giovedì 27 luglio 2017

Messico
L’episcopato dopo l’attentato a Città del Messico. Voce sempre alta contro la violenza
L'Osservatore Romano
Non ha causato danni alle persone, ma suscita inquietudine e preoccupazione l’esplosione di un ordigno avvenuta martedì, quando in Messico era l’una e cinquanta di notte, di fronte all’ingresso principale della sede della Conferenza episcopale messicana (Cem) a Città del Messico.
In un comunicato diffuso dalla stessa Cem e firmato dal segretario generale, monsignor Alfonso Gerardo Miranda Guardiola, si legge: «Ringraziamo per l’appoggio e la solidarietà mostrata da parte dei nostri fratelli vescovi, da fedeli, sacerdoti, istituzioni, così come da molte persone di buona volontà che ci hanno fatto sentire la loro vicinanza con autentica preoccupazione. Ringraziamo anche le autorità, sia federali che locali, che hanno mostrato il loro sostegno e la loro collaborazione, con l’obiettivo di chiarire quanto è accaduto. Come organo collegiale dei vescovi del Messico, desideriamo rivolgere un appello alla serenità, alla prudenza, al rispetto della vita umana e delle sue istituzioni. Questo fatto ci invita a riflettere seriamente sulla necessità di ricostruire il tessuto sociale, per favorire un ambiente di sicurezza per tutti i cittadini». E il comunicato conclude: «Rinnoviamo l’invito a una conversione sociale che ci faccia vedere tutti come fratelli, nell’auspicio che ogni cittadino sia costruttore di pace nel nostro paese».
Movente e autori del gesto sono ancora ignoti. Da tempo tuttavia la Chiesa in Messico denuncia epiosodi di violenza contro esponenti del clero. In qualche caso preti e religiosi rimangono vittime di rapine particolarmente violente da parte di esponenti della criminalità comune. Ma, come sottolineato dalla stessa Conferenza episcopale in più di un’occasione, a essere presi di mira sono religiosi impegnati in delicati compiti di promozione sociale fra le fasce più svantaggiate della popolazione.
Oltretutto, l’attentato di martedì scorso è stato preceduto da un altro fatto inquietante accaduto una decina di giorni fa quando, come ha raccontato il vescovo di Cuernavaca, Ramón Castro Castro, una busta con la scritta «donazione» era arrivata in una parrocchia della diocesi per poi esplodere nelle mani dell’inserviente che l’aveva aperta. Nonostante le cronache annotino sempre più frequentemente questi casi di aggressione nei confronti di suoi esponenti, la Chiesa non ha certo cessato di far sentire la sua voce a denuncia delle ingiustizie e per uno sviluppo organico del paese centroamericano.
L’attenzione dell’episcopato si è incentrata negli ultimi mesi in particolare sui gravi fenomeni del narcotraffico e della corruzione, che hanno raggiunto dimensioni piuttosto estese.
Il clima di ostilità si è fatto tangibile. Il 18 luglio scorso, in un quartiere di Cancún, un gruppo di persone ha completamente distrutto una piccola cappella cattolica costruita solo una settimana prima. Sull’accaduto è intervenuto anche il vescovo di Cancún-Chetumal, Pedro Pablo Elizondo Cárdenas: «Nessuno può distruggere una costruzione — ha detto — se non l’autorità responsabile. Malgrado il programma urbano non sia chiaro, nessuno può agire in questo modo. Se si tratti di un’area verde o destinata al culto, lo può decidere solo il Comune con la popolazione di quella zona». Il vescovo aveva sottolineato che la cappella era stata costruita dopo aver chiesto l’autorizzazione alle autorità locali.

L'Osservatore Romano, 27-28 luglio 2017