domenica 16 luglio 2017

Proprio in questi giorni alcuni autori si sono occupati della questione con riflessioni interessanti: mi riferisco al fatto che per fortuna la Chiesa Cattolica, e la sua odierna situazione, non sia affatto quella che sembra di essere secondo i social media. In realtà e per la verità tra la vita e il dinamismo della Chiesa e questi moderni vettori della comunicazione c'è un vero abisso. E' vero che sono vettori rumorosi e contagiosi in un senso e in un altro, ma è anche vero che sono infinitamente minoritari, marginali ed elitari. Riguardano, toccano e coinvolgono una squisita minoranza, spesso autoreferenziale e narcisistica, dove la logica  prevalente molte volte è la polemica per la polemica e perciò i protagonisti più accaniti si equivalgono nonostante le loro divergenze.
L'esempio ultimo di questo specifico modo di usare i social è il bel saluto di Benedetto XVI al suo caro amico il cardinale J. Meisner, ieri mattina, letto nella maestosa cattedrale di Colonia (Germania). Ratzinger e Meisner erano anzitutto amici da decenni, amici veri e cari. Joseph Ratzinger ha voluto quindi congedarsi prima di tutto dal suo amico e confratello nel sacerdozio. Nel suo toccante e personale congedo ha detto, ricordato e sottolineato cose che diceva prima di essere ancora Papa. Cose che in passato erano state anche argomenti di conversazioni nei loro molteplici incontri. Nulla di nuovo. Nulla di doppio. Nulla di suggestivo o insinuante. Eppure sui social non pochi, da una parte e da un’altra, hanno provato maldestramente a creare polemica offrendo "dotti pensieri ma un po' farneticanti". A volte per loro la priorità è mantenere viva la polemica, seppure artificiale, per mantenersi a galla. (Luis Badilla)