domenica 16 luglio 2017

Repubblica
(Alberto Melloni) Una rivista, 9 pagine, 2 autori, 3 correttori pesantissimi. Così papa Francesco ha esplicitato un  conflitto senza precedenti con la cultura, il cartello religioso catto- evangelicale e il clan dei Trump. La rivista è Civiltà Cattolica, le cui bozze vengono rilette in Segreteria di Stato. Le pagine sono  quelle dell’articolo “Fondamentalismo evangelicale e integralismo cattolico” uscito ieri. Gli autori  sono Antonio Spadaro (il direttore della rivista che per la prima volta in quattromila numeri firma  con un altro) e il pastore battista Marcelo Figueroa (che il pontefice ha messo a dirigere l’edizione  argentina dell’Osservatore Romano). I correttori sono papa Francesco, il Segretario di Stato  cardinale Pietro Parolin e il Segretario ai rapporti con gli Stati monsignor Paul Gallagher che hanno  avallato e/o provocato questa denuncia teologico-politica molto netta. Questa condanna ha di mira certamente Steve Bannon, il cattolico integrista che ha diviso le chiese  per formare una piattaforma reazionaria che, come denuncia la rivista, costituisce un ecumenismo  dell’odio: un cartello reazionario trans-denominazionale nel quale confluiscono tendenze teologiche profonde. Da un lato la svolta del primo Novecento che diede origine ad un “fondamentalismo”  (nome nato cristiano, si ricordi!) che sembra più fedele alla bibbia, e che invece tradisce quella  attesa ermeneutica che essa pretende come prova di un amore. Dall’altro il cattolicesimo dei  “votanti valoriali”, quelli disposti a mettere all’asta elettorale priorità che — questo lo sa anche  l’Italia — sono assunte dai portatori di idee violente di società divise, atei devoti e bigotti immorali. Il saggio attacca anche la platea dei predicatori del “prosperity Gospel”, apostoli del Dio di Trump,  teorici del “dominionismo” dell’uomo sulla terra, della separazione dei popoli, del diritto della  forza, e ispirati dal mito di Constantino e dell’Armagheddon: contro il quale stanno la teologia della misericordia e la diplomazia del dialogo della santa Sede, oggi più solida dopo che il giro delle  nomine italiane non ha scalfito lo staff bergogliano. Una sconfessione netta della operazione con cui Bannon è riuscito a dividere un cattolicesimo come quello americano già molto diviso. Una messa in guardia dalla Benedict Option, la fortunatissima  formula coniata da Rod Dreher per indicare un ritrarsi del cristianesimo dalla storia per rifugiarsi in  una arcadia religiosa. Un passo che mostra come il successore di Pietro voglia sperimentarsi come  voce delle chiese, al di là delle distanze confessionali esistenti con la sola forza disarmata del  vangelo. Per come è fatta la corte di Trump ce n’è abbastanza per passare il papa dalla categoria dei “bad  guys” a quella dei “very bad guys”: e/o per intensificare i rapporti con quelle parti di cattolicesimo  sempre disposte a fornire ai potenti opere buone e intenzioni pie a prezzi di mercato. Per com’è fatta la chiesa un ulteriore avvertimento. D’altronde mentre Trump era in Vaticano uno  dei cardinali più vicini al papa parlava a Washington con Mike Pence (potenziale successore di un  presidente “impeached” e rimosso) dei problemi delle chiese del medio oriente, vittime del “bellum  perpetuum” aperto nel 1990: chiese messe ancor più in pericolo dai crociati in pantofole che fanno  retorica sui casi individuali nei salotti europei e dimenticano che la pace viene dal ristabilimento  politico di equilibri generali. Siamo così ad una incrementata difficoltà nei difficili (rapporti) fra Francesco e Trump. Rapporto  che dalla seconda guerra mondiale sono “la” questione per il Vaticano. Dopo l’atlantismo cristiano  di papa Pacelli, dopo l’ultima enciclica sulla pace di un papa all’indomani della crisi di Cuba, dopo  l’utopia montiniana del papa-mediatore nella guerra del Vietnam, dopo la santa alleanza reaganiana  di Wojtyla e dopo la disattenzione strutturale dell’era Bertone — adesso è un papa dell’altra  America teologica che giudica la teologia politica dell’America di Trump. Ed è un giudizio duro che ricorda ai cattolici americani come Bannon la condanna dell’Action française con cui novant’anni  fa Pio XI ritenne incompatibili i sacramenti e l’integrismo. Integrista avvisato, mezzo salvato?