giovedì 27 luglio 2017

Mondo
In aumento le vittime minorenni della tratta di esseri umani. Mercato senza scrupoli.  Sono nigeriane e rumene le più colpite
L'Osservatore Romano
Un dramma che corrode nel profondo la società contemporanea. Il fenomeno della tratta e dello sfruttamento di minori nel mondo è per sua natura largamente sommerso, ma i dati disponibili sui casi emersi in 106 paesi sono più che allarmanti. Su 63.251 casi rilevati a livello globale, infatti, ben 17.710 (un un caso su quattro) riguardano bambini o adolescenti, con una larga prevalenza di genere femminile (12.650). I minori rappresentano il secondo gruppo più numeroso tra le vittime di tratta dopo le donne.
Questi alcuni dei dati contenuti nel dossier «Piccoli schiavi invisibili 2017» redatto dall’organizzazione internazionale Save the Children, in collaborazione con altre organizzazioni in vista della Giornata mondiale contro la tratta, in agenda domenica. La ricerca approfondisce i dati e i profili delle vittime e degli sfruttatori, offrendo così una fotografia molto chiara del fenomeno.
La tratta dei minori si dimostra molto radicata nei paesi dell’Unione europea, dove nel 2016 risultano almeno 15.846 vittime accertate o presunte, di cui le donne rappresentano il 76 per cento e i minori il 15 per cento. Le principali forme di sfruttamento emerse sono la prostituzione forzata (67 per cento) e lo sfruttamento lavorativo (21) soprattutto in ambito agricolo, manifatturiero, edile, nei servizi domestici e nella ristorazione.
Nel 2016 il numero dei minori soli nigeriani arrivati via mare in Italia è triplicato (3040 casi). Inoltre, si è registrata una presenza crescente di adolescenti e bambine (anche di 13 o 14 anni) reclutate con l’inganno nel loro paese di origine, a Benin City o nelle aree rurali e nei villaggi più remoti degli stati dell’Anambra, del Delta e del Lagos. Vengono quindi portate in Libia e poi fatte arrivare in Italia per essere sfruttate nella prostituzione.
La filiera criminale nigeriana che gestisce la tratta a scopo di sfruttamento sessuale in Europa è basata su fasi e ruoli ben definiti — dice il rapporto — a partire dalle adescatrici, che operano direttamente in Nigeria. Ci sono poi i responsabili del trasferimento delle vittime in Niger dove le cedono a gruppi criminali arabi che le trasportano in Libia e le sequestrano. Le bambine vittime possono subire ogni tipo di violenza durante il viaggio, nel quale vengono vendute e ricomprate più volte. In Italia sono obbligate a restituire un debito che può arrivare a 40 o 50.000 euro, ma devono pagare ai trafficanti anche vitto e alloggio, bollette, vestiti e fino 200 euro al mese per il posto in strada in cui sono costrette a prostituirsi, spesso obbligate a rapporti senza protezione, e con tariffe che in zone più periferiche possono scendere a dieci o cinque euro.
C’è poi il caso delle ragazze rumene, che sono il secondo gruppo più numeroso dopo quello nigeriano tra le giovani vittime di tratta per lo sfruttamento sessuale in strada in Italia. Si tratta in prevalenza di adolescenti provenienti da contesti socio-economici molto poveri, come le regioni della Muntenia e Moldova, nei distretti di Bacau, Galati, Braila, Neamt e Suceava, che in alcuni casi erano senza genitori o affidate a terzi, quando sono state attratte e manipolate da coetanee, ragazzi o uomini adulti, sulla base di proposte di lavoro fasulle. E nella speranza di un riscatto sociale.

L'Osservatore Romano, 27-28 luglio 2017