lunedì 24 luglio 2017

(Giusy Franzese) Lo potremmo definire l'effetto melting pot sulle dichiarazioni dei redditi. In particolare sulla scelta  della destinazione dell'8 per mille dell'Irpef. Ebbene, pur continuando a incassare l'assegno  nettamente più sostanzioso, la chiesa cattolica in questi ultimi anni sta perdendo donatori. Crescono  invece le altre religioni, buddisti soprattutto. I dati emergono dalle analisi statistiche del Ministero  dell'Economia e delle Finanze. Naturalmente l'Italia resta un Paese per la stragrande maggioranza cattolico. 
 Nel 2016 (ultimi dati  disponibili relativi ai redditi 2015) tra le 17 milioni e 443.907 scelte valide (il 60% dei contribuenti  non fa nessuna scelta), quasi 14 milioni di contribuenti pari all'80% delle scelte valide ha voluto  destinare il suo 8 per mille Irpef alla Chiesa cattolica. Ma nel 2014 erano 15 milioni e 181.000. Il  calo è netto ed evidente, anche se poi - per effetto del meccanismo di conteggio che distribuisce in  modo proporzionale anche le scelte non effettuate - l'effetto riduzione è meno drastico a livello di  importi distribuiti. Che per quanto riguarda la Chiesa cattolica restano una cifra davvero imponente: oltre un miliardo di euro (nel 2017 sono stati ripartiti gli importi in base ai risultati delle  dichiarazioni relative ai redditi 2013). A conguaglio, però - e qui già si capisce che la Chiesa  cattolica ha perso simpatizzanti - gli uomini di Papa Francesco hanno incassato 26 milioni in meno  rispetto alle previsioni.  La seconda fetta più grande tra le associazioni religiose va alla Chiesa Evangelica Valdese, che - in  base alla scelta dell'8 per mille - resta più o meno stabile: nel 2016 sono stati 523.00 i contribuenti  che hanno voluto donargli un pezzettino delle loro tasse sui redditi 2015, nel 2014 erano 515.000,  cosa che quest'anno ha comportato un assegno pari a poco più di 34 milioni di euro. La vera  avanzata è rappresentata dai buddisti, che conquistano il terzo posto tra le religioni. Sia chiaro il  totale dei contribuenti simpatizzanti resta un numero piccolo (0,99% delle scelte valide) ma in  continuo progresso: entrati nel novero dei possibili destinatari nel 2014 hanno subito conquistato  72.000 contribuenti simpatizzanti, diventati 125.000 nel 2015, per arrivare a 173.000 nel 2016. In  totale quest'anno il complesso dell'8 per mille distribuito ai buddisti è stato di poco meno di 5  milioni di euro. Seguono i sostenitori delle comunità ebraica da anni fermi intorno ai 60.000. Stabili le scelte a favore dello Stato, intorno ai due milioni e mezzo di contribuenti, per un importo  assegnato quest'anno pari a circa 181 milioni di euro.
LE QUOTE INESPRESSE Secondo Adele Orioli, portavoce dell'associazione Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici  Razionalisti) le firme alla Chiesa cattolica scendono per un insieme di fattori, non solo perché sta  iniziando a cambiare il paesaggio religioso nel nostro Paese con un incremento dei seguaci di altre  confessioni e meno credenti cattolici. Sul banco degli accusati c'è il «sistema perverso, più volte  condannato dalla Corte dei conti» dell'8 per mille, «con il calcolo delle quote inespresse». Se,  infatti, il contribuente non firma per nessun destinatario i soldi non vanno alla Stato («come in tanti, male informati, pensano» osserva Orioli) ma ripartiti in proporzione alle altre scelte. «Questo  significa che se si allarga la platea dei destinatari diminuisce drasticamente quella parte di  inespresso che viene poi riassegnata in funzione delle scelte». Ed ecco che, nonostante a firmare per la chiesa cattolica sia il 37% dei contribuenti, la cifra finale che si aggiudica è pari all'80% dei  fondi. Noi ci auguriamo - conclude Orioli - che negli anni a venire si verifichi non tanto una  diminuzione delle firme alla Chiesa cattolica ma che si giunga a un ripensamento dell'8 per mille,  quantomeno attraverso l'abolizione delle quote inespresse».