venerdì 28 luglio 2017

Italia
Tratta, sfruttamento e spaccio. I mille minori a rischio schiavitù
Avvenire
(Fulvio Fulvi) Più che raddoppiati i bambini e gli adolescenti non accompagnati giunti in Italia nel 2016 e nei primi mesi di quest' anno. Sono 1.172 gli "under 21", tra quelli censiti e inseriti nei programmi di protezione, finiti nelle reti delle bande criminali Prostituzione, accattonaggio, lavoro nero, spaccio di droga. Sono i "giri" in cui vengono coinvolti più spesso i minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia via mare. Mercati gestiti quasi sempre da bande senza scrupoli organizzate su base internazionale. Il numero dei bambini e degli adolescenti giunti senza familiari nel nostro Paese dopo aver rischiato la vita su un barcone attraversando il Mediterraneo è più che raddoppiato nel 2016 (25.846) rispetto all' anno precedente e ulteriormente cresciuto nei primi mesi del 2017.
Sono minori esposti alle diverse forme di tratta illegale e di sfruttamento: 1.172 quelli censiti come sicure vittime di schiavitù e inseriti nei programmi di protezione. A rilevarlo è il dossier "Piccoli schiavi invisibili - 2017" di Save the Children, diffuso in vista della Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani che si celebra il 30 luglio. Vittime di un business criminale sempre più esteso e sommerso sono innanzitutto ragazzine nigeriane condotte nel nostro Paese con l' inganno e costrette a prostituirsi, come nel traffico tra l' Africa e Torino, con appendici in Sardegna, scoperto e spezzato ieri dalla polizia nuorese. 
Le giovanissime donne (anche maggiorennni, in questo caso) erano reclutate nel loro Paese con la promessa di ottenere un lavoro e, fatte arrivare clandestinamente in Italia, venivano avviate alla prostituzione per le strade e negli appartamenti di Torino. Sette le persone arrestate dagli agenti della Squadra mobile di Nuoro in esecuzione di un decreto di fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Cagliari. Secondo gli investigatori l' attività illecita si svolgeva principalmente nel capoluogo piemontese dove due sorelle soprannominate "Precious" e "Juliet" tenevano le file dell' organizzazione facendo da collegamento tra i trafficanti in Libia e Nigeria e altri loro connazionali che operavano in Italia e in vari Paesi d' Europa tra cui Austria, Francia, Belgio, Bulgaria, Germania, Inghilterra. 
Le indagini hanno accertato che le ragazze nigeriane portate in Libia venivano rinchiuse in "campi profughi" improvvisati intorno alla città di Sebha, gestiti dai trafficanti locali. Qui restavano segregate anche per mesi subendo violenze di ogni tipo in attesa di essere imbarcate per l' Italia. Spesso erano rapite e vendute ad altri gruppi malavitosi e liberate soltanto dopo il pagamento di un riscatto. Di alcune di loro si sono perse le tracce mentre altre sarebbero morte durante la traversata in mare. Una volta giunte in Italia, le donne venivano fatte scappare dai centri di accoglienza che le avevano prese in carico per essere trasportate a Torino in appartamenti della periferia controllati dalla banda criminale. 
Prima di partire venivano sottoposte al rito voodoo per essere vincolate al pagamento di un debito con la minaccia di morte per loro e per i familiari nel caso in cui non avessero adempito al loro "obbligo". E per liberarsi dalla condizione di schiavitù in cui erano costrette dovevano prostituirsi sino all' estinzione del debito che poteva raggiungere persino i 30 mila euro. Ma anche adolescenti originari dell' Europa del-l' Est sono spesso ghermiti da clan che in Italia li obbligano a prostituirsi o a chiedere l' elemosina. Sempre secondo il rapporto di Save the children i giovanissimi bengalesi vengono immessi, invece, con minacce psicologiche e violenze materiali in giri di sfruttamento lavorativo. 
Ma ci sono anche bambini con meno di 13 anni che si considerano "in transito" nel nostro Paese e si riconsegnano poi nelle mani di trafficanti per proseguire il loro viaggio verso il nord Europa. Visti nel dettaglio, i dati del rapporto mettono in evidenza come i soggetti "under 18" finiti nelle diverse reti della schiavitù sono soprattutto di nazionalità nigeriana (67%) e rumena (8%). Il numero degli egiziani è di 2.467, quello degli eritrei, 3.832. 
Lo sfruttamento in economie illegali come lo spaccio di droga (10% circa), lo sfruttamento lavorativo (5,4%) e l' accattonaggio (3,6%) sono frequenti ma è soprattutto lo sfruttamento sessuale il fenomeno più diffuso poiché rappresenta quasi la maggioranza dei casi (50%), con un andamento purtroppo sempre crescente. Tendenza confermata dai rilevamenti degli operatori delle unità di strada del progetto nazionale "Vie d' uscita" di Save the Children.