venerdì 14 luglio 2017

Italia
L’arcivescovo Gallagher a una conferenza sulle minoranze. La libertà religiosa cuore dei diritti umani
L'Osservatore Romano
«Anche prima delle barbarie del cosiddetto stato islamico i cristiani e le altre minoranze si sentivano cittadini di seconda classe». Sono parole dure, ma efficaci quelle usate dal segretario per i Rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Paul R. Gallagher, nel corso della conferenza internazionale sulla protezione delle comunità religiose tenutasi ieri alla Farnesina, presso la sede del ministero degli esteri italiano. «Bisogna essere chiari: la narrativa ideologica discriminatoria non sarà abbattuta con la semplice sconfitta del cosiddetto stato islamico in Medio oriente. Ricostruire gli edifici in Iraq sarà la parte più facile — ha sottolineato Gallagher — ma ricostruire la società irachena sarà molto più difficile e creare condizioni sociali, economiche e politiche per dare loro la fiducia di tornare e mettere le basi per una coesistenza pacifica».
L’arcivescovo Gallagher ha sottolineato che l’attenzione della Santa Sede è rivolta alla difesa dei diritti di tutte le minoranze e di tutte le comunità indipendentemente dalla razza e dall’appartenenza etnica e religiosa. «La Santa Sede ha una particolare attenzione per il destino delle comunità cristiane, specialmente in Medio oriente, il luogo di nascita della cristianità, che ha origine da un senso di solidarietà spirituale, ma non è cieca alle sofferenze e alla persecuzione di altri gruppi» ha spiegato. «Quando una comunità religiosa o etnica è minacciata, questo danneggia tutte le comunità, perfino quelle che possono essere la fonte di tali minacce».

Bisogna riconoscere un dato storico, ripetutamente sottolineato da vari Pontefici: la cristianità è essenziale alla vera identità del Medio oriente. Per questo — ha ricordato — minacciando i cristiani i jihadisti vogliono distruggere questa stessa identità. Il pluralismo religioso «non è qualcosa di importato o imposto dall’esterno, ma una realtà che ha un’esistenza millenaria in Medio oriente, e che è intrinseca alla sua identità». Questa diversità ha caratterizzato da sempre il Medio oriente «costituendone la caratteristica principale e garantendo una pacifica convivenza tra persone di credo ed etnie diverse».
A partire da tali considerazioni, si pone una questione essenziale: come rispondere alle discriminazioni? Da dove occorre partire per aiutare le minoranze? La risposta di Gallagher è chiara: la libertà religiosa si difende anzitutto combattendo il radicalismo e tutte le derive che vogliono porre la religione a fondamento della violenza. E questo occorre farlo soprattutto nel mondo di internet e delle nuove tecnologie, dove i messaggi sbagliati si diffondono con grande velocità. «La libertà religiosa — ha spiegato — è importante poiché essa è una parte dei diritti umani, che sono connessi e indivisibili». Questi diritti «non possono essere spezzati in diverse parti». I leader religiosi devono «aiutare le persone a capire che riconoscere la dimensione religiosa dell’estremismo violento, o piuttosto la manipolazione della religione per scopi violenti, non significa mettere sullo stesso piano la religione, o una particolare religione, o un’intera comunità religiosa, e la violenza».
In occasione della conferenza alla Farnesina, il ministero degli esteri italiano ha annunciato l’istituzione di un Osservatorio per le minoranze religiose nel mondo. Un organismo che, attraverso la rete diplomatica, dovrà «segnalare i casi più significativi e avvertire delle situazioni più critiche per la tutela delle libertà religiose» afferma il dicastero.
L'Osservatore Romano, 14-15 luglio 2017