martedì 18 luglio 2017

(Alessandro Portelli) Era meglio l’Alabama, almeno lì lo ius soli era dato per scontato, c’era meno ipocrisia, non c’era  nessuno che cercava di farci credere che esclusioni, barriere, respingimenti, discriminazioni sono  cose di sinistra e che giocava cinicamente su un principio sacrosanto e sui diritti di centinaia di  migliaia di giovani. L’Italia (e l’Europa) che chiudono i porti a chi salva i migranti, la repubblica  democratica fondata sul lavoro che dai Nebrodi a Civitavecchia a Gorino schiera decine di sindaci e di elettori in barricate contro poche decine di povera gente non ha diritto di sorprendersi se il  fascismo diventa senso comune. Se gli insulti antisemiti hanno cittadinanza in parlamento, se gli  slogan mussoliniani blaterano dagli altoparlanti balneari, se i fascisti del terzo millennio fanno le  ronde contro gli ambulanti sulle strade fra l’indifferenza di tutti e il consenso di molti, e se in un  giorno solo si registrano quattro donne uccise da uomini. Il fascismo – la prevaricazione di chi si  sente contemporaneamente forte e minacciato – è diventato senso comune, e non sarà una legge per  quanto sacrosanta a cambiare la testa ormai infetta e il cuore incallito di questo paese. La destra da Salvini a Grillo fa il suo vergognoso la voro, ma siamo noi che glielo lasciamo fare  perché non facciamo il nostro. Da quanto tempo è che a «sinistra» la politica significa alleanze,  premi di maggioranza, alchimie elettorali, tattiche e giochi parlamentari. E non parliamo più delle ragioni per cui un tempo dicevamo di essere di sinistra? Qui non si tratta  solo di Pd, Renzi, Gentiloni, Alfano, e della sciocca convinzione che si «vince» inseguendo gli  umori peggiori della gente – primo, perché «la gente» si fida di più dell’originale; sec ondo,perché  hai picconato tutte le aggregazioni e i corpi intermedi, daipartiti ai sindacati alla scuola, e hai  lasciato tutti soli a far parte di una «gente» indistinta e vulnerabile. E infine, perché pensi che  vittoria sia quella in cui prima ancora di competere hai già dato ragione al tuo avversario sui  principi di fondo? Ma va detto anche che se tutto quello che confusamente si agita a sinistra del Pd  non si impegna con tutte le forze in una battaglia di civiltà come questa, senza opportunismo e  tattiche, allora neanche questa ha molta ragione di esistere. Ho sempre pensato e scritto che la forma moderna della lotta di classe è l’immigrazione – i poveri che cercano di condividere quello che  hanno i ricchi. Se alla lotta di classe ci crediamo ancora, è qui che la troviamo. Dico battaglia di civiltà, perché non si tratta neanche di razzismo e migrazione come questione  specifica, ma della sostanza della democrazia nel mondo globalizzato. Le mobilitazioni contro  migranti e rom sono il sintomo malato di un senso diffuso di non contare più niente, di eleggere  rappresentanti che da un lato sono indifferenti e lontani e dall’altro sono impotenti di fronte a poteri  non eletti e insindacabili (mi raccontavano compagni della Fiom anni fa che, durante un  drammatico sciopero di operai siderurgici, il governo di allora rispose che non aveva né l’intenzione né il potere di interferire con le scelte di una multinazionale). Ma allora, chi eleggiamo, il governo o la multinazionale?) Su questo si regge il chiudersi sulla sfera più immediata, quella su cui ancora ci  si può illudere di contare qualcosa – «non nel mio giardino», «padroni a casa nostra»... E  prendersela con il bersaglio più immediato e più facile (mi viene da pensare che la logica che anima le barricate contro i migranti è la stessa che dava ai partigiani le colpe delle stragi naziste; insomma  ce la prendiamo con chi possiamo toccare perché la fonte dei nostri dolori è lontana e invisibile). Nel messinese le montagne bruciano e tanta gente si mobilita contro i migranti. Gli incendi, come la crisi, l’impoverimento, la precarietà, la disoccupazione, la solitudine gli appaiono come fatti  naturali e ineluttabili, mentre i migranti sono lì, visibili e tangibili. Perciò la battaglia anti fascista va fatta certo sui valori, i principi, le idee, la cultura, la scuola, i  media, e tutto. Ma se non si riesce – ed è compito nostro provarci – a restituire alla maggioranza dei cittadini il senso di essere cittadini davvero, di avere diritto davvero alla casa, al lavoro, alla salute,  di poter avere voce in capitolo e lottare per queste cose con qualche possibilità di essere ascoltati, di esercitare la loro sovranità popolare con i mezzi partecipati previsti dalla Costituzione, allora non  gli lasciamo altro che l’illusione solitaria e sovrana di Salvini, di Grillo e di Alfano.