venerdì 28 luglio 2017

Italia
Genio femminile luce per le religioni
Avvenire
(Laura Caffagnini) Una pastora luterana, una rabbina, una teologa musulmana, e una docente cattolica alla terza giornata della sessione di formazione ecumenica del Sae ad Assisi, dove l' assemblea si è posta «in ascolto della loro voce». Donne diverse per età, origine e religione, hanno restituito nella parola pronunciata percorsi di ricerca, carisma interpretativo, esperienze comunitarie, autobiografia, comprensione della tradizione a cui appartengono accrescendola. Nella meditazione biblica mattutina, Eva Guldanova, co-presidente del Forum ecumenico delle donne cristiane in Europa, ha offerto la sua esegesi su «l' eredità delle figlie» (Nm 27,1-11). Una vicenda «dimenticata», in cui «Israele è invitato a dare un nuovo inizio per una comunità più giusta e obbediente a Dio». Le figlie chiedono a Mosè davanti a Dio l' eredità negata alle femmine - «non per egoismo ma per preservare la memoria del padre morto senza figli maschi».
Un nuovo tassello che chiede di entrare nella normativa riformandola. Traducendo nell' oggi, «Dio vuole e può agire anche attraverso di noi se scegliamo in modo non egoistico, coraggioso e prendiamo consiglio a partire da lui - ha detto la teologa -. Lo Spirito Santo agisce insieme a noi, effettua cambiamenti, parla in modo da preservare le cose buone dal passato per le future generazioni e introdurre nuove leggi e tradizioni che renderanno il mondo migliore». Il successo della richiesta dipende anche dall' unità dalla quale proviene, che «ci rende forti e rafforza anche il nostro coraggio mentre allevia le nostre sofferenze e ci aiuta a sbarazzarci dei nostri pesi o, se necessario, a portarli avanti». 
Il movimento ecumenico, ha concluso, deve avere il coraggio dell' unità «attraverso» le differenze e per consegnare ai posteri una società migliore. La riforma appare anche nella storia di Barbara Aiello, rabbina italo-americana riformata, tornata nella terra degli avi dove ha aperto la sinagoga Ner Tamid del Sud (Luce eterna del Sud), che accoglie italiani con radici ebraiche. «La presenza di rabbine ha portato nelle nostre Comunità la conoscenza del talento e della prospettiva delle donne, e un rispetto più grande per loro» spiega. Una presenza spesso scomoda in Italia «per timore del cambiamento grande che rappresenta al- l' interno del cambiamento che sta vivendo la religione ebraica nel mondo». 
Aiello partecipa a tavole rotonde «con colleghe protestanti, musulmane e cristiane. Il dialogo è importante ma non basta. È tempo di aprire sinagoghe, chiese e moschee, e lavorare insieme per il bene nel mondo. A Serrastretta il prete ed io abbiamo organizzato una scuola di italiano per i bambini stranieri di Lamezia, mostrando che è possibile agire insieme per il bene delle nostre comunita ». Nibras Bregheche è guida religiosa nella comunità islamica di Trento soprattutto nell' ambito dell' educazione dei giovani e del dialogo interculturale e interreligioso. Si è laureata in Francia in teologia islamica e lingua e letteratura araba «per approfondire la mia religione, sollecitata dalle domande dei compagni del liceo». 
Mediatrice interculturale e traduttrice, lavora «in un contesto interculturale dove le differenze si realizzano: è l' avveramento di un sogno raggiunto anche grazie all' apertura delle istituzioni pubbliche che vogliono facilitare l' integrazione e migliorare la convivenza». Per la comunità si occupa anche della Giornata ecumenica del dialogo islamo-cristiano insieme alla diocesi di Trento. Nel 2011 ha co-fondato l' Associazione islamica italiana degli imam e delle guide religiose, «per confrontarci, fare rete e offrire momenti di formazione e aggiornamento ai responsabili delle comunità». 
Le donne hanno un ruolo importante nell' ambito dei Centri islamici, soprattutto nelle scuole di lingua araba e cultura islamica per i giovani. «È importante valorizzarle e coinvolgerle in attività dirigenziali». Francesca Cocchini, ordinaria di Storia del cristianesimo alla Sapienza di Roma, e membro della Commissione di studio sul diaconato femminile, ha ripercorso l' involuzione subita dall' annuncio paolino sulla parità di uomo e donna in Cristo nel percorso di inculturazione nella Chiesa indivisa e poi nel cattolicesimo. Ha mostrato sviluppi e arretramenti nella percezione e nel ruolo della donna nella Chiesa fino allo snodo del Concilio Vaticano II. Ha concluso: «Credo che nel futuro delle donne ci sia l' essere restituite - in questa tradizione cristiana che cresce meditando in profondità la sua origine - alla dignità e novità di battezzate. È quello che aspettiamo si realizzi nel tempo della storia in attesa della Parusia».