giovedì 27 luglio 2017

Italia
La Corte di Giustizia Ue gela l'Italia: "I rifugiati a carico di chi li accoglie"
La Stampa
(Marco Bresolin) Poteva essere il grimaldello per scardinare uno dei princìpi chiave del regolamento di Dublino, ma non è andata come l' Italia sperava. Per la Corte di Giustizia dell' Ue è lo Stato di primo approdo che resta competente per l' esame delle richieste d' asilo e non lo Stato di destinazione. Sempre. Nelle sue conclusioni l' Avvocato generale aveva stabilito che quel principio può saltare in caso di afflusso massiccio, ma i giudici hanno completamente ribaltato il verdetto (cosa che succede molto raramente). E ora? L' appuntamento è per il 14 settembre, quando i ministri dell' Interno si riuniranno a Bruxelles per discutere nuovamente di immigrazione. In questa sede dovrebbero riprendere anche le trattative per riformare il sistema d' asilo.
Le divergenze tra Stati Che le norme di Dublino vadano cambiate è opinione diffusa e condivisa, soprattutto dalla Commissione. Il problema è che la riforma è bloccata in Consiglio da un anno e non si trova un' intesa. Sul tavolo c' è una proposta che prevede uno schema di redistribuzione dei richiedenti asilo, ma che scatterebbe solo quando un Paese ha superato una certa soglia di arrivi. La proposta della Commissione fissava la soglia al 150% della quota stabilita per ciascun Paese, ma l' Italia la considera troppo alta e contesta il fatto che non ci sia un automatismo nella redistribuzione. Sul versante diametralmente opposto, i Paesi dell' Est Europa si oppongono a qualsiasi forma di redistribuzione. Vogliono che uno Stato sia lasciato libero di scegliere se contribuire aprendo le porte o il portafogli. 
Se la sentenza di ieri avesse avuto un esito diverso, per l' Italia sarebbe stato molto più facile sostenere l' esigenza di una più equa distribuzione. Ma i giudici hanno deciso così. Non solo, in un passaggio della sentenza sembrano chiudersi le porte anche all' ipotesi di rilasciare dei visti umanitari: «L' autorizzazione per motivi umanitari - si legge - è valida solo per il territorio dello Stato membro interessato e non per il territorio degli altri Stati membri». Le sentenze favorevoli Dal Lussemburgo, però, sono arrivati altri due verdetti «consolatori». 
Il primo stabilisce che lo Stato di destinazione può diventare responsabile della domanda d' asilo se non chiede allo Stato di primo approdo di occuparsene «entro tre mesi». Il secondo promuove le procedure italiane sull' asilo che consentono alle autorità di evitare una seconda audizione del richiedente in caso di ricorso. Positive anche le conclusioni dell' Avvocato generale in un' altra causa, quella sul piano di redistribuzione dei richiedenti asilo: «I ricorsi di Ungheria e Slovacchia vanno respinti». 
Intanto Bruxelles porta avanti la procedura d' infrazione contro Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia, i Paesi che rifiutano le quote. I flop del piano A oggi i rifugiati trasferiti da Italia e Grecia sono solo 24.676 (7.873 dall' Italia), su un totale di 98.255. Uno dei problemi che frena il piano è la rigidità dei criteri, che restringono la platea degli aventi diritto. L' Italia chiede di cambiarli, ma il commissario Dimitris Avramopoulos ieri è stato molto chiaro: «Non abbiamo in mente di cambiare i criteri». Piuttosto si invita l' Italia a «completare con urgenza le registrazioni delle persone ammissibili»: su 25 mila eritrei - annota la Commissione - solo 10 mila sono stati registrati da Roma. 
Intanto si lavora con l' Unhcr a un piano per reinsediare i richiedenti asilo direttamente dai Paesi nordafricani (si veda «La Stampa» del 18 luglio). Ogni trasferimento «costa» 10 mila euro. La Commissione ha stanziato 377,5 milioni di euro che permetterebbero di portare in Europa 37.750 persone. Serve però il via libera degli Stati.