mercoledì 26 luglio 2017

Sud Sudan
Un altro drammatico capitolo del conflitto sudsudanese. Migliaia di donne e ragazze che hanno subito stupri nel corso di aggressioni sessuali di natura etnica stanno affrontando gravi conseguenze psicologiche e non hanno nessuno cui chiedere aiuto. È quanto denuncia l’organizzazione internazionale Amnesty International in un rapporto intitolato «Non rimanere in silenzio. Le sopravvissute alla violenza sessuale in Sud Sudan chiedono giustizia e riparazione». Il rapporto, frutto di una ricerca congiunta di Amnesty International e dieci difensori dei diritti umani sudsudanesi i cui nomi sono protetti per evitare rappresaglie da parte del governo, rivela che dall’inizio delle ostilità alla fine del 2013 migliaia di persone in tutto il paese hanno subito gravi atti di violenza sessuale. Gli autori appartengono a entrambe le parti in conflitto: le forze governative del presidente Salva Kiir di etnia dinka e quelle dell’ex presidente Riek Machar di etnia nuer, e dei rispettivi gruppi armati alleati.
«Siamo di fronte a violenze sessuali di massa eseguite con premeditazione nei confronti di donne vittime di stupri di gruppo» ha dichiarato Muthoni Wanyeki, direttrice di Amnesty International per l’Africa orientale, il Corno d’Africa e la regione dei Grandi Laghi. «Queste azioni indifendibili hanno cambiato completamente la vita delle vittime, lasciandole alle prese con conseguenze debilitanti, di natura fisica e psicologica. Molte sopravvissute agli stupri sono state abbandonate dai loro mariti e dalle famiglie di questi e stigmatizzate dalla comunità d’appartenenza» ha aggiunto Wanyeki.
I ricercatori di Amnesty International hanno intervistato 168 vittime di violenza sessuale, tra cui 16 uomini, in città e villaggi di quattro stati del Sud Sudan (Equatoria centrale, Jonglei, Alto Nilo e Unione) e in tre campi per rifugiati nel nord dell’Uganda. In alcuni casi, gli aggressori hanno ucciso le donne dopo averle stuprate. Una donna che aveva cercato di resistere allo stupro è stata brutalmente ferita con un coltello ed è morta quattro giorni dopo.
L'Osservatore Romano, 25-26 luglio 2017.