giovedì 27 luglio 2017

Siria
La comunità di Mar Musa spera ancora
Repubblica
(Marco Ansaldo) Lo cercano ancora con speranza, i suoi amici della comunità religiosa al monastero di Mar Musa, fondata dallo stesso gesuita nel 1991. Dopo il rapimento di padre Paolo, sono rimasti solo in quattro o cinque, tra monaci e monache, tutti siriani, nella comunità guidata da suor Houda, dove continuano a fare un prezioso lavoro di assistenza ai profughi tra mille difficoltà. Resistono con coraggio e smentiscono in modo categorico le voci secondo cui avrebbero intenzione di lasciare tutto e trasferirsi in Turchia: «Il nostro posto è qui».
Questo centro spirituale ecumenico misto, dedicato a promuovere e incoraggiare il dialogo fra cristianesimo e islam, è un monastero oggi a rischio. Eppure padre Dall' Oglio - sulle cui posibili tracce la Santa Sede, per iniziativa di papa Francesco, ha messo da tempo la Gendarmeria vaticana - questo ambiente ricco di misticismo, incastonato fra i monti a 80 chilometri da Damasco, l' aveva individuato e scelto come suo luogo di elezione. «Mi è piaciuto subito, appena l' ho incontrato nel 1982 - disse in un' intervista in video - quando ero studente di arabo e di studi islamici. E a partire dal 1991 c' è una comunità monastica di fratelli e sorelle, dedicati alla vita contemplativa, al lavoro manuale e all' ospitalità abramitica, nel desiderio di costruire l' armonia islamo-cristiana». Lo aveva riscattato dai ruderi di un monastero dell' XI secolo. Il giovane gesuita decise di avviarne la ricostruzione per coltivare lì, in un luogo ricco di incroci spirituali, il dialogo interreligioso. Nel corso degli anni la comunità proseguì la sua missione cercando di costruire «ponti di amicizia e di armonia con l' Islam». Nel 2010, la costruzione di un nuovo monastero nel nord dell' Iraq, a Suleimaniah. Grande attivismo, forse eccessivo per quelle latitudini. Gli amici di Dall' Oglio ricordano che fu proprio questo a renderlo inviso al regime di Assad. Nel 2012, per qualche tempo il padre si rifugiò nel Kurdistan iracheno. Ma la sua determinazione nel restare in Siria si è rivelata troppo rischiosa.