, sulla quale in tanti paesi sta crescendo la sensibilità perché venga messa al bando. Soprattutto a quelle di loro che sentono ora il dolore per quel figlio “transitato” nel loro corpo, e a quelle che hanno vissuto il dramma e il peccato dell’aborto, preghiamo che sentano il desiderio della carezza della misericordia di Dio e impegniamoci però per un nuovo sussulto di difesa della dignità della donna e dei bambini da ogni forma di traffico e sfruttamento.
Aiutate i vostri pastori nel cammino di preparazione al Sinodo dei Vescovi che Papa Francesco ha convocato a Roma nell’ottobre del 2018 proprio per riflettere sulla realtà di voi giovani e sulla vostra vocazione: ricordate quanto vi scrive il Santo Padre: “Le cose si possono cambiare? SI. Questo grido nasce dal vostro cuore giovane che non sopporta l’ingiustizia e non può piegarsi alla cultura dello scarto, né cedere alla globalizzazione dell’indifferenza! Ascoltate quel grido che sale dal vostro intimo! Anche quando avvertite, come il profeta Geremia, l’inesperienza della vostra giovane età, Dio vi incoraggia ad andare dove Egli vi invia: Non aver paura, perché io sono con te per proteggerti”. Così sia. Ora vi lascio al dialogo con Sua Beatitudine Sviatoslav, affidandovi alla protezione della Vergine Maria. Grazie

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Discorso del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, al termine della processione con le candele e il Moleben con i pellegrini, Santuario di Zarvanytsia, sabato 15 luglio 2017 A.D.
Beatitudine Sviatoslav,
Eccellentissimo Nunzio Apostolico Claudio,
Eccellentissimo Metropolita Vasyl,
Confratelli nell'episcopato,
Reverendi sacerdoti, religiosi e religiose, seminaristi,
Sorelle e fratelli nel Signore!
1. Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse.Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia (cfr. Is 9) La profezia di Isaia risuona nei nostri cuori questa notte. Da molte strade e da molti luoghi siamo giunti qui, per pregare e venerare la Tutta Santa Madre di Dio al Santuario di Zarvanytsia, affidando alla sua potente intercessione la pace nell’amata Ucraina. Il buio della notte fa eco al buio dei cuori: pensiamo a quello che sperimenta il popolo sofferente, a chi ha dovuto lasciare la propria casa, a chi è stato ferito o ha visto qualche persona cara cadere vittima dei combattimenti, alle madri che piangono i figli uccisi, a chi cerca di veder rispettata la propria dignità attraverso la possibilità di un lavoro onesto che consente di mantenere la propria famiglia, ai bambini orfani e feriti nel corpo e nella mente. Ma ancora più impenetrabile è il buio di chi ha il cuore gravato dall’egoismo e dal peccato, perché in diversi modi si è reso responsabile di qualche male: quello compiuto contro i propri fratelli in umanità, quello contro la vita nascente, quello dell’arricchimento grazie allo sfruttamento di altre persone, quello delle divisione delle famiglie, quello del vizio che fa perdere la propria dignità. La Madre di Dio nella preghiera del Magnificat proclama che Dio ha guardato alla sua piccolezza e umiltà. Piuttosto che puntare il dito contro gli altri, a ciascuno di noi tocca anzitutto riconoscere la nostra personale fragilità, le nostre tenebre. E quando subiamo il male, e tanti sperimentano il “dolore innocente” anche in questa terra, dopo il momento di sconforto e comprensibile lamento, subito dobbiamo saper vigilare sul nostro cuore, perché Dio mette in guardia anche noi come fece con Caino: “il peccato sta accovacciato dinanzi alla porta del tuo cuore come una bestia feroce, ma tu dominalo”. Se dopo aver ricevuto un male infatti, il desiderio di aver giustizia si spingesse fino a far crescere in noi il rancore, l’odio o il desiderio di vendetta, ecco che al male noi risponderemmo con il male e contribuiremmo alla crescita delle tenebre, anziché cercare la luce del Signore, che ci aiuti a vincere il male con il bene.
La vostra presenza qui, il pellegrinaggio che avete compiuto per giungere ai piedi della Madre di Dio, è il gesto che proclama la nostra fede che vuole essere come quella di Maria, che nell’incontro con la cugina Elisabetta esclama: “di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono”. Noi siamo viandanti sulle strade della vita, mendicanti della misericordia di Dio, e abbiamo illuminato questa notte con la luce delle candele e il calore della nostra preghiera e dei nostri canti. Le icone della Deesis che abbiamo contemplato fin da piccoli ci hanno insegnato la certezza che la Madre di Dio raccoglie le nostre preghiere e continua ad intercedere per noi peccatori presso il trono di Cristo suo Figlio. Questa notte è veramente beata, perché nelle nubi dense che avvolgono questa cara Nazione noi sappiamo che si può continuare a camminare, celebrando la luce di Cristo, Figlio di Dio nato da Maria Vergine.
2. Giunto in Ucraina mi sono fatto io stesso pellegrino, e prima di incontrarmi con voi questa sera ho attraversato, in compagnia di Sua Beatitudine Sviatoslav e del Nunzio Apostolico Claudio, la parte orientale di questa terra: sono stato a Kharkiv, Kramatorsk e Sloviansk. Ho visto alcune case e chiese segnate dai proiettili, un ospedale distrutto dai bombardamenti, ho ascoltato i racconti di alcuni sfollati dalle regioni di Donetsk e Luhansk, ho abbracciato alcune famiglie e i bambini che mi hanno raccontato le loro storie. Mi sono fatto compagno di strada del vostro popolo che ha dovuto affrontare un conflitto ancora non risolto. Io stesso qui ringrazio il Signore e la Madonna, per il dono che è stata questa esperienza. Da un lato, la mia presenza è stata accolta come un segno dell’affetto con il quale il Santo Padre Francesco continua a seguire le vicende del vostro popolo, e a Lui ho promesso che avremmo pregato secondo le sue intenzioni questa sera. Senza dubbio sono venuto a portare la luce dell’amore del Santo Padre. E torno da Papa Francesco, con una lampada accesa riempita con l’olio della vostra fede, della vostra speranza, della vostra carità. Sì, perché ho visto le lacrime solcare i volti di alcune madri, ma ho visto anche come tante di loro, anziché fermarsi nel lamento o nel grido di disperazione, si sono date da fare per aiutare altre persone ugualmente bisognose e sofferenti. Ho visto l’amicizia e la collaborazione tra sacerdoti della Chiesa greco-cattolica e latina, ho ascoltato la preghiera che si elevava nelle liturgie perché possa venire la pace e la riconciliazione, e ci si possa incontrare presto e collaborare per il bene della Nazione con i fratelli Ortodossi. Ho visto il sorgere di chiese e centri per le attività della Caritas, ove raccogliere i bambini e le loro madri, offrire la possibilità di sfamarsi agli indigenti, aiutare ad avviare una nuova attività e un lavoro a chi ha lo perso insieme alla casa. Ho visto gli occhi lucidi per le lacrime di fratelli e sorelle che tornavano poi a sorridere e sperare perché stavano insieme, pregando e lavorando. Ho toccato con mano che la presenza della chiesa greco-cattolica in quei luoghi garantisce l’assistenza pastorale ai propri fedeli ed offre, insieme agli altri cristiani, a tante persone ancora segnate dagli anni dell’ateismo di stato una possibilità di cercare l’incontro con Dio. Ecco perché posso fare mie le parole del profeta “il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce”, e sono io stesso colpito dai segni di una gioia passata attraverso la sofferenza che si moltiplica e si diffonde nei cuori sui quali è stato versato il balsamo della carità e della consolazione.
3. Centocinquant’anni sono passati dalla canonizzazione di san Giosafat e dall’incoronazione della Madonna di Zarvanytsia e centoventicinque anni dalla nascita del Cardinale Josyf Slipji a Zadrist, non lontano da qui: in questo periodo non sono mancate le sofferenze e i momenti di vero e proprio martirio e persecuzione, ma la fiamma della vostra fede non si è spenta, come ebbe a dire San Giovanni Paolo II: “i martiri e i confessori della fede della Chiesa in Ucraina ci offrono una stupenda lezione di fedeltà a prezzo della vita. E noi, testimoni privilegiati del loro sacrificio, siamo coscienti che essi hanno contribuito a mantenere nella dignità un mondo che sembrava avvolto dalla barbarie. Essi hanno conosciuto la verità e la verità li ha resi liberi. I cristiani d’Europa e del mondo, chini in preghiera sul limitare dei campi di concentramento e delle prigioni, devono essere riconoscenti per quella loro luce: era la luce di Cristo, che essi hanno fatto risplendere nelle tenebre. Queste, agli occhi del mondo, sono apparse per lunghi anni vincenti, ma non hanno potuto spegnere quella luce, che era la luce di Dio e luce dell’uomo offeso ma non piegato”.
4. Cari fratelli e sorelle della chiesa greco-cattolica Ucraina, il Santo Padre Francesco vi ama e vi incoraggia a continuare ad essere popolo che cammina certo della luce di Cristo che risplende anche nel buio più profondo del cuore dell’uomo e della storia; continuate ad essere pellegrini, a portare con voi la fiamma della fede, della speranza e della carità, a pregare e a supplicare l’intercessione della Madre di Dio di Zarvanytsia, dei martiri, dei confessori e dei testimoni del Vangelo della vostra storia, in una fedeltà creativa alle vostre radici e tradizioni che sappia rispondere alla sete di Dio dell’uomo e della donna di oggi. Madonna di Zarvanytsia, spes nostra salve. Amen.