giovedì 20 luglio 2017

Polonia
Contro la riforma della giustizia. L’Ue minaccia sanzioni alla Polonia
L'Osservatore Romano
La riforma della giustizia polacca allarma la commissione europea, rischiando di aprire una faglia insanabile con Bruxelles. Tra una settimana, infatti, arriveranno da Bruxelles due nuove procedure di infrazione e una terza raccomandazione. Questo — si legge in un documento — a causa di una «sistematica minaccia dello stato di diritto» a Varsavia. Dopo l’estate, dicono a Bruxelles, potrebbe addirittura scattare la procedura prevista dall’articolo 7 dei Trattati, quella contro i paesi riottosi alle direttive comunitarie.
Procedura — mai utilizzata, ma solo evocata per il caso Haider in Austria — che prevede sanzioni fino al blocco del diritto di voto dello stato colpito. Il vicepresidente della commissione Ue, Frans Timmermans, ha esplicitamente messo sul tavolo la questione ieri, nella conferenza stampa tenuta dopo avere presentato al Collegio dei Commissari il suo rapporto sulla situazione in Polonia. «Siamo molto vicini a far scattare la procedura», ha detto.
È dal suo insediamento nel novembre 2015 — ricordano gli analisti politici — che il governo di Beata Szydło, espressione del Pis, il partito nazionalista di destra guidato da Jarosław Kaczyński, è in rotta di collisione con l’Unione europea.
Secondo Timmermans, «le nuove leggi aboliscono ogni indipendenza della giustizia, che viene messa sotto il pieno controllo della politica», con i giudici che «dipenderanno direttamente dai leader politici per le loro carriere e pensioni». Il vicepresidente della commissione ha poi spiegato: «Il ministro della giustizia avrà il potere di nominare o destituire i presidenti dei tribunali senza alcun controllo. La cosa solleva la questione della compatibilità con il diritto europeo, perché i tribunali nazionali devono intervenire in caso di violazione alle leggi europee». In quel caso — ha aggiunto — «i giudici sono dell’Unione europea e il fatto che non siano pienamente indipendenti è una minaccia per tutti i paesi, gli imprenditori e i cittadini europei, anche solo in visita in Polonia».
Nel paese, dove il Pis ha conquistato la maggioranza assoluta in parlamento con appena il 31,7 per cento dei voti nelle ultime elezioni legislative, continuano le proteste.
L'Osservatore Romano, 20-21 luglio 2017